Come molti piatti iconici, la storia dellโinsalata russa รจ contesa tra mito e realtร . Lโantenato documentato รจ la Olivier salad, creata negli anni 1870 dallo chef belga Lucien Olivier nel rinomato ristorante Hermitage di Mosca. All’epoca era un piatto freddo a base di carne di pernice, petti di quaglie, gamberi e tartufi, ricoperto da gelatina e condito con maionese: un simbolo di sontuositร per gli esponenti della societร zarista ospiti del ristorante.
Dalla Russia si diffonde poi in Europa e raggiunge anche lโItalia. In Piemonte trova terreno fertile: a inizio Novecento entra nei ricettari e nelle cucine sabaude, poi in quelle borghesi e domestiche. La versione italiana parte da quella semplificata post-rivoluzione russa, progressivamente eliminando gli ingredienti piรน ricchi e sostituendoli con verdure “povere”. La sua presenza si consolida nel tempo fino a diventare preparazione riconosciuta come โpiatto da ricorrenzaโ e preparazione legata al Natale e il Capodanno. Per la mia famiglia รจ una consuetudine legata invece alla giornata di Santo Stefano.
Tradizionalmente, dopo i fasti della Vigilia e il banchetto di Natale, come accade in molte famiglie, il 26 dicembre si riciclano gli avanzi. A casa nostra, questo avviene in maniera principesca, con unโinsalata russa rinforzata.

La nostra insalata russa infatti include, oltre alle canoniche verdure, anche avanzi di pesce o di carni bianche. Dalla cena della Vigilia โdi magroโ utilizziamo qualsiasi cosa, dai gamberetti ai teneri filetti di cernia, o gli avanzi di qualsiasi altra creatura marina la cui polpa bianca – attentamente privata di spine e pelle – possiamo sminuzzare e aggiungere alle verdure. Di quello che resta del pranzo di Natale, invece, aggiungiamo all’insalata russa la gallina o il cappone usati per il brodo, oppure il taglio di vitello rimasto sul carrello del bollito. Seguendo questo vecchio consiglio di Ada Boni ne Il Talismano della Felicitร , la preparazione diventa un gioco che ogni anno cambia in base a quanti e quali cibi sono avanzati. Ognuno in famiglia partecipa, e tutti hanno un compito preciso. Chi ha la maggiore destrezza con lame affilate (e una buona dose di disturbo ossessivo-compulsivo) si occupa del taglio a brunoise di patate e carote precedentemente lessate (ma lasciate croccanti) dove la precisione millimetrica รจ tutto. I piselli, che devono restare di un verde brillante, vanno cotti pochissimo e poi tuffati in acqua e ghiaccio, compito di chi ha il migliore rapporto col timer. Al piรน piccolo di casa (ora ventenne) รจ riservato il compito di plasmare la forma, che cambia a seconda degli ingredienti aggiuntivi.

Se nellโinsalata russa quellโanno ci sono gli avanzi della Vigilia, la forma sarร quella di un pesce. Piccole rondelle di cetriolini o ravanelli saranno le lische, una sezione di oliva nera denocciolata e un chicco di mais saranno lโocchio, anelli di cipolla rossa per le bollicine, e peperoni gialli e rossi tagliati ad arte saranno le pinne e la coda.
Se invece nellโinsalata russa ci sono le carni, anchโesse a dadini, la forma dellโinsalata russa sarร circolare a tema โprato fioritoโ, con carote-roselline, funghetti sottโolio, giardiniera, โfioriโ di barbabietole, erba cipollina, fettine di uova sode, e foglioline di prezzemolo posizionate ad arte. Lโimportante รจ cambiare tema ogni anno. Qualsiasi sia la forma, il tutto viene poi ricoperto da un trasparente strato di gelatina, compito dellโalchimista di famiglia. Ma รจ la maionese, rigorosamente fatta in casa, la parte piรน importante del piatto.

Per legare insieme tutti questi elementi di gioco e creativitร , la protagonista del piatto a casa nostra รจ la maionese. Ma non una maionese qualsiasi. Lasciando da parte comoditร e logica, indispensabile per mantenere intatta la tradizione usiamo la frustina di legno a stella di nostra madre, utensile usato esclusivamente per fare la maionese. Oggetto dโantiquariato con anima in metallo e corona in legno di faggio, nel corso degli anni ha perso lโoriginale impugnatura, rendendone lโuso unโulteriore sfida. Quando usata produce un suono che per noi รจ sinonimo delle grandi occasioni, ossia quando mamma faceva la maionese. Una Madeleine uditiva che a seconda della velocitร prodotta colpendo lโinterno della ciotola, โtocchete-tocchete-tocโ, stava a significare il successo dellโimpresa. Emulsionare in tal modo le uova versando lโolio a filo, รจ eroico.
Non solo, secondo il nostro rigido disciplinare, la maionese devโessere solo ed esclusivamente fatta con olio extravergine dโoliva, molito da persone fidate e ritirato personalmente al frantoio (in Toscana), possibilmente nuovissimo, dalla piรน recente campagna. Guai ad usare lโolio di semi, o peggio, comprare quella confezionata: orrore! Dalla titanica impresa risultava pertanto una crema densa e tremolante, nella quale il cucchiaio inserito restava in piedi, e dalla tonalitร verde ninja. Il gusto era pronunciato ma stranamente quellโinvadenza dellโolio esaltava benissimo alcune pietanze, soprattutto dava senso alla nostra insalata russa.
Da quando mamma non cโรจ piรน, la maionese per lโinsalata russa la faccio io. Se con la preziosa frustina di legno โimpazzisceโ, ho il permesso di usare il frullatore ad immersione, impiegando perรฒ solo una parte di olio di arachidi, e per la restante quota lโobbligatorio extravergine toscano. Sempre secondo le regole non scritte di famiglia, ci aggiungo solo qualche goccia di limone, un pizzico di sale, e niente senape. Non si avvicina lontanamente allโoriginale, chiaramente. Per tornare lร con le papille possiamo solo scavare nella memoria, perchรฉ รจ la mano che cambia tutto. Per quello non cโรจ ricetta.
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