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I migliori ristoranti di Orvieto: dove mangiare in cittร 

Dal Duomo ai vicoli medievali, passando per ristoranti dโ€™autore, trattorie storiche e nuovi indirizzi: una guida narrativa per scoprire Orvieto a passo lento

  • 19 Dicembre, 2025
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Un’ora o poco piรน da Roma, un paio da Firenze, tre da Bologna, Orvieto รจ una destinazione perfetta dell’Italia centrale per un pit stop nel segno dell’arte e del vivere lento. Sarร  per quella funicolare che dalla stazione ti porta in cittร  in pochi minuti, sarร  per quel centro arroccato sullo sperone di tufo che si gira a piedi in un batter d’occhio, fatto sta che basta poco per prenderci la misura e cominciare a riconoscerne squarci e prospettive. La prima รจ ovviamente la vista del Duomo, con quella facciata a mosaico che si vede anche da lontano. Un edificio imponente che sta lรฌ dalla fine del ‘200 e certe mattine diventa un’ombra nella nebbia fittissima che pare entrare nei polmoni, prima che il sole la sciolga e cominci a riflettere sull’oro delle decorazioni in alto e sul rosone ricchissimo di colonnine e sculture, con le 52 testoline di profeti e apostoli.

In basso invece, sui pilastri che delimitano i tre portali, l’impatto รจ totalmente diverso, con quegli incredibiliย bassorilievi: scene dall’Antico e Nuovo Testamento, dalla Genesi al Giudizio Universale, realistici e tremendamente attuali, che catturano l’attenzione portando dentro un romanzo gotico, in una alteritร  abitata da Eletti e Dannati, questi – in particolar modo – drammaticamente vividi e patiti.

Dove mangiare a Orvieto

รˆ una visione magnetica, soprattutto se confrontata con gli interni (i biglietti si prendono al vicino Palazzo Soliano sede anche del Museo di arte moderna), i pavimenti in marmo rosso e gli altari barocchi, e quell’alternanza ortogonale di travertini e basaltini che forma righe bianche e nere che si rincorrono sulle pareti dentro e fuori dalla cattedrale. Le stesse che si trovano anche al primo piano di Arso, il nuovo ristorante di Tommaso Tonioni che si affaccia su uno dei prospetti laterali del Duomo.

Le righe delle sedute richiamano quelle che si vedono dalle finestre, ma noi consigliamo di sedersi al bancone al piano terra per godere appieno del lavoro di Tonioni, che con questo ristorante โ€“ apertura dell’Anno per il Gambero Rosso – porta il lavoro sulla carne a un livello superiore mettendo a frutto l’esperienza maturata nella vicina fattoria Pulicaro, dove il progetto Arso ha preso vita e dove Tonioni ha affiancato all’impegno in cucina quello in campo con gli animali dell’azienda agricola. Ne รจ nato un approccio alla carne consapevole e per certi tratti estremo, poetico e spericolato anche, che si sviluppa in cucina ma soprattutto negli esperimenti sulla conservazione. Basti pensare all’idrolato di uccellini secchi e speziati che finisce in un corroborante brodo con cera d’api e pare strizzare l’occhio alle visioni dei bassorilievi lรฌ davanti, o ai salumi cotti, crudi e stagionati โ€“ mortadella di gallina livornese, salame cotto di capra, cuore di cavallo speziato affumicato e cotto, soppressa di interiora e lardelli di Mangalitza, salamella di rognoni e grasso cotto in sciroppo di sambuco, mazzafegato con kumquat fermentati – o ai sottoli che rileggono la tradizione delle conserve in grasso: la stupenda trippa speziata e piccante (quasi un kimchi di carne) o l’aletta di pollo farcita con le zampe dell’animale. Si prosegue in sequenza: crudo di manzo, fritto (volutamente non croccantissimo, alla maniera casalinga) di quinto quarto di pollo: stomaco fegato cuore e uova di matrice, o ancora una lingua di asino come fosse una pappardella mantecata con crema di cime di rapa, bergamotto e lentisco, e poi una torta rustica di cacciagione con il grasso animale usato nell’impasto. Il percorso gastronomico รจ di impatto, la carne – soprattutto interiora – รจ protagonista dall’antipasto al dolce (abbiamo provato uno con fegato alla brace con castagne e composta di mela), ma รจ lo studio minuzioso dalla materia prima e un approccio che apre nuove prospettive che ci convince oltre al singolo piatto, con una riflessione ardita e affascinante.

