Ricordo

C’è un prima e un dopo Slow Food: il racconto di quel giorno dell’'89 che cambiò per sempre il mondo della gastronomia

A Parigi per l'atto di fondazione c'era tutta la redazione del Gambero Rosso. Ricordo il francese stentato di Petrini, l'entusiasmo per quell'impresa rivoluzionaria e poi la cena con gli agnolotti del plin di Pina Bongiovanni

  • 25 Maggio, 2026
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Ci sono momenti che segnano la storia inconsapevolmente. La nascita di Slow Food fu uno di questi. Era il 10 dicembre 1989 in una Parigi freddissima (-3 °C) e prenatalizia, tutta luminarie e abeti addobbati a festa. L’atto di fondazione fu firmato da un robusto Carlo Petrini insieme ai delegati di altri Paesi. Avvenne nel settecentesco Théâtre national de l’Opéra-Comique, nel II arrondissement.

In quella gelida mattina parigina nasceva un movimento internazionale destinato a rivoluzionare il mondo del cibo nell’approccio, nel consumo, nella produzione, nella comunicazione. Non nacque dal nulla, fu la naturale ma ragionata evoluzione dell’Arcigola, associazione culturale fondata nel 1986 sempre da Petrini nella sua Bra, Cuneo, come reazione contro il fast food e la fast life, finalità espresse in un Manifesto, pubblicato nel 1987 sul Gambero Rosso  quando la rivista era ancora un “foglio” interno del quotidiano il manifesto.

Slow Food anni 90 nella sede storica di Bra

Gruppo di lavoro di Slow Food negli anni ’90 nella sede storica a Bra (CN)

Ma neanche il suo ideatore e fondatore immaginava che questo movimento sarebbe diventato un network globale presente in 160 Paesi, creatore di oltre 10mila progetti tra i quali più di mille Presidi in Italia e nel mondo, di eventi e coalizioni internazionali, guide e reti tematiche. Una rivoluzione culturale basata sul concetto di cibo “buono, pulito e giusto”.

Il legame tra Arcigola-Slow Food e Gambero Rosso

Tra i firmatari del Manifesto di intenti, oltre a “Carlin” Petrini, c’era anche Stefano Bonilli, direttore del Gambero Rosso, presente pure all’atto di fondazione dello Slow Food nella capitale francese. Non era un caso. All’epoca Arcigola-Slow Food e Gambero Rosso erano uniti da un legame forte e una partnership: erano i pionieri della rivoluzione enogastronomica nascente e rappresentavano l’avanguardia della comunicazione del settore, inoltre realizzavano in tandem la guida Vini d’Italia, una collaborazione avviata nel 1988 con la prima edizione della guida e che andò avanti per diversi anni, prima che le due realtà prendessero ciascuna la propria strada.

I due Carlin: Carlo Petrini con (all'epoca) il principe Carlo d'Inghilterra

I due “Carlin”: Carlo Petrini con (all’epoca) il principe Carlo d’Inghilterra

La cena dopo la fondazione di Slow Food

A Parigi andò tutta la redazione del Gambero Rosso, chi in aereo, chi in treno. All’epoca eravamo quatto gatti. Della “piccola nave pirata” – come la chiamava Bonilli – facevo parte anch’io. Ricordo la cena al termine di quella famosa giornata di quasi inverno nella Ville Lumière. Ricordo il tono informale e il francese stentato di Carlo Petrini, che al termine di un lungo discorso di elogi da parte di autorità parigine nei confronti del neo-fondatore dello Slow Food ringraziò con un «Merci per le bel parol». E ricordo gli agnolotti del plin realizzati da Pina Bongiovanni, la compianta cuoca dell’Osteria dell’Unione di Treiso, ricoperti da una pioggia di “petali” di tartufo bianco pregiato: indimenticabili.

Slow Food Bambini

Come eravamo

Ricordo soprattutto l’atmosfera fresca, frizzante, quasi spensierata, e con un pizzico di follia, di chi sta vivendo in gruppo qualcosa di rivoluzionario e dirompente. Ancora non ci rendevamo contro che quella nave pirata era destinata a cambiare il mondo della gastronomia. Ma avvertivamo che stavamo cavalcando un’onda straordinaria con il vento a favore, ed era bello sentire il vento tra i capelli, respirare quella brezza nuova, effervescente, vitale. Tutto sembrava semplice, fluido. In parte lo era: i ristoranti gourmet italiani dove fare l’esperienza gastronomica si contavano sulle dita di due mani, al massimo tre, e li potevi provare tutti in un paio di fine settimana. Oggi non ti basta un anno intero a pranzo e a cena.

Semplicità, entusiasmo, leggerezza – così nei miei ricordi – ma mai superficialità e sciatteria, e con quella giusta dose di ironia, misura e gioia di vivere che è il sale della vita.

Foto: Slow Food

 

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