Storie

Che cos'è la starseta, la vigna antica che i vignaioli irpini vogliono salvare

Nel territorio di Taurasi un gruppo di produttori unisce le forze per preservare la storica starseta, sistema di allevamento della vite simbolo dell’Irpinia

  • 23 Febbraio, 2026
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La vigna a starseta in Irpinia ricorda l’antica vocazione vinicola di questo territorio di montagna. Un gruppo di vignaioli si è unito per salvarla e per trasmettere le giuste tecniche di manutenzione al fine di mantenerla viva e nella migliore forma possibile.

La starseta irpina nel territorio di Taurasi

Quando ci si avvicina al territorio di Taurasi, dove le starsete sono maggiormente presenti, il paesaggio è disegnato e caratterizzato da queste viti, risultando ben riconoscibile: sembrano abbracciarsi in una danza agreste, unite da lunghe braccia, i tralci poderosi, alti, sotto i quali i contadini usavano coltivare anche l’orto. Spesso si sostengono agli alberi da frutto, come il ciliegio e l’olmo, per poi tornare ad abbracciarsi con i tralci, dando forma a una sorta di stanze quadrate — forse il nome starseta deriva proprio da questo particolare.

Con il cambiamento climatico, l’aumento delle temperature e della siccità in tutte le stagioni dell’anno, la starseta si sta rivelando altamente sostenibile: nella sua forma di alta pergola ombreggia favorevolmente l’uva e il suolo. Un sistema di allevamento della vite che si è ben adattato al territorio, dove è saldamente radicato da secoli: molti ceppi sono sopravvissuti alla fillossera, pertanto mantengono tutt’oggi il piede franco, ovvero la radice nella sua forma originale e priva di portainnesto.

La natura dei suoli, ricchi di piroclasti vulcanici, ha contrastato la fillossera nel suo periodo infestante e drammatico; così il territorio dell’Irpinia, in Campania, mantiene ancora un certo numero di starsete: sono viti per lo più di aglianico e troviamo anche qualche pianta di roviello, l’uva bianca di Taurasi, quella che comunemente in dialetto locale viene chiamata greco musc’.

vigna a starseta di Perillo

Chi sono i vignaioli che vogliono salvare la starseta irpina

I vignaioli convinti di salvare le vecchie starsete sono: Peppino Beatrice, che con i suoi 75 anni è memoria storica del territorio e delle starsete, che ritiene persone di famiglia, curate come figli; poi ci sono Angelo Muto, Fabio De Beamont, Simone Guastaferro, Pino Cianciulli, Ludovico Cresta, Gianluigi Addimanda, Liberato e Lorenzo Lo Conte, Michele Perillo con il figlio Michele. Insieme sanno di poter fare molto per portare avanti questo importante progetto e hanno scelto di avvalersi di un comitato scientifico nell’intento di apportare le giuste tecniche di salvaguardia e miglioramento di queste viti, guidato dal professore Giancarlo Moschetti, a sua volta profondo conoscitore della vitivinicoltura irpina e delle viti storiche.

La chiusura caratteriale della gente irpina ha praticamente consentito di custodire le starsete, che oggi rappresentano un patrimonio culturale e di biodiversità prezioso. I vignaioli irpini, nei secoli, le hanno rese resistenti su principi empirici che attualmente si rivelano estremamente validi. Chi ha avuto il privilegio di degustare vini prodotti con le uve delle vecchie viti sa bene che questi rivelano un’espressività e una profondità importanti, coinvolgenti; pertanto anche la qualità del vino ne giova.

Starseta nella neve

Starseta nella neve

Vento di speranza

Il fine nobile ha così ricostituito e rinsaldato la comunità agricola, ravvivando i rapporti e l’identità del luogo che ha sempre avuto come punto focale la vite e il vino. Si ritorna a metodi sostenibili per l’ambiente, avendo piena consapevolezza della loro importanza — proprio chi è dedito all’agricoltura conosce profondamente le grandi criticità del cambiamento climatico che, anno dopo anno, stanno portando sconforto in questo settore.

Scorre il tempo tra le starsete, fiero e paziente, soffiando un vento di speranza che ha assoluta necessità di unione e purezza d’animo. Per portare l’energia necessaria ha bisogno di fiducia, quella che troppo spesso manca, e di libertà dal protagonismo individuale, il male che avvelena questi tempi così aridi e incerti.

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