Sono quasi 1100 i locali (120 le novità) che possono vantare l’inserimento nell’edizione 2026 della guida Roma e il meglio del Lazio di Gambero Rosso, presentata al Palazzo delle Esposizioni di Roma in occasione della premiazione: una selezione rigorosa che include ristoranti e trattorie, bistrot e pizzerie, wine bar, insegne di tradizione, creative e di cucina internazionale, ma anche luoghi del mangiare che non rientrano nei tradizionali binari della ristorazione e propongono formule smart, inconsuete, originali per ambiente, orari e proposta gastronomica, siano essi street food, botteghe con cucina, bakery, chioschi a cui si aggiunge un elenco di negozi e botteghe del gusto di ogni genere.
Nella guida Roma e il meglio del Lazio 2026 del Gambero Rosso troverete indirizzi e storie che continueremo a raccontare online e offline. La Capitale è preda di spinte centrifughe che slanciano verso iniziative di ampio respiro seppur apparentemente poco ingombranti, ma combattono contro la tendenza a ripiegarsi su sé stessa che affligge certa ristorazione incastrata in stereotipi stantii, che non consentono di emergere e svilupparsi come dovrebbe.
Sono i molti volti di una città grande, con molte contraddizioni in cui però abbiamo visto e vediamo emergere insegne che meritano di essere portabandiera del buono e del bello di questa città. Lo vediamo nell’alta cucina come nelle formule più casual e anche nella neonata categoria degli agriturismi che offre un’ospitalità a tutto tondo.
Quest’anno c’è anche un nuovo premio: Sommelier dell’anno, intitolato a Mara Severin, che ha perso la vita in un tragico crollo durante il servizio nel ristorante Essenza, a Terracina. Il premio va a un’altra giovane sommelier: Sara Checchelani di Materiaprima di Pontinia [LT]. Con questo premio vogliamo stringerci sei nuovo intorno alla famiglia di Mara e a quella di Essenza.

Ristorante Zia
In questa edizione della guida Roma e il meglio del Lazio 2026 celebriamo l’ingresso di un nuovo Tre Forchette, ed è un locale che sa distinguersi in un quartiere preda di un afflusso turistico talvolta soffocante con conseguente offerta limata verso il basso. Zia è l’espressione dello chef Antonio Ziantoni che è anche patron, insieme a Ida Proietti. di questo posto che non ha bruciato le tappe ma è cresciuto consolidando ogni passo con saggezza e maturità e che oggi vanta una continuità davvero rara.
Due locali entrano invece nel novero dei Tre Gamberi, uno è Santo Palato che nel cambio di sede ha saputo fare un salto in avanti per ambiente, cucina, cantina interpretando con intelligenza una nuova idea di trattoria, l’altro è un’insegna che porta magnificamente i suoi anni, trovando nelle rughe un’espressione intensa del territorio. Parliamo della Trattoria del Cimino dal 1895. Salutiamo con piacere anche un nuovo ingresso tra i migliori ristoranti di cucina internazionale ed è Nomisan, izakaya di Mezzocammino, a conferma che le strade per la buona cucina sono tante e differenti e spesso toccano aree decentrate.

Luca Pezzetta di Ippolito
Sono decentrate anche due delle migliori aperture dell’anno ed entrambe vanno ad alimentare dei distretti gastronomici grazie al lavoro di professionisti di lungo corso. Uno è Ippolito di Luca Pezzetta, in quella strada delle meraviglie che è via di Torre Clementina di Fiumicino (dove lo scorso anno premiavamo Mare), l’altro Al Madrigale di Tivoli (che inaspettatamente scopre un’anima gourmet), frutto del lavoro di un team ben rodato: Benito Cascone/Daniele Lippi che hanno affidato a Gian Marco Bianchi le redini di questa nuova cucina rurale. E Roma? Ci sono belle novità anche nella Capitale, ma sfuggono ai canoni ristorativi tradizionali: ci sono Tante Care Cose, che incarna alla perfezione un moto di decrescita felice, e Shell Libreria Bistrot, ibrido che convince sotto ogni aspetto.
Ecco tutte le foto della premiazione al Palazzo delle Esposizioni di Roma. È seguito un brindisi con assaggi a cura di La Baia, Ippolito e Al Madrigale
foto di Francesco Vignali

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