Mercato Usa

"I veri effetti dei dazi di Trump sul vino italiano si vedranno nel 2026". Parla l'importatore Volio

Charles Lazzara, fondatore della compagnia specializzata in import di vini italiani negli States, fa un bilancio di questo 2025: "All'inizio abbiamo fatto scorta. Oggi il costo lo paga il consumatore finale"

  • 16 Dicembre, 2025
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ยซSecondo me abbiamo superato il peggioยป, dice Charles Lazzara, fondatore di Volio Imports. Quando Donald Trump รจ stato rieletto alla Casa Bianca lo scorso anno, lโ€™industria del vino รจ entrata in stato di massima allerta, poichรฉ la minaccia di nuovi dazi โ€“ lo strumento preferito dal Presidente per fare pressione sugli altri Paesi โ€“ tornava a incombere.

I produttori di vino europei erano particolarmente preoccupati per come Trump potesse reagire nei confronti dellโ€™Unione Europea. Le prime previsioni erano tuttโ€™altro che rassicuranti. Nel febbraio 2025 Unione Italiana Vini stimava una perdita di circa 330 milioni di euro per il vino italiano nel mercato statunitense. Analisi successive suggerivano che i dazi punitivi potessero costare al settore vinicolo italiano quasi 1 miliardo di euro. Dopo mesi di incertezza, allโ€™inizio di agosto sono stati imposti dazi del 15% sui prodotti dellโ€™Unione Europea importati negli Stati Uniti. Ma come appare la situazione dal lato americano?

Volio รจ un importatore specializzato in vini italiani che lavora con produttori come Elena Fucci, Duca di Salaparuta e Tenuta Argentiera. Fondata da Charles Lazzara nel 2007, lโ€™azienda con sede a Denver, Colorado, ha continuato a crescere, ma gli ultimi 12 mesi si sono comunque rivelati impegnativi.

Charles Lazzara

Ripensando alla fine del 2024 e alle aspettative per il 2025, questโ€™anno รจ andato secondo i piani?

Attualmente siamo in linea con il nostro piano, che prevedeva una crescita del 15% dallโ€™inizio dellโ€™anno. Alla fine del 2024 prevedevamo crescita soprattutto grazie allโ€™espansione geografica delle linee giร  esistenti. Questi programmi sono stati impostati nellโ€™autunno โ€™24 per la primavera โ€™25. Nonostante la preoccupazione per la minaccia dei dazi, siamo comunque riusciti a raggiungere il nostro obiettivo per questโ€™anno.

Si รจ parlato molto di accumulo di scorte di vini europei negli Stati Uniti in vista dei nuovi dazi: รจ qualcosa che Volio ha sperimentato?

Assolutamente. Con la quantitร  di speculazioni sui possibili dazi โ€“ a un certo punto si parlava del 100%, poi del 200%, poi del 50% โ€“ cโ€™era enorme incertezza. Allโ€™inizio del 2025 ci siamo mossi per portare quanta piรน merce possibile negli Usa, cosรฌ da garantire un prezzo stabile almeno fino a un certo punto del mercato. La stabilitร  dei prezzi รจ un elemento critico nella costruzione di un mercato, e questa incertezza sui prezzi negli Usa รจ stata davvero una sfida.

Chi paga realmente il costo dei dazi? Il produttore, lโ€™importatore, il distributore o il consumatore?

Questa รจ la domanda da un milione di dollari. Alla fine, il costo ricade sul cliente. Quando i dazi sul vino francese furono introdotti qualche anno fa, rimasero in vigore per poco tempo, e quindi i soggetti coinvolti โ€“ produttori, importatori, distributori โ€“ potevano discutere su come assorbire il costo senza impattare sul prezzo finale. In questo caso, che tutti riconosciamo come unico, i dazi fanno ora parte del costo delle merci, e quindi produttore, importatore e distributore devono trasferire quel costo al cliente.

In che modo altri fattori economici hanno aggravato lโ€™effetto dei dazi?

