Il 14 esimo Rapporto Ristorazione 2026 di FIPE-Confcommercio mette l’accento sulle persone: impiegati ma anche imprenditori. Prende infatti le mosse da un focus sull’imprenditoria di settore, che si conferma un inclusivo e dalla forte biodiversitร , per dare conto di un panorama di piccole e piccolissime aziende che proprio per le loro caratteristiche sono strettamente legate alla figura dell’imprenditore.
In ballo c’รจ il passaggio generazionale. ยซQuando si parla di piccole e piccolissime imprese รจ evidente che il ruolo dell’imprenditore รจ decisivo, e non solo per capire il successo dell’azienda, ma anche per intercettare le traiettorie di sviluppo di un intero settoreยป ha spiegato Luciano Sbragia nell’introdurre l’appuntamento annuale che stavolta dร conto di una moderata crescita nell’anno appena trascorso.
L’appuntamento, presentato all’indomani dello scoppio della guerra in Medio Oriente con la crisi energetica che ne consegue, risente perรฒ di un’incertezza che obbliga a rimodulare le aspettative di inizio anno.

โIl Rapporto Ristorazione 2026 ci restituisce lโimmagine di un settore che resiste al rallentamento dellโeconomia, registrando una crescita del valore aggiunto e dei consumi, a conferma di quanto la ristorazione sia un pilastro irrinunciabile della vita quotidiana degli italiani, ha commentato Lino Enrico Stoppani, Presidente di FIPE-Confcommercioโ.
Le crescenti difficoltร delle imprese nel reperimento del personale, trovano riflesso nella flessione dellโoccupazione dipendente, confermando lโesigenza di politiche attive che favoriscano lโincrocio tra domanda ed offerta di lavoro, la continua riqualificazione professionale e una migliore strategia sugli orientamenti scolastici per i giovani. Le trasformazioni demografiche, le difficoltร sui temi della produttivitร e marginalitร stanno innescando profondi cambiamenti nel settore, con il modello familiare che, se rimane la prevalente forma di accesso e organizzazione dellโimpresa, รจ perรฒ chiamato a una profonda evoluzione per valorizzare le qualitร e non disperdere i valori che hanno portato la cucina italiana al riconoscimento UNESCO โ Patrimonio immateriale dellโumanitร โ.

Il Rapporto evidenzia il consolidamento del trend positivo, che nel 2025 ha registrato un aumento di mezzo punto percentuale del valore aggiunto del comparto, che raggiunge quota 59,3 miliardi di euro; anche i consumi del fuori casa sono in aumento dello 0,5% sul 2024 โ arrivando a 100 miliardi di euro โ ma il dato registra ancora il segno meno se rapportato ai livelli pre-Covid (-5,4%).
A fronte di questo lieve aumento, diminuisce il numero dei pubblici esercizi che si assesta su 324mila imprese, in flessione sul 2024 (e ancora piรน in flessione rispetto al 2019) complessivamente del -1%, che perรฒ diventa -2,2% nel comparto bar (che risente della trasformazione di format e modelli di business), mentre le aziende della ristorazione sono il -0,4%. In aumento il catering e la ristorazione complessiva (+3,5%).
Il dato negativo dipende soprattutto dalla diminuzione nella natalitร aziendale (nel 2025 sono nate 3009 imprese in meno rispetto al 2019 con un tasso di natalitร รจ sceso dal 4,1% al 3,1%). Rimane comunque un tessuto ricco, ma fortemente influenzato da un tasso di sopravvivenza pari al 57%: solo un’impresa su due รจ ancora presente dopo di 5 anni. ยซQuesta flessione potrebbe non essere necessariamente un’accezione negativa, ma il sintomo che restano nel settore imprese piรน strutturate, in grado di fare fronte a un mercato che sta cambiando, sempre piรน complesso, in grado di adattarsi ai cambiamenti anche della domandaยป spiega Giulia Erba che ha presentato parte del rapporto relativa all’aspetto economico.
La flessione riguarda da vicino le imprese giovanili (in calo del 6,1%); nonostante nei pubblici esercizi si registri una incidenza elevata di queste imprese, pari a 11,7% rispetto alla media nazionale. Una forte presenza anche di imprese a guida femminile (il 28,7% a fronte di una media italiana del 22,2%) e guidate da stranieri, testimonianza di un settore inclusivo, storicamente sbocco di tante persone straniere, ma anche per la diffusione ristoranti di cucina internazionale.
Diminuisce lโoccupazione di circa 114.000 unitร (-10,3%): circa un milione gli occupati dipendenti nel 2025, in lieve flessione rispetto al 2024 ma al di sopra del 2019. Il 60,5% degli occupati viene assunto con un contratto a tempo indeterminato.
In termini di etร , tengono i piรน giovani (il 61,6% dei lavoratori รจ under 40), ma soprattutto gli over 60 (in incremento rispetto al 2019), sintomo di una maggiore permanenza nel mercato del lavoro delle persone piรน mature quindi con una maggiore esperienza. Il motivo? Da una parte per effetto della crisi demografica, dall’altra per la carenza di personale. Un’impresa su due dichiara di avere difficoltร nel reperire del personale, per mancanza di competenze o di candidati. La ricerca di personale delle figure piรน richieste – camerieri, cuochi e baristi – puรฒ arrivare fino a quasi 5 mesi.
Il settore del fuori casa ha un problema di produttivitร strutturale: il valore aggiunto cresce lentamente rispetto alle ore lavorate, quindi necessita di piรน ore di lavoro per riuscire a rimunerare i fattori produttivi e i capitali. Rrispetto al 2024 cala di un punto percentuale e rimane netta la distanza dai valori di dieci anni fa.
Per far fronte a questa difficoltร il 28,4% delle imprese hanno adottato diverse strategie con investimenti mirati (e il 25,8% delle attivitร li ha in programma nel 2026): chi nel rinnovamento del locale (a partire dal concetto che mangiare fuori sia un’esperienza in cui confluiscono fattori tra cui l’ambiente), chi nella riorganizzazione dell’attivitร , chi nel cambiamento di format. E qui torna all’idea che restano sul mercato imprese piรน strutturate, in grado di adattarsi e adeguarsi ai cambiamenti del settore e della clientela. Altri, infine, hanno investito in nuove tecnologie e nell’efficientamento energetico.

