ยซNon siamo mai stati risarciti per le morti di quel periodoยป. Dopo 40 anni dallo scandalo del vino al metanolo, le famiglie delle vittime denunciano di non aver mai ricevuto una compensazione per una tragedia le cui tracce rimangono non solo nei faldoni giudiziari, o nella memoria comune, ma sono ancora una ferita aperta per molte persone.
A parlare a nome di tutte le famiglie รจ Roberto Ferlicca. Sua madre, Valeria Zardini, il 17 marzo 1986 fu ricoverata allโospedale Sacco di Milano con vomito, dolori intestinali e vertigini. E perse la vista per un bicchiere avvelenato. ยซNon ha preso un soldo per il danno patito, nessun riconoscimento moraleยป, ha dichiarato Ferlicca al quotidiano La Stampa. Il processo, istruito sei anni dopo i fatti, fu giudicato troppo lento: nel frattempo gli imputati dichiararono di non avere piรน beni aggredibili.

Tutto ebbe inizio da una cascina di Narzole, in provincia di Cuneo, da cui partivano camion di vino rosso da tavola: prezzo basso, distribuzione ampia. Il produttore era Giovanni Ciravegna, soprannominato il โcavalier dudes e mรจsโ, dodici e mezzo come la gradazione del suo vino. Il 3 marzo 1986 Armando Bisogni, 48 anni, fu ritrovato morto nel suo appartamento di Milano. Sul tavolo, una bottiglia da due litri di Barbera da 1.890 lire. Tre giorni dopo morรฌ un altro pensionato, Renzo Cappelletti. La sera stessa tre persone si presentarono al pronto soccorso con sintomi da avvelenamento. Fu lโinizio dello scandalo del metanolo: 23 morti, 153 intossicati, 15 persone con danni neurologici e cecitร permanente.

Lโallora procuratore di Milano Alberto Nobili ricevette una telefonata dal centro veleni dellโospedale Niguarda: ยซAbbiamo due cadaveri, ce ne saranno altriยป. Le indagini dei Nas e della procura portarono in 15 giorni alla ricostruzione della filiera. Il metanolo, sostanza tossica non destinata allโalimentazione, era stato venduto a societร fittizie. Costava meno dello zucchero ed era stato detassato, consentendo di aumentare artificialmente la gradazione alcolica. Il metanolo risultรฒ presente in diverse aziende tra Puglia, Lombardia, Veneto e Piemonte. Ma, secondo quanto emerso in sede giudiziaria, fu nella produzione di Ciravegna che il dosaggio eccessivo rese il vino letale. Novemila ettolitri furono sequestrati nella cascina di Narzole. ยซEra come un domino, ogni giorno una nuova vittimaยป, ha ricordato il procuratore Nobili.
Il 1986 segnรฒ una frattura. Le vendite crollarono e il marchio Italia suscitรฒ piรน che una garanzia il sospetto. Fu l’anno nero per il vino. Il processo coinvolse cinquanta aziende vinicole. Per Giovanni e Daniele Ciravegna, arrivarono le condanne piรน alte: 14 e 4 anni di carcere, con patteggiamento.
Nel 2001, Giovanni Ciravegna tornรฒ a produrre vino nella cascina di Narzole. Prima di morire rilasciรฒ unโintervista a una televisione svizzera, sostenendo di aver acquistato il metanolo in buona fede e di ritenere di dover essere assolto. Nel 2026, il figlio Daniele, interpellato da La Stampa a Dogliani, ha dichiarato: ยซNon ho niente da commentare. Non cโentro niente con quella storiaยป. Restano i numeri ufficiali e le storie di chi attende ancora un risarcimento. A quarantโanni di distanza, la richiesta di giustizia non si รจ chiusa.
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