Rotte Mediterranee

La riscossa dei vini costieri: il nuovo stile mediterraneo che sta cambiando il nostro modo di bere

Dalle anfore dei Fenici al Marsala degli inglesi, il vino ha sempre viaggiato insieme alle idee. E oggi, dopo anni di oblio, i vigneti sul mare - dalle Cinque Terre alla Sicilia - tornano al centro della scena

  • 17 Giugno, 2026
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Nel Mediterraneo, il vino non รจ mai stato semplice merce. E nemmeno solo una fonte di nutrimento. Ha sempre viaggiato insieme a persone e idee, diventando cerniera tra i popoli. Di questo e altro si parlerร  a Rotte Mediterranee โ€“ Terra Mare Visione, lโ€™evento firmato Gambero Rosso (che il 19 giugno approderร  a Napoli, alla Stazione Marittima). Perchรฉ il mare รจ stato lโ€™autostrada degli antichi; le navi hanno depositato sulle coste vitigni che, confinati per secoli in zone isolate, si sono adattati fino a diventare โ€œautoctoniโ€. รˆ per questo che oggi le sue coste sono una riserva di biodiversitร  vitivinicola quasi senza eguali. Non solo: questo mare รจ stato anche tra i primi luoghi della globalizzazione del vino.

Il caso del Marsala

Pensiamo al Marsala, primo fine wine dโ€™Italia, nato dallโ€™interpretazione dei mercanti inglesi di una tradizione locale. La tecnica della fortificazione, ovvero lโ€™aggiunta di alcol, nasce per far arrivare il vino intatto fino a Londra, superando gli sbalzi termici e acquistando complessitร  ossidativa senza andare allโ€™aceto. In questo viaggio il vino ha smesso di essere alimento per diventare un prodotto intellettuale.

Il vino di costa come missione

Comโ€™รจ possibile, allora, che le vigne italiane vista mare abbiano perso centralitร  rispetto a quelle dellโ€™entroterra? Nella nostra penisola รจ difficile tracciare confini, perchรฉ litorale, colline e montagne sono spesso contigui. Eppure, se guardiamo ai luoghi dove lโ€™influenza del mare รจ piรน diretta, รจ chiaro che sono rimasti a lungo ai margini del โ€œrinascimentoโ€ del vino italiano. Le poche eccezioni riguardano territori nuovi: come Bolgheri, dove fino agli anni โ€˜70 si produceva tuttโ€™altro. Qui il successo รจ arrivato per lโ€™intuizione di chi, puntando sui vitigni bordolesi, ha creato un modello da zero.

Eppure, il vino mediterraneo sta vivendo una nuova primavera. รˆ un movimento recente e piuttosto disordinato, alimentato dal forte fascino che la cultura mediterranea esercita sul pubblico internazionale. A guidare la riscossa sono soprattutto piccoli progetti che vanno oltre la semplice logica del profitto. Chi fa vino nelle isole minori o sui crinali a picco sul mare deve affrontare una logistica complessa, vincoli paesaggistici rigidi e la pressione dellโ€™overtourism, che spinge verso attivitร  piรน facili. In questi contesti, produrre vino diventa piรน una missione che una professione. A volte, รจ anche lโ€™unico modo per evitare il tracollo idrogeologico.

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Vigneto a Stromboli

La viticoltura eroica delle Cinque Terre

Lโ€™esempio piรน lampante รจ quello delle Cinque Terre. ยซIn passato gli ettari di vigna in questa zona erano migliaia, oggi ne sono rimasti poco piรน di 80. Se spariscono le aziende agricole, la manutenzione dei muretti a secco viene meno e i terrazzamenti rischiano di scivolare a valleยป, spiega Konstantin Spinetti di Stella di Lemmen, una delle poche realtร  nate in zona di recente, raggiungibile solo con una monorotaia che si arrampica sui pendii. Il problema principale รจ che la manodopera qualificata รจ introvabile e i costi di produzione altissimi spesso non vengono ripagati dal prezzo finale della bottiglia. Eppure, qualche grande investitore comincia ad affacciarsi in questi scenari.

