Fiere vitivinicole

“Vinitaly resta la fiera del vino italiano, WinePrime sarà più internazionale”. Cuzziol racconta il nuovo salone di Milano

Il presidente di Excellence Sidi, che insieme a Fiera Milano, ha lanciato il nuovo evento racconta la scelta dei distributori di scendere in campo e la scommessa sul capoluogo lombardo: "È la città più comoda e attrattiva"

  • 12 Febbraio, 2026
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Milano scalda i motori e accende i riflettori sul business del vino, proponendo un nuovo appuntamento espositivo che mette assieme Fiera Milano ed Excellence Sidi (Società italiana distributori e importatori). Il nuovo format – WinePrime – Exhibition & Experience – debutterà tra poco meno di un anno (17-18 gennaio) nella città meneghina.

L’obiettivo? Fare del capoluogo lombardo la capitale del vino. O almeno di quello di alta gamma, come si legge nel lancio del nuovo salone: “WinePrime punta a valorizzare Milano come snodo internazionale per l’incontro tra domanda e offerta, anche fuori dai confini nazionali, del vino di alto posizionamento, in un contesto selettivo e orientato al business”.
Ne abbiamo parlato con Luca Cuzziol, presidente del gruppo che mette assieme 21 realtà della distribuzione (tra cui la Cuzziol GrandiVini) e che già un anno fa al Gambero Rosso aveva annunciato il progetto, in attesa di trovare città e sostenitori adatti e interessati.

L’evento che aveva annunciato lo scorso anno è diventato realtà: WinePrime-Exhibition & Experience si terrà il prossimo gennaio. Prima di tutto, come lo possiamo definire: una fiera, un salone, una piattaforma, un’experience?

Chiamiamola fiera, ma la logica è soprattutto una: venti distributori concorrenti si mettono assieme con i loro clienti per unire le forze e spingere il vino. Probabilmente è la prima volta che accade.

Venti distributori, ma assieme ad un ente fieristico: Fiera Milano. Come mai la scelta alla fine è caduta sul capoluogo lombardo?

Siamo onesti: Milano ha due aeroporti, una grande stazione ed è una città attraente (anche se un po’ cara) oltre ad essere la capitale economica italiana. E poi Fiera Milano ha trovato interessante la proposta. Abbiamo parlato anche con altri enti fieristici e manager delle stesse che hanno ascoltato e fatto proposte importanti, ma per noi era fondamentale scegliere un luogo facilmente raggiungibile: non dobbiamo crearci problemi ulteriori per fare arrivare le persone alle manifestazioni. Sono appena tornato da Wine Paris: Parigi, che è molto più grande di Milano, ha hotel a prezzi abbordabili a poche fermate di metro dalla fiera.

A proposito di Parigi, apriamo una piccola parentesi: com’è andata questa edizione di Wine Paris?

Adesso c’è la conferma: un buon salone, dinamico, ben organizzato con 6mila produttori e tante eccellenze.

Quali saranno, invece, i numeri di WinePrime? Tra un anno vi posizionerete addirittura prima del Salone di Parigi sul calendario.

Sì, abbiamo la fortuna che Wine Paris il prossimo anno sarà praticamente un mese dopo: il 15 febbraio. Per quanto riguarda i numeri, complessivamente come distributori gestiamo in Italia 2500 produttori, quindi possiamo immaginare che metà parteciperanno, ma essendo un’opera prima non vogliamo puntare su grandi numeri: se stiamo su mille aziende va bene.

Come posizionamento parliamo solo di vini esclusivi di alta gamma o ci sarà apertura anche ad altre tipologie?

Dipende da cosa si intende con vini esclusivi. In senso negativo significa escludere, ma il mercato oggi deve riappropriarsi soprattutto dei giovani. Considerato che oggi in Italia gli stipendi si aggirano sui 1600 euro, capiamo come non è possibile pensare solo a bottiglie da cento euro. Va bene anche un Conegliano Valdobbiadene di otto o dieci euro. Un vino non è esclusivo solo per il prezzo. La logica della nostra fiera è puntare sull’experience.

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In che senso?

Essendo noi distributori di cosiddetti “vini fini” porteremo in assaggio produzioni di eccellenze che non sempre sono disponibili o di denominazioni anche poco conosciute, collocando nella stessa area i produttori che le rappresentano. Avremo, per esempio, un padiglione Italia che avrà al suo interno il blocco Piemonte con tutti i barolisti in ordine alfabetico. In modo che il wine lover potrà fare un’experience di Barolo. Stessa cosa anche per denominazioni meno conosciute.

Proviamo ad immaginare come sarà l’area fieristica di WinePrime.

Possiamo pensare ad un’area (quella di Allianz MiCo) da 20 ai 40 mila metri. All’interno ci saranno spazi espositivi molto democratici: box da circa sei metri per ogni produttore, ognuno con il timbro del distributore. Il tutto da definire in base alle adesioni.