Design e cucina

Non รจ la sola novitร  nella scena gastronomica di Orvieto: un paio di minuti a piedi tra i vicoli invasi da negozi di souvenir alimentari, e si arriva da Coro: spettacolare ristorante dai soffitti altissimi, allโ€™interno di una chiesa sconsacrata del ‘500. Tra i finalisti del Prix Versailles 2025, premio mondiale dell’architettura e del design patrocinato da UNESCO e Nazioni Unite, varrebbe la pena visitarlo anche solo per ammirarne gli interni, soprattutto dall’alto. Ma non รจ solo un luogo di grandissima suggestione: qui c’รจ un campione come Roland Bukri a guidare la cucina. Qualcuno lo ricorderร  da Osticcio, qualcun altro al fianco di Terry Giacomello, Igles Corelli o di Paolo Lopriore ai tempi della Certosa di Maggiano o ancora con Gaetano Trovato. Uno che sa guardare dritto al sapore senza voler compiacere.

I suoi piatti sono nitidi: il gambero con emulsione di miele, olio e limone con erbe amare e un cappero a dare note floreali e il doveroso punto di salinitร  gioca con elementi grassi per allungare il sapore senza perรฒ appesantire il palato: รจ un piatto che ha una decina di anni e sintetizza la filosofia di cucina, dove il gambero dร  importanza al piatto ma la vera protagonista รจ la salsa. Tre ingredienti semplicissimi emulsionati insieme. Un piatto in cui il gusto cambia in base al gesto: secondo come si muove la frusta, si ingloba piรน o meno ossigeno e cambia completamente struttura e sapore. ยซSfugge al controllo della tecnica e io che sono generalmente un cuoco molto tecnico trovo che qui emerge quello che hai dentro, perchรฉ il gesto e il gusto sono un distillato di quel che hai dentroยป spiega lo chef.

La pasta con burro parmigiano e paprika affumicata รจ un passaggio a tutto comfort, anche questo รจ un piatto storico dello chef che perรฒ non รจ fermo nel passato, e basta vedere i bottoni farciti con fagiolina del Trasimeno con calamari ed estratto di salvia per rendersene conto, con l’eleganza della cottura leggerissima del calamaro e la parte grassa delegata alla farcia di legumi e olio. Dalla sua ha idee e consapevolezza, sa osare con un piatto di pecora alla brace che รจ un gioco di sapori e consistenze di grande precisione: 4 tagli diversi, 4 strutture, 4 variazioni di gusto. Li accompagna con una salsa di mandorle e piccole quenelle dai sapori mediorientali: datteri, mandorle, za’tar, sommacco, limone confit. Niente fondi, niente jus, ma solo materia prima, masticabilitร  e carattere, serviti e con un piccolo pithivier di interiora con la sfoglia impastata con grasso di pecora chiarificato in forno. Che colpo, soprattutto se pensiamo che siamo in terra di testo e carne di cinghiale.

Una passeggiata su corso Cavour vi convincerร : al civico 101 c’รจ Test/Ardo, gioco di parole che suggerisce il concept del locale. Lo riconoscete dal cinghiale all’ingresso (che ha una sua storia) ma qui c’รจ molto di piรน. Un bel banco di gastronomia fredda, salumi e formaggi, e la brace dove la sera passano carni dalle lunghe frollature, anche d’autore, come quelle di Re Norcino.

C’รจ poi una selezione di prodotti da dispensa che foraggiano la cucina, a pranzo o cena, ma le porte sono aperte a ogni ora e il banco della pizzicheria รจ lรฌ, perfetto per trovare ristoro, magari dopo una visita al pozzo di San Patrizio, nato nel ‘500 per assicurare acqua in caso di assedio della cittร  ma divenuto poi un’attrattiva per quel suo sistema elicoidale di scalini โ€“ 248 che portano a 58 metri di profonditร  โ€“ costruiti in modo che chi scende e chi sale non si incontrino. รˆ a un passo dai giardini pubblici e dalla piazza in cui ferma la funicolare. L’affaccio รจ panoramico, sulle colline orvietane e sulla valle del fiume Paglia, ed รจ anche uno dei punti di partenza dell’Anello della Rupe, un percorso di circa un’ora e mezzo inserito nel Parco Archeologico Ambientale Orvietano (Paao) che gira intorno al massiccio di tufo su cui si poggia la cittadina. Si parte dalla piazza, scendendo lungo la strada che costeggia la Fortezza Albornoz โ€“ tanti la chiamano Rocca – che oggi ospita i giardini pubblici, si attraversa Porta Rocca (o Soliana) passando poi davanti alla Fontana di San Zeno che รจ collegata al Pozzo di San Patrizio con un cunicolo in cui scorre lโ€™acqua provenente dal pozzo, si continua tra necropoli, chiese rupestri, resti etruschi, giardini naturali e pareti di tufo per cinque chilometri, fino a tornare al punto di partenza, dove termina corso Cavour.

