Nel 2022 una famiglia salvadoregna ha scelto la Garbatella – ex quartiere operaio di Roma – per aprire Pulgarcito, un locale piccolo e caloroso nato con una missione precisa: tramandare e condividere una cucina che, fuori dai confini centroamericani, in pochi conoscono davvero. Il piatto centrale è la pupusa, piccola pizzottella tonda che ricorda la tigella, si fa di mais, si cuoce al momento sulla piastra e si farcisce prima della cottura. Si spezza con le mani, e all’interno si nasconde del formaggio filante. Le varianti non mancano: ai fagioli, al maiale, con jalapeño, con aglio, con manzo marinato e ognuna ha la sua personalità.

Le pupusas hanno una storia lunga. Quando il mais scarseggiava, la tradizione si reinventò: al mais si sostituì il riso, e da quella costrizione nacque una delle varianti più celebrate, quella di Olocuilta, la città delle pupusas, un nome che ogni salvadoregno conosce. Molti di loro portano questa eredità ovunque vadano, e la famiglia di Pulgarcito non fa eccezione.

Come da tradizione, Pulgarcito le accompagna con il curtido, un’insalata fermentata di cavolo cappuccio, carote e cipolla in acqua, aceto e sale, e da una salsa rossa agrodolce. Come recita il detto salvadoregno: “Con su salsa son más ricas”. L’acidità del curtido non è un contorno decorativo, bilancia il grasso del formaggio e pulisce il palato tra un morso e l’altro.
Ma il menu non si esaurisce nelle pupusas. La carne alla plancha arriva con guacamole, chimichurri, cetrioli e tortillas di mais. C’è un involtino di mais ripieno di gallina, fagiolini, patate e salsa di brodo di gallina, un fagotto di pannocchia con panna acida e i tacos, altra presenza fissa del menu.
I burritos, con manzo di ottima qualità, morbido e succoso, accompagnato da guacamole, formaggio, riso e chimol, oppure in versione pollo, chiudono un quadro generoso e articolato.

Le bevande meritano attenzione. Oltre alle birre salvadoregne, il margarita al tamarindo è fresco e dissentate, con un bordo speziato di sale e tamarindo, è il cocktail perfetto per accompagnare piatti ricchi e conditi. Per chiudere, il caffè de olla, lungo e aromatizzato alla cannella, proveniente dalla torrefazione al civico accanto. E i bicchieri di orzata con ghiaccio, per chi preferisce qualcosa di più rinfrescante.
Qualche tavolino sotto un ombrellone, le luci basse e il passaggio continuo del quartiere creano un’atmosfera semplice e viva. Pulgarcito diventa così il posto perfetto per l’arrivo della stagione calda: sedersi qui, ordinare un margarita al tamarindo e un piatto di pupusas, e lasciarsi trasportare dal gusto di El Salvador e il ritmo della Garbatella.
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