I consumi nel 2025 hanno toccato soglia 100 miliardi di euro registrando un aumento dei prezzi del 3,2% sul 2024 con un adeguamento dei listini legato all’andamento dell’inflazione. Si tratta di un settore (che include bar, pizzerie e ristoranti) in cui lo scontrino medio รจ 10,70โฌ e in cui le occasioni a maggior valore generano meno del 40% delle visite. Ma รจ un settore strettamente collegato alle dinamiche dei prezzi a consumo in una panorama fortemente colpito dalla crisi del settore energetico nel 2022 e che deve fare i conti con un nuovo scenario critico sul fronte energetico, quello innescato dal conflitto in Medio Oriente.
Il consumo fuori casa รจ andato crescendo negli anni, confermandosi come pilastro della socialitร sostenuto dalla presenza di stranieri, a fronte della flessione della domanda interna, soprattutto nella fascia d’etร centrale (che raccoglie il 40% delle visite fuori casa, legate fortemente all’orario lavorativo), mentre cresce nella fascia fino ai 34 e dopo i 55 anni.
A gennaio, quando nulla lasciava presagire gli scenari geopolitici attuali, il comparto era moderatamente ottimista verso l’immediato futuro con un saldo tra risposte positive e risposte negative del 30,6%. Oggi la stessa Banca d’Italia ha rivisto le sue previsioni, ben sapendo che non รจ possibile tornare indietro una volta che si รจ generata l’inflazione: se a dicembre prevedeva una crescita del PIL dello 0,6% e un’inflazione pari al 0,4% oggi dice che se la guerra si concluderร in tempi brevi avremo una crescita del PIL di 0,5% ย e un’inflazione del 0,6%. In caso di tempi piรน lunghi lo scenario avverso suggerisce una crescita nulla del PIL e un innalzamento dell’inflazione pari al 4,5%.

Fabio Pisani e Alessandro Negrini de Il Luogo di Aimo e Nadia (subentrati nella societร ), Betty Staccoli (entrata nell’attivitร di famiglia)
ยซQuando parliamo di micro e piccole imprese, come nel caso della ristorazione, l’imprenditore รจ il cuore pulsante dell’attivitร e quindi capire la sua storia, personale, professionale e familiare, capire le motivazioni che l’hanno spinto ad avviare il progetto imprenditoriale e le aspettative nei confronti della propria famigliaยป ha spiegato Daniele Ferretti.
Si tratta di una imprenditoria matura dal punto di vista anagrafico con un etร del 60% a piรน di 50 anni, e da quello imprenditoriale perchรฉ l’etร media di attivitร รจ 19 anni, 1 azienda su 2 ha oltre 20 anni di attivitร . Ed รจ inoltre un’imprenditoria fortemente vocazionale o legato a una storia familiare: il 41% sono imprenditori per passione (con una marcata identificazione con il proprio mestiere e la propria attivitร . Il 34% sono gli imprenditori per tradizione familiare, ci sono poi imprenditori che hanno scelto questa strada per un desiderio di autonomia e di affermazione della propria identitร . Solo una quota residuale รจ legata a ragioni di opportunitร economica o vincoli, i cosiddetti imprenditori per necessitร . La ristorazione รจ una scelta vocazionale, identitaria, non รจ mai una scelta su opportunitร pragmatica. Al punto che il 54,3% non si riesce ad immaginare con un altro lavoro e il 65% si riconosce un ruolo sociale nella comunitร perchรฉ si riconosce come un punto di riferimento per le persone del proprio territorio.
La famiglia รจ un asset strategico con un contributo operativo (il 70% degli imprenditori รจ coadiuvato nella gestione quotidiana dai propri familiari e nelle aziende com piรน soci, tre volte su quattro questi sono familiari), di sostegno nell’avvio e nella gestione imprenditoriale, ma anche di trasmissione di valori, esperienze e saperi. Un imprenditore su due dichiara di avere familiari che lavoravano in un’attivitร di ristorazione. Il 37%, gli imprenditori hanno avviato una proiettivitร proprio nell’ambito di un passaggio generazionale, poi ci sono subentro nell’attivitร commerciale da terze persone o ad esempio l’avvio di una start-up.
Un tema importante a livello di riflessione sul tessuto imprenditoriale italiano, che incrocia dinamiche strutturali come la crisi demografica, รจ quello del passaggio generazionale. Il 48,6% ha figli occupati in azienda, ma il 45,4% preferirebbe che avessero un percorso professionale diverso: il 10,5% degli imprenditori desidera una continuitร generazionale, che anche 16,2% auspica, invece, ma senza alcun condizionamento, tanti esprimono preoccupazione per i sacrifici, gli impegni e le incertezze di questo mestiere; il 24,4% sostanzialmente non ha un’opinione perchรฉ consapevole degli elementi positivi e negativi. Tra questi l’impegno richiesto: 8 titolari su 10 lavorano oltre 40 ore settimanali, 1 su 2 supera le 60 ore.
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