La zona medievale e i locali storici

Percorrendolo in salita, si passa davanti ย a un indirizzo storico, I Sette consoli di Anna Rita Simoncini e suo marito Mauro Stopponi, da oltre trentโ€™anni un riferimento del buon mangiare in cittร , grazie alla capacitร  di leggere senza vincoli stringenti la cultura gastronomica locale (vedi i fagottini di funghi e ragรน dโ€™anatra, o il piccione in casseruola) con prodotti del territorio scelti con cura. Continuando si arriva al quartiere medievale, il piรน antico della cittร  e il piรน suggestivo con vicoletti, piazze ed edifici costruiti sugli speroni di tufo. Tra corso Cavour e piazza del Popolo c’รจ una stradina, via di Piazza del Popolo, 6:ย Claudio Al Vicolo รจ proprio lรฌ, l’offerta di Claudio Delli Poggi alterna pizza contemporanea, padellini, focacce di mais o di segale e li accompagna a una carta dei vini non banale; nel vicolo precedente c’รจ invece la Trattoria Da Carlo che gioca la carta della tradizione con buone materie prime e ricette del territorio, una carta dei vini snella ma divertente e soprattutto un bravo oste.

Epicentro della zona medievale รจ piazza del Popolo, cuore civico della cittร  duecentesca, con il suo Palazzo del Popolo (anche detto Palazzo del Capitano del Popolo), la chiesa di San Rocco e Palazzo Bracci-Testasecca, oggi sede del mercato, in alcuni giorni della settimana, e di eventi culturali. Ci sono poi le due chiese fortezza, San Giovanni Evangelista e San Giovenale, seguite il percorso dall’una all’altra ne vale la pena; e poi la Porta Maggiore, a un passo da via della Cava, che dร  il nome alla chiesa della Madonna della Cava e a un pozzo di origine etrusca, profondo 36 metri. Scavato a mano nel tufo e scoperto nel 1984, conserva resti di una cantina e un forno per la ceramica di epoca medievale, qui viene allestito anche un Presepe ipogeo con personaggi animati a grandezza naturale.

Passeggiare tra questi vicoli รจ un incanto, soprattutto nel periodo natalizio, tra luminarie, concerti jazz, e le proiezioni luminose di piazza della Repubblica (dove c’รจ anche la pista di pattinaggio su ghiaccio). Non distante c’รจ ย un altro locale storico, la trattoria La Palomba (via Cipriano Manente 16), aperto nel 1965 e gestito oggi dalla terza generazione della famiglia Cinti che assicura la tipica atmosfera calda, informale e animata delle trattorie di trazione. Tradizione anche in menu, con le specialitร  tipiche a partire dagli umbrichelli, e poi aalumi, tartufo nero locale, immancabile cinghiale, piccione e ovviamente uno dei piรน noti piatti cittadini, la palomba alla leccarda. Impossibile andare via senza averla assaggiata.


Visitare Orvieto e mangiare bene

1. Perchรฉ Orvieto รจ una buona meta per un weekend?

Perchรฉ รจ facilmente raggiungibile, compatta, ricca di arte e con una scena gastronomica varia che permette di esplorarla senza fretta.

2. Qual รจ il simbolo di Orvieto?

Il Duomo di Orvieto, celebre per la facciata a mosaico e i bassorilievi che raccontano scene bibliche di grande impatto.

3. Quanto tempo serve per visitare Orvieto?

Anche una giornata puรฒ bastare per il centro storico, ma due giorni permettono di godere meglio di musei, passeggiate e ristoranti.

4. Dove mangiare a Orvieto oggi?

Orvieto offre ristoranti contemporanei, trattorie storiche e gastronomie, con una proposta che va dalla cucina dโ€™autore alla tradizione umbra.

5. Cosโ€™รจ il progetto Arso a Orvieto?

รˆ un ristorante che lavora sulla carne in modo consapevole e sperimentale, mettendo al centro materia prima, conservazione e ricerca.

6. Quali sono i ristoranti di design a Orvieto?

Tra le novitร  spicca Coro, ristorante ospitato in una chiesa sconsacrata del Cinquecento, finalista a premi internazionali di architettura.

7. Quali piatti tipici assaggiare a Orvieto?

Umbriยญchelli, cinghiale, piccione, palomba alla leccarda e salumi locali sono tra le specialitร  piรน rappresentative.

8. Cosa vedere oltre al Duomo di Orvieto?

Il Pozzo di San Patrizio, il quartiere medievale, piazza del Popolo e lโ€™Anello della Rupe sono tappe fondamentali.

9. Cosโ€™รจ lโ€™Anello della Rupe?

Un percorso naturalistico di circa unโ€™ora e mezza che circonda la rupe di Orvieto, tra tufo, resti etruschi e panorami.

10. Orvieto รจ una destinazione adatta anche a Natale?

Sรฌ, durante il periodo natalizio la cittร  si anima con luminarie, eventi culturali, concerti e mercatini, rendendo lโ€™atmosfera ancora piรน suggestiva.

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