Quando iniziava la Quaresima, nelle campagne marchigiane comparivano sulle tavole dolcetti semplici ma ricchi di significato: le beccute. Biscotti rustici nati per recuperare gli avanzi della polenta, in un mondo in cui lo spreco non era contemplato, erano un piccolo momento di festa in famiglia nei mesi successivi alla macina del granturco.ย
Le beccute sono biscotti contadini preparati con farina di mais e arricchiti con frutta secca e disidratata. Friabili e fragranti, hanno una forma tonda e leggermente schiacciata. Tradizionalmente nascono come dolci di recupero della polenta avanzata, a cui veniva aggiunta frutta secca per renderla piรน saporita. Nella cultura contadina erano spesso consumate durante i periodi di Quaresima o a metร Quaresima, come dolci semplici che permettevano di concedersi un piccolo piacere senza infrangere le regole del digiuno, in unโepoca in cui i dolci ricchi erano limitati per motivi religiosi.
Il nome beccute ha radici popolari, deriva dal verbo โbeccareโ, per la superficie cosparsa di chicchi e frutta secca, come farebbero gli uccelli nei campi. La parola cambia leggermente da zona a zona: ad Ancona si parla di โbecciataโ, nel fanese diventa โbecรนtโ, e a Pesaro si sente anche โbeutโ. Francesco Camilloni, del panificio Lโarte bianca di Fano, รจ uno degli ultimi a produrre le beccute nella zona, e al Gambero rosso racconta: โA San Costanzo abbiamo la sagra della polenta, la piรน antica delle Marche, e ho deciso di portare questa tradizione nel mio forno. In quanto ex membro della Pro Loco, le ho riscoperte e ho voluto farla conoscere ai clienti che le apprezzanoโ.ย

Nonostante il nome e lโorigine contadina, le beccute vantano anche un legame con la nobiltร marchigiana e con uno dei piรน celebri esponenti della letteratura italiana: si dice infatti che Giacomo Leopardi ne fosse particolarmente goloso. Per questo motivo, in alcune zone delle Marche questi biscotti vengono ancora chiamati โle beccute di Leopardiโ. Camilloni ricorda infatti che โLeopardi li citava in uno dei suoi scritti, in cui racconta che li mangiava e ne esaltava il gustoโ. Certo รจ che non si puรฒ sapere quale fosse la versione delle beccute tanto amata da Leopardi poichรฉ โnon esiste una ricetta unica e originale – sottolinea il fornaio – essendo un dolce contadino, ogni famiglia aveva la sua varianteโ.

Preparare le beccute in casa รจ semplice e richiede pochi ingredienti. Per prima cosa, si fanno rinvenire in acqua tiepida lโuvetta e i fichi secchi. Questi vengono poi tritati insieme a noci e mandorle, quindi mescolati in una terrina con quattro cucchiai di olio dโoliva, un pizzico di sale, una macinata di pepe, i pinoli, lo zucchero semolato, la farina di mais e un goccio di acqua calda. Si lavora lโimpasto fino a ottenere un panetto liscio e omogeneo, da cui si ricavano tante palline di 4-5 centimetri di diametro, leggermente schiacciate in superficie. I biscotti vengono poi disposti su una teglia leggermente unta e cotti in forno. Una volta raffreddate, le beccute risultano fragranti, speziate e ricche di sapore: perfette da gustare a fine pasto con un bicchierino di passito, oppure a merenda con una tazza di tรจ. Oggi, come un tempo, le beccute continuano a raccontare la creativitร contadina, capace di inventare un dolce ricco dove cโera un piatto salato povero.
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