Piemonte

Caporalato e lavoro nero nelle Langhe: un business da 40 milioni di euro

La stima contenuta in un dossier di Altraeconomia riguarda il periodo tra 2023 e 2024. Il Consorzio si difende: "Dati parziali che non tengono conto della meccanizzazione del lavoro"

  • 12 Marzo, 2026
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Quasi quaranta milioni di euro. Tanto vale il lavoro irregolare nei vigneti piemontesi delle Langhe, patria di denominazioni importanti come Barolo e Barbaresco, ma anche teatro di numerosi fenomeni di caporalato negli ultimi anni. Il dato, riferito a un biennio, รจ stato stimato per la prima volta in un dossier della testata Altraeconomia, dal titolo Grappoli amari, dedicato allo sfruttamento del lavoro di migliaia di stranieri che raccolgono uve per la realizzazione di grandi vini, con diversi casi scoperti e denunciati dalle forze dell’ordine.

Il sistema di calcolo

Il lavoro realizzato da Luca Rondi parte da due recenti indagini sul sistema del lavoro nei vigneti delle Langhe. La stima รจ stata resa possibile grazie all’elaborazione dei dati del Centro per l’impiego di Alba. Il calcolo complessivo รจ stato ottenuto sommando le ore di lavoro necessarie per ogni ettaro di terreno vitato negli anni 2023 e 2024 (rispettivamente 4,8 e 5,5 milioni di ore) e mettendolo a confronto con il giro d’affari riferito al sistema dei lavoratori regolarmente assunti. Il risultato ottenuto da Altraeconomia รจ una cifra biennale compresa tra 26,3 milioni di euro e quasi 40 milioni di euro. Questo sarebbe il valore del lavoro nero nel vitivinicolo in Langa.

La difesa del Consorzio Barolo e Barbaresco

Il Consorzio di tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani parla di calcoli teorici e parziali che non tengono conto della meccanizzazione agricola, diffusa sul territorio. Uno degli ex presidenti dell’ente di tutela, Matteo Ascheri, invece, ha proposto di togliere l’uso della Docg Barolo e Barbaresco a quelle imprese che non rispettano le leggi sul lavoro, sia che le imprese vitivinicole delle Langhe diano vita alle cooperative di lavoro agricolo, in collaborazione con le istituzioni. Questo contribuirebbe, secondo Ascheri, al controllo del fenomeno. Intanto, due consigliere regionali, Alice Ravinale e Giulia Marro (gruppo Alleanza Verdi Sinistra), hanno annunciato che presenteranno delle proposte in merito, nelle aule della Regione Piemonte.

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