Lato incoming, invece, a chi vi rivolgete?

Il nostro obiettivo finale è il cliente moderno e alternativo, ma principalmente la fiera è rivolta al mondo Horeca: lavoriamo sul trade b2b, non siamo un evento 2bc. Ci saranno anche i winelover certo, ma solo per una piccola parte perché il biglietto di accesso sarà parecchio elevato.

Ci sarà anche il trade straniero, quindi, o solo italiano?

Le rispondo con un esempio. Oggi ho mandato tre bottiglie di vino italiano ad un ristoratore francese che trovo molto interessante e che ha una carta di vini pazzesca ma solo di etichette francesi. Non so se comprerà i nostri Barolo, Brunello o Barbaresco, ma magari verrà in Italia ad assaggiare direttamente dai produttori presenti a WinePrime. Ecco, l’idea è che magari anche gli addetti ai lavori da fuori confine possano venire a Milano per conoscere vini e cantine.

Un po’ quello che succede con altre fiere, come ad esempio – giusto per citarne una “a caso” – Vinitaly. Veronafiere deve temere questo nuovo evento fieristico?

Ne ho parlato anche con il direttore generale pro tempore Gianni Bruno: sono due cose diverse.

La prima differenza è che WinePrime si colloca a gennaio e Vinitaly ad aprile: un bel vantaggio per voi.

Io sono Veneto e non vedo questo problema. Poi personalmente con la mia azienda parteciperò anche a Vinitaly che resta una fiera importante. Ad ogni modo, a Milano ci saranno esclusivamente i vini che abbiamo in portfolio noi distributori e tanti di questi di solito non vanno a Verona.

Ci sono altre differenze sostanziali, a parte i numeri ovviamente?

Vinitaly rimane ancorata al vino italiano. Non a caso ci sono i ministri a tagliare nastri. Noi proponiamo vini per metà esteri – ci saranno Champagne, vini dell’Alsazia, ognuno nella propria area – quindi non saremo una fiera del vino italiano.

Chiaro: una fiera del vino internazionale in Italia. Anzi a Milano. Insisto su Milano perché da tempo si parla del capoluogo lombardo come di una possibile nuova capitale del vino, pronta a scippare lo scettro a Verona. Oggi quindi c’è molto curiosità per capire se sarà questo l’evento tanto atteso…

Noi ne siamo contenti e lusingati, ma noi facciamo quello che siamo: un ponte tra il produttore e il consumatore finale. Proponiamo dei vini e cerchiamo di farli arrivare al ristorante e nei punti vendita perché molti produttori non ne hanno la possibilità. Stavolta ci siamo messi tutti assieme perché condividiamo l’idea che bisogna investire personalmente per ottenere delle cose. Capisco che si parlerà di una nuova fiera che fa concorrenza alle altre, ma noi dal nostro punto di vista vogliamo solo promuovere il vino.

L’immagine è, quindi, quella del mondo della distribuzione che, in un momento complicato, per la prima volta si mette assieme e, come diceva qualcuno, scende in campo in prima persona.

Ecco sì. Diciamo che noi distributori ci siamo “autotassati”, facendoci carico di portare i gioielli di famiglia.

Ci sono anche distributori come ViteVini di Andrea Montanaro, quindi con un catalogo importante di vini naturali o comunque alternativi…

Sì, sicuramente ci sono vini che parlano ai più giovani. La logica che ci accomuna è che dobbiamo parlare anche e soprattutto a chi ha 25-30 anni. Certo che i 60enni hanno una maggiore capacità di spesa, ma dobbiamo focalizzarci sul consumatore del presente e del futuro.

Ci tolga una curiosità sulla fiera: la cadenza sarà annuale?

Sì. Da valutare in futuro se aggiungere un giorno: intanto partiamo da due.

Champagne Experience, l’altro grande evento targato Excellence Sidi, resterà a Bologna?
Sì, confermato Bologna. Ma una selezione di Champagne sarà anche a Wine Prime.

Allarghiamo il campo al lavoro di voi distributori, che negli ultimi tempi siete stati spesso accusati di aver contribuito ad aumentare il prezzo medio del vino. È così?

In Italia siamo poco abituati alla figura del distributore; oltre il 70% del vino è venduto dal produttore al cliente. In Francia, invece, è il contrario. Il punto è che palesemente, il produttore dovrebbe dedicare tempo alla vigna. Poi c’è anche chi ha la struttura per fare altro e investire sulla formazione, ma sono casi eccezionali. Quello che fa il distributore è dare informazioni alle cantine sui prodotti che vanno bene, su cui puntare e dove. Non facciamo cose da santi, semplicemente questo è il nostro lavoro.

Un’ultima domanda: come vede in questo momento la situazione del vino tra riduzione dei consumi, dazi, demonizzazione etc etc ….

Sarò conciso: mancano solo le cavallette.

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