Allโ€™inizio delle discussioni, tra il 2024 e il 2025, i confronti con i produttori riguardavano il fatto che il vino รจ un business a basso margine, e cโ€™รจ stata molta inflazione post-Covid. La conversazione รจ sempre stata su come mantenere la continuitร  del prezzo negli Usa per costruire il brand. Con i dazi, non hai praticamente alcuna possibilitร  di assorbirli e allo stesso tempo mantenere il prezzo e continuare a investire nella crescita del tuo marchio negli Usa. Sapendo che i costi di produzione aumentano, sapendo che certe annate in arrivo nel 2025 e 2026 non sono abbondanti, รจ del tutto razionale per un produttore dire che i costi sono aumentati del 3โ€“5% e che produce meno vino, dunque deve alzare i prezzi, e poi ci sono i dazi sopra. Non si tratta piรน di mantenere il prezzo, ma di evitare aumenti di due fasce di prezzo. Perchรฉ nel sistema a tre livelli americano, i dazi sul prezzo allโ€™importazione si moltiplicano due volte: un dazio di un euro diventa un aumento di 3 dollari sullo scaffale.

Lโ€™impatto dei dazi si vede giร  nel mercato statunitense?

Con lโ€™inventario che avevamo e lโ€™incertezza attorno ai dazi, cโ€™erano scorte sufficienti per superare il primo, il secondo e il terzo quadrimestre del 2025 โ€“ lโ€™impatto sul consumatore si vedrร  a dicembre 2025 e nei primi mesi del 2026. Per noi importatori, per cambiare prezzo a un distributore, dobbiamo dare 90 giorni di preavviso โ€“ se entriamo nel vino gravato dai dazi in agosto, non possiamo cambiare il prezzo prima di tre mesi. Il comportamento dei consumatori lo vedremo nel 2026. Secondo me, se vedranno un aumento a dicembre, saranno meno reattivi perchรฉ รจ il periodo festivo. Le vere preoccupazioni economiche emergeranno dopo Natale, e allora vedremo lโ€™impatto alla cassa.

Dry January รจ alle porte: motivo di ulteriore preoccupazione?

Sรฌ, il Dry January ha il suo impatto, ma la consapevolezza dei giovani su quanto consumano รจ meglio del non consumare affatto. Non รจ tanto una questione di salute quanto di potere dโ€™acquisto: magari evitano quella bottiglia da 100 dollari, o escono due sere a settimana invece di tre. Ma รจ positivo che siano piรน attenti: per noi va bene, visto che lavoriamo con produttori artigianali sostenibili, valori che i giovani ricercano.

Il 2025 sta finendo: cosa ti rende ottimista per il 2026?

Secondo me abbiamo superato il peggio. Cโ€™era molta incertezza; ora sappiamo con cosa abbiamo a che fare e come influisce sui prezzi. I rischi della catena di approvvigionamento sono noti, quindi il contesto รจ piรน stabile. Ora si tratta solo di quanto siamo bravi nel formare i clienti e convincerli a comprare in base alla qualitร , anche se i prezzi sono aumentati.

Cosa aiuterร  il vino italiano a non solo sopravvivere, ma prosperare nel mercato Usa nel 2026?

I vini europei, e in particolare quelli italiani, offrono ancora grande valore. La categoria รจ in crescita: Pinot Grigio e Prosecco sono in aumento, e lo spumante metodo classico รจ pronto per una crescita esplosiva. Lavoriamo con un ottimo produttore di Franciacorta, Berlucchi: abbiamo visto un +30% annuo dal 2023. I consumatori ne sono sempre piรน consapevoli, e questi vini si collocano tra Prosecco e Champagne da mescita. Nei ristoranti italiani i clienti vogliono uno spumante italiano: questo apre le porte per regioni come la Franciacorta.

Cosa puรฒ fare lโ€™industria del vino per migliorare le sue prospettive negli Usa nel 2026?

Alcune lacune nel mercato statunitense dipendono dalle barriere allโ€™ingresso e dalla mancanza di educazione nel sistema a tre livelli. I buyer sono aperti alle novitร , รจ ciรฒ che spinge i piccoli rivenditori e i ristoranti di successo: raccontano storie e coinvolgono il cliente. Il problema per i vini da 15โ€“30 dollari nasce quando il messaggio sul lavoro agricolo e produttivo si perde, perchรฉ mancano materiali educativi e marketing per distributori e rivenditori. Di conseguenza, questi vini soffrono di piรน. Il mercato a stelle e strisce รจ difficile, ma cโ€™รจ unโ€™enorme appetito per i vini di carattere.

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