Controlli

Ecco perché un nuovo scandalo del vino al metanolo oggi non potrebbe più succedere

Norme rafforzate, digitalizzazione, ispezioni da Icqrf, carabinieri, agenzia delle dogane con consorzi ed enti di certificazione. Il presidente di Federdoc spiega come funziona il sistema dei controlli

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Nel 1986, il settore vitivinicolo italiano fu profondamente segnato dallo scandalo del metanolo, un episodio che provocò gravi conseguenze sanitarie e un danno reputazionale di portata internazionale. Alcuni operatori senza scrupoli adulterarono il vino con metanolo per aumentarne artificialmente il grado alcolico, causando intossicazioni, vittime e un crollo della fiducia dei consumatori, in Italia e all’estero. Oggi, a distanza di quarant’anni, un evento di analoga portata appare estremamente improbabile, alla luce della profonda evoluzione normativa, organizzativa e tecnologica che ha interessato l’intera filiera.

Federdoc – presidente Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi

Il quadro regolatorio è stato radicalmente rafforzato e i controlli sono diventati sistematici e multilivello. L’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (Icqrf), le autorità sanitarie, l’Agenzia delle Dogane e i Carabinieri per la tutela agroalimentare operano in coordinamento con organismi di certificazione accreditati, come Valoritalia, che da sola certifica circa il 56% della produzione nazionale di vini a Denominazione di origine. Le verifiche attraversano l’intero processo produttivo e comprendono controlli documentali, analitici e ispettivi lungo tutta la filiera.

La certificazione e la Federdoc

La certificazione svolge un ruolo fondamentale, perché richiede alle imprese di operare nel rispetto di regole condivise e definite democraticamente all’interno dei consorzi di tutela. I disciplinari di produzione – di cui Valoritalia verifica l’osservanza – contribuiscono a creare un mercato in cui le aziende competono ad armi pari, riducendo al minimo il rischio di comportamenti scorretti. In questo sistema si inserisce anche il ruolo di Federdoc, Confederazione nazionale dei Consorzi volontari di tutela delle denominazioni dei vini italiani, che rappresenta la grande maggioranza della produzione a Do e contribuisce, attraverso il coordinamento tra i Consorzi e il dialogo con le istituzioni nazionali ed europee, al rafforzamento delle politiche di controllo, tracciabilità e tutela delle Indicazioni geografiche.

Controlli documentali, ispettivi e analitici

Nel concreto, i controlli documentali sono finalizzati a raccogliere le informazioni necessarie a garantire la tracciabilità dei prodotti e a verificare la conformità alle normative vigenti e, per le produzioni a denominazione, ai relativi disciplinari. A questi si affiancano controlli ispettivi e analitici effettuati a campione: verifiche svolte direttamente in azienda per esaminare processi e strutture, oltre ad analisi di laboratorio sui prodotti. Per le Doc e le Docg sono previste anche valutazioni organolettiche affidate ad apposite commissioni. Alcuni controlli sono programmati e comunicati in anticipo, altri vengono effettuati senza preavviso, secondo quanto stabilito dalla normativa europea.

Icqrf - Repressione Frodi - controlli in cantina - ispettori|Felice Assenza - capo dipartimento Icqrf Repressione Frodi

Icqrf – Repressione Frodi – controlli in cantina – ispettori

Sistema complesso e digitalizzato

Si tratta, in definitiva, di un sistema complesso e oggi completamente digitalizzato, che garantisce la piena tracciabilità di ogni partita di vino dal campo allo scaffale. I registri telematici di cantina, la certificazione per lotto, le fascette di Stato per le Do e i sistemi di controllo previsti dai disciplinari consentono di ricostruire con precisione l’origine, le movimentazioni e le caratteristiche di ciascuna partita. Questa architettura rende strutturalmente difficile qualsiasi alterazione non conforme, che verrebbe rapidamente individuata.

Il ruolo dei Consorzi di tutela

Un ruolo centrale è svolto dai Consorzi di tutela, soggetti riconosciuti dal Ministero, che operano per la valorizzazione e la vigilanza delle denominazioni. Essi collaborano con le autorità competenti, presidiano il corretto utilizzo delle indicazioni geografiche e promuovono una cultura della qualità e della responsabilità condivisa tra i produttori. In un contesto fortemente orientato ai mercati internazionali, il valore del vino italiano si fonda sulla reputazione e sulla qualità certificata. La tutela dell’integrità del prodotto rappresenta dunque un interesse collettivo e una componente essenziale della governance del settore.

Pur non potendosi escludere in astratto il rischio di singole irregolarità, l’insieme dei presidi normativi, dei controlli incrociati e delle tecnologie analitiche oggi disponibili rende altamente improbabile il ripetersi di uno scandalo sistemico come quello del 1986. Proprio quella vicenda ha contribuito a consolidare un modello di garanzia e certificazione oggi riconosciuto tra i più rigorosi a livello europeo e internazionale.

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