Il Manifesto

La chiocciola più famosa d’Italia è nata contro i fast food

Dopo la morte di Carlo Petrini, il Gambero Rosso ripubblica il manifesto Slow Food apparso il 3 novembre 1987: il testo che ha cambiato per sempre il modo di parlare di cibo

  • 22 Maggio, 2026
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Il 3 novembre 1987 il Gambero Rosso pubblicò un testo destinato a cambiare per sempre il modo di parlare di cibo. Si intitolava semplicemente Slow-food, con il trattino, e non era un articolo gastronomico come gli altri: era un manifesto culturale e politico contro la velocità, contro il fast food e contro un modello di vita sempre più frenetico e industriale.

Firmato da Carlo Petrini, scomparso recentemente, insieme a Stefano Bonilli, Folco Portinari, Dario Fo, Francesco Guccini e altri protagonisti della cultura italiana, quel testo introduceva per la prima volta la lumaca come simbolo di una nuova idea di piacere, convivialità e consumo consapevole. Un documento storico che avrebbe dato origine a Slow Food, movimento destinato a trasformarsi in una delle realtà gastronomiche più influenti al mondo.

Ripubblichiamo integralmente il manifesto apparso sul numero 11 del Gambero Rosso, uscito alla finedel 1987.

Il manifesto Slow Food pubblicato dal Gambero Rosso nel 1987

Il numero del Gambero Rosso dove è stato pubblicato il Manifesto di Slow Food

Questo secolo è nato, sul fondamento di una falsa interpretazione della civiltà industriale, sotto il segno del dinamismo e dell’accelerazione: mimeticamente, l’uomo inventa la macchina che deve sollevarlo dalla fatica ma, al tempo stesso, adotta ed eleva la macchina a modello ideale e comportamentale di vita. Ne è derivata una sorta di autofagia, che ha ridotto l’homo sapiens ad una specie in via di estinzione, in una mostruosa ingestione e digestione di sé.

È accaduto così che, all’alba del secolo e giù giù, si siano declamati e urlati manifesti scritti in stile sintetico, “veloce”, all’insegna della velocità come ideologia dominante. La fast-life come qualità proposta ed estesa ad ogni forma e a ogni atteggiamento, sistematicamente, quasi una scommessa di ristrutturazione culturale e genetica dell’animale-uomo. Uno stile adeguato al fenomeno, pubblicitario ed emozionale, di slogan intimidatori più che di razionali considerazioni critiche. Giunti alla fine del secolo non è che le cose siano molto mutate, anzi, la fast-life si è rinchiusa a nutrirsi nel fast-food.

Il virus del fast

il primo numero del Gambero Rosso con l'articolo di Carlo Petrini

Il primo numero del Gambero Rosso del 1986, in apertura un articolo di Carlo Petrini

Due secoli abbondanti dopo Jenner, i sistemi di vaccinazioni contro ogni male endemico ed epidemico si sono ormai imposti come gli unici che diano garanzie. Perché non seguire, allora, e assecondare la scienza nella sua lezione di metodo? Bisogna prevenire il virus del fast con tutti i suoi effetti collaterali. Perciò contro la vita dinamica propugniamo la vita comoda.

Contro coloro, e sono i più, che confondono l’efficienza con la frenesia, proponiamo il vaccino di una adeguata porzione di piaceri sensuali assicurati, da praticarsi in lento e prolungato godimento. Da oggi i fast-food vengono evitati e sostituiti dagli slow-food, cioè da centri di goduto piacere. In altri termini, si riconsegni la tavola al gusto, al piacere della gola.

È questa la scommessa proposta per un progressivo quanto progressista recupero dell’uomo, come individuo e specie, nell’attesa bonifica ambientale, per rendere di nuovo vivibile la vita incominciando dai desideri elementari. Il che significa anche il ripristino di una masticazione giustamente lenta, la riacquisizione delle norme dietetiche salernitane, ingiustamente obsolete, nel recupero del tempo nella sua funzione ottimale, di organizzazione del piacere (e non della produzione intensiva, come vorrebbero i padroni delle macchine e gli ideologi del fast). D’altra parte, gli efficientisti dai ritmi veloci sono per lo più stupidi e tristi: basta guardarli.

Il simbolo della lumaca

Se poi imbarbariti dallo stile di comunicazione dominante, si reclamassero gli slogan a tutti i costi, certo non mancherebbero: a tavola non si invecchia, per esempio, sicuro, tranquillo, sperimentato da secoli di banale buon senso. Oppure: lo slow-food è allegria, il fast-food è isteria. Sì, lo slow-food è allegro!

D’altra parte sappiamo da millenni che il pieveloce Achille non raggiungerà mai la tartaruga, la quale esce vittoriosa dalla corsa. Con bella lezione non solo matematica ma morale.

Ecco, noi siamo per la tartaruga, anzi, per la più domestica lumaca, che abbiamo scelto come segno di questo progetto. È infatti sotto il segno della lumaca che riconosceremo i cultori della cultura materiale e coloro che amano ancora il piacere del lento godimento. La lumaca slow.

Firmatari

Folco Portinari, Carlo Petrini, Stefano Bonilli, Valentino Parlato, Gerardo Chiaromonte, Dario Fo, Francesco Guccini, Gina Lagorio, Enrico Menduni, Antonio Porta, Ermete Realacci, Gianni Sassi, Sergio Staino.

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