Vini Rari

La coppia che per amore ha fatto rinascere la viticoltura sull’isola di Capraia

Il vino come racconto dell’isola. A Capraia, tra vento e roccia vulcanica, c’è chi ha riportato in vita antichi terrazzamenti abbandonati e oggi firma microproduzioni identitarie tra ansonica e grenache

  • 05 Aprile, 2026
Per vedere più contenuti su Google, aggiungici alle fonti preferite
Per vedere più contenuti, aggiungici alle fonti preferite

Il traghetto lascia lentamente il porto di Livorno e la costa si dissolve all’orizzonte. Dopo ore di mare appare una massa scura di roccia vulcanica: è lIsola di Capraia: la più incontaminata dell’Arcipelago Toscano, selvaggia, battuta dal vento e circondata da un mare profondo. Qui il tempo scorre diversamente, e le storie nascono spesso da scelte coraggiose. Come quella della cantina La Mursa. che vi raccontiamo qui.

Francesco Cerri e Gianna Zito e il loro incontro sull’isola

La storia dell’azienda è prima di tutto una storia d’amore. Il protagonista è Francesco Cerri, giovane capraiese diplomato come perito agrario. Dopo gli studi, come molti ragazzi dell’isola, si divide tra lavori stagionali, la pesca e l’attività della famiglia, che gestisce un piccolo negozio e forno nel paese. Ma dentro di lui cresce l’idea di fare qualcosa di suo, qualcosa legato alla terra della sua isola. Poi arriva Gianna Zito. È una giovane insegnante pugliese arrivata a Capraia per una supplenza nella piccola scuola dell’isola. Doveva essere una parentesi di un anno. Invece diventa una scelta di vita. Francesco e Gianna si incontrano, si innamorano e decidono di restare. Da quell’incontro nasce una famiglia e, poco dopo, anche un progetto agricolo che avrebbe cambiato il loro futuro.

Il recupero di una terra dimenticata

Per decenni gran parte dell’agricoltura di Capraia era stata abbandonata. Molti terrazzamenti costruiti nei secoli passati erano stati inghiottiti dalla macchia mediterranea, dopo la chiusura della colonia penale che occupava una parte dell’isola. Francesco decide di recuperarli uno a uno. Con pazienza ripulisce i pendii, ricostruisce i muretti a secco e riporta alla luce antiche terrazze coltivabili. È un lavoro fisico, duro, quasi archeologico. Ma lentamente il paesaggio cambia. Su questi terrazzamenti nasce La Mursa, il cui nome richiama l’elicriso, la pianta mediterranea che profuma gran parte dell’isola.

Una viticoltura davvero “eroica”

Le vigne crescono sotto il Monte Castello dai 220 ai 300 metri sul livello del mare. Il terreno è vulcanico, pieno di pietre e minerali, e il vento soffia quasi senza tregua. Per questo Francesco sceglie di coltivare le viti ad alberello, una forma tradizionale più bassa e resistente al vento. Il vitigno principale è il grenache (chiamato anche alicante o cannonau in Sardegna), scelto perché molto simile alle varietà che un tempo venivano coltivate sull’isola e ormai scomparse.

In pochi anni vengono piantate migliaia di viti tra grenache e ansonica, tutte curate quasi esclusivamente a mano. È quella che molti chiamano viticoltura eroica: poche bottiglie, tantissimo lavoro. Ma La Mursa non è solo la storia di due persone. Accanto a Francesco e Gianna lavorano e collaborano diverse figure: Stefano Cerri, padre di Francesco, che li aiuta nella gestione e nella vita quotidiana dell’azienda, l’agronomo Stefano Dini, che supporta lo sviluppo del vigneto e l’enologo Emiliano Falsini, che segue la parte enologica. È una piccola rete di competenze che permette a questa microazienda di trasformare poche terrazze di roccia in vini di grande personalità.

I vini prodotti da La Mursa

Oggi la produzione è minuscola — poche migliaia di bottiglie l’anno — ma ogni etichetta racconta Capraia. Cè’ Frasté, un bianco da ansonaco con una piccola percentuale di malvasia aromatica passita, ci sono i due Grenache, Sulàna e Ventigghjatu e, infine, c’è anche un rosato, sempre da grenache, prodotto veramente in pochissime bottiglie, praticamente non esce dall’isola. Sono tutti vini che portano dentro il profumo del mirto, il calore delle rocce vulcaniche e la brezza salina del mare. Perché La Mursa non è solo un’azienda vinicola.

È la dimostrazione che anche in un luogo remoto, dove vivono poche centinaia di persone, è possibile costruire qualcosa di autentico. Francesco e Gianna non hanno semplicemente piantato vigne, hanno riaperto un dialogo tra l’uomo e la terra dell’isola. E quando si assaggia uno dei loro vini, si capisce subito che dentro quel bicchiere non c’è solo uva, c’è Capraia: il vento, il mare e il coraggio di chi ha deciso di restare.


Sulána 2024 – La Mursa
produzione annua 1.889 bottiglie | prezzo € 40,30

Sulàna, il vino raro premiato dal Gambero Rosso

Dei i vini prodotti da La Mursa, abbiamo inserito nella lista dei 50 Vini Rari sulla guida Vini d’Italia 2026 del Gambero Rosso il Sulàna Parliamo di una piccolissima produzione di Grenache prodotta sulle vigne terrazzate dell’isola di Capraia. È il vino che vorremmo bere tutti i giorni, fragrante e fresco, ma al contempo con carattere da vendere. Al naso è un’esplosione di frutti e fiori rossi, c’è la ciliegia, la fragolina, la rosa e l’arancia, seguite da sentori di macchia e di erbe amare. La bocca è sapida, iodata, leggermente amaricante, dal tannino setoso, ma dalla trama avvolgente e polposa. Una meraviglia, insomma.

 

L’etichetta è presente nella sezione Vini Rari della guida Vini d’Italia 2026 del Gambero Rosso, dedicata a quei vini pensati ed elaborati in una dimensione artigianale, prodotti in quantità limitate o limitatissime.

 

> Scopri tutti i Vini Rari 2026 selezionati dal Gambero Rosso

© Gambero Rosso SPA 2026 – Tutti i diritti riservati
P.lva 06051141007
Codice SDI: RWB54P8
registrazione n. 94/2021 Tribunale di Roma

Privacy: Responsabile della Protezione dei dati personali – Gambero Rosso S.p.A. – via Ottavio Gasparri 13/17 – 00152, Roma, email: [email protected]

Made with love by
Programmatic Advertising Ltd

© Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati.

Made with love by Programmatic Advertising Ltd