A New York è diventato uno status symbol salutista, una bevanda da passeggio e un integratore funzionale. Nel pieno della cultura wellness statunitense, il bone broth – il brodo di ossa concentrato lentamente per ore – è entrato nelle routine quotidiane di migliaia di newyorkesi, servito in bicchieri da asporto come il caffè di Starbucks. Passata in cavalleria la moda del ramen e il suo caratteristico brodo dashi, pieno e caratterizzato dal profilo umami, ora il brodo nella Grande Mela si beve per strada e viene proposto come bevanda proteica o rimedio detox. Un fenomeno che mescola salute, marketing e ristorazione veloce, trasformando una preparazione tradizionale in una bevanda ubiqua. Pur avendo svariate proprietà benefiche, il brodo di ossa non è del tutto esente da rischi.
Personaggi famosi come Salma Hayek e Gwyneth Paltrow ne sono convinte sostenitrici come rimedio di bellezza e per la salute; il cestista leggenda Kobe Bryant lo consumava come pasto pre-partita. Ma il brodo di ossa è tutt’altro che una novità: ha origini nella cucina preistorica, nella medicina tradizionale cinese e nei rimedi “della nonna” di tutto il mondo.
Il revival che fa esplodere la tendenza arriva nel 2014 nell’East Village, dove lo chef Marco Canora apre Brodo, una piccola broth window nata come appendice del ristorante Hearth. Canora, cuoco di origini italiane cresciuto tra New York e New Jersey, racconta di aver iniziato a consumare regolarmente brodo durante un periodo di cambiamento personale legato all’alimentazione e ai ritmi di lavoro nel mondo della ristorazione. Da qui nasce l’intuizione di trasformare una preparazione antichissima – e base di molte ricette – in una bevanda contemporanea: pratica, salutare e instagrammabile.

L’idea è semplice: servire brodo caldo in tazze take away direttamente dalla finestrella sulla strada. Un nuovo street food da bere camminando o da consumare mentre si lavora in remoto dal proprio laptop. Il successo è immediato, e in breve tempo il bone broth diventa trend cittadino. Chi ne fa uso può anche richiedere personalizzazioni, con aggiunte come midollo, olio piccante, zenzero fresco o ghee (burro chiarificato), creando una sorta di “brodo su misura”. Da New York oggi si è diffusa una vera e propria broth craze a livello nazionale. Il quotidiano The New York Times definisce Canora uno dei pionieri del movimento, mentre celebrity e riviste wellness trasformano il brodo in un nuovo superfood urbano.

Il brodo di ossa è una preparazione antica ottenuta dalla lunga cottura in acqua di ossa animali, in genere insieme alle cartilagini e tessuti connettivi. Le versioni più diffuse sono quelle a base di manzo e pollo. La preparazione richiede tempi molto lunghi, che possono superare le 12-24 ore. In molte ricette, oltre a verdure e spezie, viene utilizzata anche una piccola quantità di aceto o succo di limone, ritenuta utile per facilitare il rilascio di sostanze nutritive contenute nelle ossa. Rimedio della nonna, il brodo caldo ci ha curati da raffreddori e agito da ricostituente per generazioni.
In un curioso parallelo fra Italia e cultura ebraica newyorkese, fa sorridere l’affettuoso termine Jewish pennicillin, soprannome colloquiale con cui viene chiamato il brodo di pollo delle nonne ebree di New York. Nasce come piatto tradizionale ashkenazita e rimedio che si ritiene aiuti a curare raffreddore, influenza e malesseri generali, come la pennicillina, appunto. La diffusione del nuovo trend è stata favorita soprattutto dal mondo del wellness che ha sfruttato questa sua antica reputazione. Ricco di collagene, aminoacidi e minerali, vanta benefici per pelle, unghie, capelli, e contribuisce alla salute delle cartilagini e delle ossa, alleviando eventuali dolori articolari. Non ultimo ha benefici per l’intestino, in quanto facilita la digestione, riequilibra il microbiota intestinale e ripara le pareti intestinali grazie agli aminoacidi, vitamine e glucosammina.

Molte di queste proprietà sono ancora oggetto di discussione scientifica e non esistono prove definitive a sostegno di alcune promesse più diffuse nella comunicazione commerciale. Accanto ai presunti benefici, alcuni esperti invitano addirittura alla cautela. Le ossa possono accumulare metalli pesanti come il piombo, che durante le lunghe cotture possono trasferirsi nel brodo.
L’esposizione prolungata a questo metallo è associata a effetti negativi su sistema nervoso, reni e apparato cardiovascolare, con rischi maggiori nei bambini, che assorbono il piombo più facilmente degli adulti. Per questo motivo il consumo di brodo di ossa viene generalmente consigliato con moderazione, evitando di considerarlo un alimento privo di controindicazioni. Nonostante questo, il fascino del “comfort food funzionale” conquista principalmente un pubblico attento a regimi alimentari paleo, keto e low carb.

Catene salutiste come Springbone Kitchen hanno inserito il brodo di ossa stabilmente nei menu, mentre supermercati e marchi specializzati hanno iniziato a venderlo in bottiglia accanto a centrifughe e kombucha. Tra le proposte più curiose ci sono anche i bone broth ice pops, ghiaccioli salati al brodo di carne pensati come snack proteico estivo. Anche il linguaggio del marketing ha avuto un ruolo decisivo: non viene quasi mai chiamato semplicemente “brodo”, ma presentato come liquid wellness (benessere liquido), superfood o bevanda funzionale.
In pratica, un comfort food tradizionale reinterpretato secondo l’estetica del benessere contemporaneo. Il successo del trend racconta soprattutto la capacità di New York di trasformare cibi tradizionali in mode: quello che oltreoceano viene celebrato come scoperta nutraceutica è, per molte culture gastronomiche europee e asiatiche, una preparazione antica e tradizionale.
Se in Italia il brodo è da sempre simbolo di cura, cucina domestica, recupero e lentezza, a New York, invece, è diventato un rito urbano da consumare tra un coworking e una lezione di yoga.
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