Si fa sempre più difficile la strada del salvataggio di Cantina Terre d’Oltrepò, la più grande cooperativa lombarda dell’Oltrepò Pavese, attualmente in mano ai commissari liquidatori. Collis Veneto Wine Group, che aveva presentato una manifestazione di interesse per ricevere le uve dei conferitori in questo 2026, sta per fare ufficialmente un passo indietro. Troppo pochi i circa 100mila quintali di uve (di cui meno di 15mila di pinot nero) per la prossima vendemmia rispetto ai 250mila richiesti. I conferimenti, di fatto, sono al di sotto delle attese. L’assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia, Alessandro Beduschi, lo aveva dichiarato pochi giorni fa: «La proposta del gruppo veneto è l’unica possibilità di salvataggio della cantina cooperativa e saranno i viticoltori a decidere come orientare il proprio futuro. Nessuno ha il potere di imporre dall’alto una scelta dopo un fallimento partito da lontano». I viticoltori hanno scelto e, con questi volumi esigui, per la cooperativa di Broni il piano industriale avanzato dal gruppo veneto, con quelle condizioni, non potrà avere seguito.
La cooperativa Terre d’Oltrepò attualmente è in stato di liquidazione coatta amministrativa. Il commissario Luigi Zingone a metà febbraio ha chiesto alla sezione fallimentare del Tribunale di Pavia che la società cooperativa sia messa in stato di insolvenza. Nata nel 2008 dalla fusione tra la Cantina di Casteggio (1907) e la Cantina sociale intercomunale di Broni (1960), Terre d’Oltrepò acquisì nel 2017 lo storico brand spumantistico La Versa. La cantina cooperativa, la più grande del territorio, è arrivata a lavorare anche 450mila quintali di uve su 5mila ettari di vigneti. Oggi i conferitori effettivi sono circa 400. Ma la proposta di Collis non ha evidentemente incontrato la disponibilità e la fiducia.

Nella storia decennale di Terre d’Oltrepò, costellata anche da rumorose inchieste giudiziarie (alcune recenti concluse nel 2025 con l’assoluzione degli ex vertici per l’accusa di sofisticazioni) che ne hanno intaccato la reputazione, le difficoltà economiche sono emerse soprattutto nel post Covid. A fine 2024, la trasformazione in società per azioni, con le polemiche per l’espulsione di alcuni soci; a inizio 2025, il contenzioso col distributore Mach & Schuhle concluso con una richiesta di pignoramento (poi sospeso) ai danni della cooperativa; nell’estate 2025, le dimissioni del consiglio di amministrazione che fece un passo indietro per favorire il rilancio della società, con il senatore Gian Marco Centinaio che già intravedeva nel commissariamento l’unica soluzione per il salvataggio. La nomina del commissario da parte del Mise è poi arrivata ad agosto dello scorso anno, assieme a tutta un’altra serie di difficoltà più recenti come la mancanza di accesso al credito. Non sono mancati gli appelli della politica a vari livelli per un salvataggio, ma non è mancata neppure la sfiducia dei conferitori verso una cantina con circa 35 milioni di euro di debiti, secondo quanto reso noto dallo stesso commissario governativo.
Il futuro resta incerto. Ora, nonostante l’atteso passo indietro di Collis Veneto Wine Group, per Terre d’Oltrepò si potrebbero aprire strade alternative per il salvataggio, con l’ingresso in campo di nuovi player. La società pavese Losito e Guarini, attiva nel settore dell’imbottigliamento, aveva dato la disponibilità e l’interesse verso la cooperativa di Broni, pur lamentando di non avere ottenuto risposte dalla Regione. «Il rilancio si complica ma non è naufragato e come Confcooperative Lombardia – dice il direttore Enrico De Corso – ci auguriamo che la soluzione sia trovata all’interno dello stesso mondo della cooperazione, piuttosto che in quello privato. Una realtà di questa importanza per l’economia locale deve produrre valore che resti sul territorio. Sia il commissario governativo (Luigi Zingone; ndr) sia l’amministratore unico della società per azioni (Giampaolo Cocconi; ndr) si stanno prodigando per costruire delle soluzioni. Difficile credere a un’eventuale vendita a lotti dei beni di Terre d’Oltrepò. Invece, occorre lavorare perché si riesca a garantire la continuità industriale».
Intanto, un comitato di circa cento soci della Terre d’Oltrepò ha chiesto alla Regione di anticipare i ristori per i raccolti persi durante la campagna 2024, colpita dalla peronospora.
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