Paesi Bassi

"Non basta proporre un buon vino: servono stile e racconto". L'importatore Conte analizza il mercato olandese

Dalla tappa di Amsterdam del Gambero Rosso, il fondatore di LaurusVini spiega come avere successo nei Paesi del Nord Europa, dove il calo dei consumi sembra aver stimolato una maggiore ricercatezza

  • 26 Marzo, 2026
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Bere meno, ma bere meglio. È questo il mantra che ha accompagnato il ritorno del Gambero Rosso ad Amsterdam. Il 23 marzo, all’H’Art Museum, la tappa olandese ha rimesso in contatto le cantine italiane con i professionisti locali – sommelier, importatori e ristoratori – in una piazza che sembra avere tutte le caratteristiche per diventare più rilevante per il vino italiano. Dalla masterclass ai banchi d’assaggio, la giornata ha offerto un confronto diretto con un mercato competitivo, ma ancora aperto.

Sia chiaro: il contesto internazionale pesa anche qui, tra tensioni geopolitiche, ridefinizione dei flussi commerciali, consumi in calo. Secondo Michele Conte, fondatore di LaurusVini e importatore italiano nei Paesi Bassi, il Nord Europa potrebbe rappresentare un’opportunità, a patto di evitare una sovraofferta poco mirata. La direzione è chiara: sostenibilità, identità e coerenza non sono più elementi accessori. «C’è un posizionamento verso l’alto –  conclude – ma anche una maggiore consapevolezza».

Cosa si beve ad Amsterdam

Che sia un mercato dinamico lo confermano in molti. Ma aperto non significa facile. Conti descrive il contesto come «molto competitivo e dinamico, aperto e reattivo», ma anche già saturo in diverse fasce.

Il punto, spiega, non è entrare genericamente, ma trovare uno spazio preciso: «Non basta proporre un buon vino: bisogna portare una storia, un territorio, un motivo credibile per meritarsi posto su una carta già ricca». È il caso del Grignolino d’Asti, vitigno poco conosciuto in Olanda, che Conte è riuscito a inserire puntando sulla bevibilità e sulla capacità di intercettare un consumo più contemporaneo. «È proprio nell’incrocio tra bevibilità e racconto che si gioca oggi la partita».

Un mercato che guarda al prezzo, ma non solo

Dalle voci raccolte emerge un dato chiaro: il mercato olandese resta fortemente orientato al rapporto qualità-prezzo. Lo conferma anche Romke van Dijk (Romke’s Wijn En Spijs): il consumatore medio acquista soprattutto nella grande distribuzione, dove il vino viene scelto per prezzo, immediatezza ed etichetta, in una fascia spesso sotto gli 11 euro. «Qui funzionano vini facili, fruttati, semplici». Accanto a questo segmento ampio esiste però una nicchia sempre più interessante di appassionati. Un pubblico più ristretto,  che cerca identità, territori e produttori. «È disposto a spendere, purché trovi autenticità e coerenza», sottolinea van Dijk.

Sulla stessa linea è Martin Rijxman, wine educator olandese: «Molti comprano ciò che già conoscono. Ma c’è una parte di pubblico che vuole capire di più». Per questi consumatori il vino diventa esperienza culturale: «Conta la storia, il terroir, l’abbinamento con il cibo». Un terreno su cui l’Italia continua ad avere un vantaggio.

Michele Conte, fondatore di LaurusVini e importatore italiano nei Paesi Bassi

Bere meno, bere meglio

«I consumi si stanno abbassando anche qui», osserva Conte. Il tema è condiviso: cresce l’attenzione al low e no alcol, così come quella verso sostenibilità e biologico. Ma non è necessariamente un segnale negativo. Secondo Conte si tratta piuttosto di una ridefinizione del consumo: si beve meno, ma meglio. Il mercato resta attento al prezzo, ma si dimostra «ricettivo» quando entrano in gioco territorialità, artigianalità e coerenza. Non a caso il suo portfolio si concentra su piccole e medie realtà, spesso biologiche, ancora poco presenti sul mercato olandese.

La chiave non è tanto la categoria – rosso, bianco o bollicina – quanto lo stile: vini più accessibili nel sorso, ma con identità. Cresce l’interesse per rossi più leggeri, immediati, per interpretazioni fresche, più contemporanee. Una tendenza confermata subito dopo lo svolgimento della masterclass sui vini d’Italia nella prima parte della giornata. «Dopo la degustazione sono tornati subito a riassaggiare il Pigato, ma erano curiosi anche verso altre etichette», racconta Laura Basso dell’azienda Durin.

Le carte che l’Italia può giocare

Su un punto gli operatori concordano: l’Italia mantiene un’immagine forte, sia sul piano del lifestyle sia su quello enologico, ma serve presenza dei produttori. Francesca Vicentini, produttrice di Soave, sottolinea il ruolo decisivo degli importatori: «Per un’azienda familiare il supporto locale è fondamentale. Permette di entrare in un contesto strutturato e creare sinergie, evitando di “navigare a vista” da soli». Anche il formato degli eventi viene promosso: «Eventi brevi come questo funzionano, sono sostenibili e permettono di concentrare incontri e attività». La ristorazione resta poi il canale chiave per il posizionamento più alto. «Il vertice del mercato passa dalle carte vini e dai sommelier», osserva Koen Bakker. È qui che trovano spazio le etichette premium, le vecchie annate, le bottiglie più rare.

I ristoranti italiani premiati

Restando in tema, ad Amsterdam, la presenza italiana è ampia e articolata. Dalla pizza di Demetra (1 Spicchio) all’offerta enologica di Vino & Friends (1 Bottiglia), fino a ristoranti come Insieme e La Fiorita (1 Forchetta). Tozi e Toscanini (2 Forchette) rappresentano una cucina italiana contemporanea, mentre Pianeta Terra, con 3 Forchette, si posiziona ai vertici della scena.

 

 

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