Ricordo bene lo scandalo del vino al metanolo. Quando scoppiò, nella primavera 1986, molti attuali esperti del vino gattonavano, facevano le elementari o non erano ancora nati. Io acquistavo componenti elettronici per un’azienda che monitorava la radioattività. Nell’autunno dello stesso anno, entrai nel mondo della gastronomia come cameriera in un locale gourmet di belle speranze nel centro di Roma.
Ma dal 1985 ero amica di Daniele Cernilli: grazie a lui ho conosciuto alcuni dei migliori ristoranti della piazza romana e laziale (Pianeta Terra, Alberto Ciarla, Bastianelli al Molo di Fiumicino…), ho scoperto vini eccezionali: Château d’Yquem, Bordeaux di famosi Château francesi, il profumato Chardonnay di Gravner, l’inebriante Vintage Tunina, il vellutato Sassicaia.
Nel settembre del 1987 entrai nella squadra della storica enoteca Trimani per occuparmi del Trimani Notizie, periodico progettato e realizzato in casa, in una stanza accanto agli uffici al primo piano di via Goito 20, un gioiellino dell’editoria del settore, semplice e raffinato, spartano ma colto, inviato gratuitamente in tutto il mondo a fornitori, enotecari, clienti e amici wine lovers della storica famiglia di “vinai in Roma dal 1821”.

Al Trimani Notizie collaboravano importanti personaggi della cultura e del settore food & wine dell’epoca: Tullio De Mauro, Livio Jannattoni, Burton Anderson, Giacomo Tachis, Corrado Barberis, Giuseppe Mantovano, Carla Urban, Stefano Milioni, Vincenzo Buonassisi, Carlo Petrini, Luigi Veronelli. Oltre a Cernilli, Stefano Bonilli (che di lì a poco diventò il mio direttore al Gambero Rosso, dall’inizio del 1989) e allo stesso Marco Trimani, il famoso titolare dell’enoteca, sommelier Ais, presidente di Vinarius e “vinaio amico”, che nel numero di giugno 1986 del suo periodico scrisse un articolo sulla “disgrazia del metanolo”.

Al Trimani Notizie ho cominciato il mio percorso nella carta stampata e nel mondo della comunicazione enogastronomica, il mio noviziato giornalistico. Mi occupavo di tutta la filiera: dalla scelta degli argomenti e delle notizie (con la supervisione del “dottor” Trimani) alla redazione dei testi, fino alla titolazione e alla spedizione delle riviste. Scrivevo gli articoli prima su una vecchia Olivetti, alta e nera, con il lungo carrello scorrevole e il rullo porta carta, poi su un pc Ibm, con l’ipnotico cursore lampeggiante.

Marco Trimani e la moglie Rosalena
La truffa del vino al metanolo fu una cosa vile, meschina e criminale. Causò 23 morti e oltre 150 intossicati con danni permanenti. Rischiò di mandare a pallino un intero settore della produzione agroalimentare, uno dei nostri fiori all’occhiello. Quando cominciai a lavorare nel team Trimani, un anno e mezzo dopo lo scandalo, se ne sentiva ancora l’eco. Negativo, ma anche positivo.
«Per prendere le distanze dallo scandalo, nella nuova generazione di vignaioli nacque un movimento destinato a cambiare il mondo enologico italiano – ricorda Carla, la secondogenita dell’ultima generazione Trimani, che all’epoca dei fatti aveva 17 anni e faceva il liceo – “il vino di qualità è un’altra cosa”, dicevano produttori come Angelo Gaja, Giacomo Bologna, Mario Schiopetto, Piero Antinori, pionieri di una rivoluzione avviata già negli anni precedenti». Pensiamo a mitici vini “ribelli” come il Bricco dell’Uccellone, creato da Giacomo Bologna nel 1982 per nobilitare e internazionalizzare la Barbera, o il Tignanello, nato nel 1970 dalla volontà della famiglia Antinori di uscire dal rigido disciplinare del Chianti Classico dell’epoca, escludendo nell’uvaggio le uve bianche: una svolta nella produzione enologica italiana.

«All’inizio del 1986 la percezione del vino era molto diversa – prosegue Carla – in enoteca ancora vendevamo il vino sfuso, spillato da una antica fontana in marmo. E abbiamo continuato a venderlo fino al 1991, anno in cui abbiamo rinnovato il negozio e aperto il wine bar, a via Cernaia».
Quei cinque anni, dal 1986 al 1991, furono decisivi per il settore dell’enogastronomia. Nel dicembre del 1986 nacque il Gambero Rosso, come inserto del quotidiano Il manifesto (dal 1989 come suo supplemento). Qualche mese prima entrò in scena Arcigola (che nel 1989 diventerà Slow Food). Nacquero le guide più importanti e trainanti del Gambero Rosso: nel 1987 Vini d’Italia (in un’epoca in cui c’erano solo i cataloghi di Veronelli e poco altro), nel 1990 Roma e Ristoranti d’Italia, nel 1991 Berebene. Nello stesso anno il mensile uscì in edicola in modo autonomo, svincolato dal giornale.

«La cosa più straordinaria fu la velocità e la capacità di reazione dei produttori e del mondo del vino allo scandalo del metanolo, un’energia che oggi fa impressione – commenta Paolo, il primogenito di Marco e Rosalena Trimani – dopo il Covid non siamo riusciti a dare una risposta altrettanto potente ed efficace. La tragedia ruppe un equilibrio e fece uscire il mondo enologico italiano dalla fase crepuscolare e paludata, da ancien régime, che stava vivendo, per aprirsi a un’era dinamica di rinascita e internazionalità: portò a una rigorosa riforma del settore vitivinicolo in Italia e fece venire fuori allo scoperto i produttori ingegnosi che stavano rivoluzionando il settore già dagli anni ’70, come i Barolo Boys e i produttori dei Supertuscan.

I fratelli Trimani: da sinistra Carla, Francesco, Paolo e Giovanni – crediti fotografici Andrea Di Lorenzo
Oggi, a distanza di 40 anni dallo scandalo, viviamo una crisi da ricchezza, da pancia piena. Negli ultimi 50 anni la popolazione si è più che raddoppiata ma non siamo riusciti ad agganciare le nuove generazione, non c’è ricambio dei consumatori. Per non parlare delle “cose” dealcolate (Paolo si rifiuta di chiamarle vino, n.d.r.), che rappresentano una minaccia per il settore: negano la storia, la geografia, la cultura, il legame con il territorio e la tradizione».
La soluzione secondo Paolo Trimani? «Vivere il vino godendolo senza troppi pensieri e distinzioni, legandolo a gesti semplici e attività offline: sorrisi, convivialità, leggerezza. Come diceva Richard Feynman nel suo libro Il piacere di scoprire: “L’universo intero è in un bicchiere di vino… beviamolo in un sorso e scordiamoci di tutto il resto”.
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