Cinque Terre - terrazzamenti vitati - eroica - panorama - Foto di Bonat da Pixabay

Nuovo stile mediterraneo

Dalla Sicilia alla Sardegna, i progetti con un taglio piรน imprenditoriale stanno lentamente crescendo. Il motivo lo spiega Thomas Duroux, ceo di Chรขteau Palmer, che ha appena avviato un progetto sullโ€™isola di Salina insieme al vignaiolo Antonino Caravaglio: ยซQuesti luoghi non solo possono produrre vini straordinari, ma soffrono meno di altri il cambiamento climaticoยป. Questo grazie a vitigni e suoli che, se lavorati bene, preservano la freschezza, oltre che a sistemi di allevamento – lโ€™alberello in primis – che proteggono la pianta dallโ€™eccesso di calore.

I nuovi vini costieri sono luminosi, con unโ€™espressione aromatica molto mediterranea – che a tratti ricorda proprio la macchia – ma piรน precisi che nel passato โ€œremotoโ€ e piรน incisivi che in quello recente. Lo sono soprattutto i bianchi, proposti sempre piรน spesso in versione secca anche dove un tempo si puntava su sole e brezze per fare vino dolce. Spesso hanno gradazioni alcoliche piรน contenute rispetto a quelli delle zone interne, parzialmente alterati nel loro profilo dal riscaldamento globale. Anche se non possono eguagliarne lโ€™aciditร , compensano con una sapiditร  intensa, quasi marina, che li rende tutto meno che piatti. Forse legata ai venti salmastri? Unโ€™idea suggestiva, per ora impossibile da dimostrare. Probabilmente deriva da diversi fattori, tra cui la ricchezza fenolica dei vitigni, che si traduce in note pungenti che rafforzano la sensazione salina.

Vigneti di Marisa Cuomo

Il nuovo vino costiero, tra vulcani e isole

Di certo, la prerogativa รจ esaltata da alcuni suoli, soprattutto vulcanici o calcarei. Non รจ un caso che la Campania, che li ospita entrambi, sia diventata uno dei territori con il filone di vino costiero piรน solido. Dai Campi Flegrei a Ischia, con la Costa dโ€™Amalfi che fa storia a sรฉ: suoli rocciosi, di origine dolomitica; poche vigne impervie strette tra i limoneti, pochissimi produttori. Ma รจ proprio qui che Marisa Cuomo e Raffaele Ferraioli producono il Fiorduva, primo bianco della costa italiana a superare certe soglie di posizionamento, finendo nelle carte dei vini piรน importanti al mondo.

Tra gli altri territori costieri di rilievo, la Sardegna, da cui รจ partito il boom del Vermentino, che oggi si allarga anche a Liguria e Toscana. In Sicilia, invece, la montagna โ€“ o meglio il vulcano โ€“ fa da traino. E il mare ha un ruolo importante anche lรฌ: separa lโ€™area dei rossi etnei, piรน continentale, da quella dei bianchi, che vengono meglio nei versanti sud e sud-est, a un tempo piรน alto e piรน esposti alle correnti. Poi ci sono le Isole Eolie, in fermento grazie alla Malvasia secca, tanto popolare che la domanda di vigneti e uva supera lโ€™offerta, e chi vuole allargarsi fa molta fatica. A Pantelleria, invece, il Passito regna sovrano, ma cโ€™รจ chi รจ andato a piantare vigne sopra i 500 metri in cerca di spinta acida per lo Zibibbo fermo.

I tre master of wine Pietro Russo, Andrea Lonardi e Gabriele Gorelli

E che dire di Marsala? Tra rilancio dei vini liquorosi e riscoperta dei Pre-British (vini ossidativi, senza fortificazione), si fanno strada i bianchi secchi, foraggiati da progetti come Salt West, di cui sono capofila i tre Master of wine italiani. ยซPerchรฉ proprio Marsala? Perchรฉ le vigne, affacciate sulle saline, godono di una stabilitร  climatica impressionanteยป, spiega Gabriele Gorelli MW. La sfida? Creare un racconto corale. Fatto di bellezza, poesia e tradizione, ma capace di unirle a sostenibilitร  economica e costanza.

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