Il ricordo

Addio a Skye Gyngell, la cuoca visionaria che ha reso poesia il cibo semplice

La chef australiana, pioniera della stagionalità e il farm-to-plate, si è spenta a Londra, sconfitta da un raro tumore

  • 09 Dicembre, 2025
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Skye Gyngell aveva 62 anni e, secondo quanto riferisce in un addio via Instagram il ristorante londinese Spring, di cui era fondatrice, con il suo lavoro lascia un’impronta indelebile per il suo team da mentore e punto di riferimento. Controcorrente fino in fondo, ha rinunciato al tipo di cucina più formale, per lei, la bellezza stava nella semplicità, nella stagionalità, nel rispetto del terreno e delle persone che lo coltivano.

Chi è Skye Gyngell

Nata a Sydney nel 1963, Gyngell ha intrapreso un percorso non convenzionale. Dopo gli studi in Australia, affina il suo talento a Parigi, con uno spirito che non ha mai cercato la gloria fine a se stessa. Quando approda a Londra, il suo stile trova dimora presso The French House, prima di diventare la chef del Petersham Nurseries Café, dove la sua cucina autentica e legata alla natura le vale una stella Michelin nel 2011. Ma il riconoscimento, lungi dall’essere un traguardo romantico, diventa per lei un peso. Come ha raccontato in più occasioni, quella stella «è una maledizione»: il locale, nato in un vivaio con inizialmente una manciata di tavoli, si trasforma sotto il peso dei riflettori, con una pressione difficile da sostenere. Dopo appena un anno, Gyngell decide di rinunciare al riconoscimento, tornando al centro della sua filosofia: semplicità, ingredienti veri, stagionalità.

Nel 2014 apre Spring all’interno della Somerset House, il centro artistico e culturale nel cuore del West End. Il ristorante incarna il suo modo di pensare la ristorazione: rilassata, attenta alla terra, rispettosa dell’ambiente. Per Spring, sceglie un’offerta legata all’agricoltura consapevole, collaborando strettamente con la fattoria biodinamica di Fern Verrow, e portando in tavola ingredienti semplici, rappresentativi nonché prodotti coltivati secondo principi di sostenibilità.

Spring piatto autunnale

La sua autorevolezza non si è limitata alla cucina: Gyngell è una pioniera nel pensare al ristorante come a un agente di cambiamento. Nel 2017 introduce una filosofia di cucina attenta all’economia circolare, con un menu da asporto pensato per valorizzare ingredienti spesso scartati, come foglie, bucce e pane del giorno prima trasformati in nuove preparazioni. L’anno successivo rende Spring plastic-free, collaborando con Sian Sutherland di A Plastic Planet per eliminare pellicola, cannucce e contenitori monouso. Nel 2018 assume anche la guida di Marle e del bistellato Hearth nell’Hampshire, entrambi alimentati dai prodotti di Heckfield Home Farm. Per cinque anni firma la rubrica gastronomica dell’Independent on Sunday e nel corso della sua carriera pubblica quattro libri: A Year in My Kitchen (2006), My Favourite Ingredients (2008), How I Cook (2010) e Spring (2015). E dal ruolo di chef – anzi, cook, come preferiva essere chiamata – diventa mentore formando giovani cuochi, camerieri e coltivatori, e trasmettendo valori di umanità, rispetto e reciprocità.

La battaglia più dura

Nel 2024 le viene diagnosticato un carcinoma a cellule di Merkel, un tumore molto aggressivo, che si è esteso alle ghiandole salivari. L’intervento per rimuoverle le porta via completamente il gusto e l’olfatto, un colpo durissimo per chi ha fatto del sapore e il profumo il proprio linguaggio. Nonostante ciò, ha continuato a guidare il suo team, fiduciosa nel progetto che aveva costruito, fino all’ultimo. Lascia due figlie, Holly ed Evie, e un nipote, Cyprien, una famiglia che lei stessa definiva «il centro di tutto ciò che ho costruito».

Rimane l’eredità di Skye Gyngell del modo di intendere la cucina come dialogo con la terra, come responsabilità verso chi lavora, e verso l’ambiente.

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