«Nel turismo c’è l’enoturismo, su cui io mi voglio molto impegnare: oggi vale 3 miliardi di euro ed è un segmento in crescita. Presto arriverà un tavolo tecnico». Con queste parole Gianmarco Mazzi, nuovo ministro del Turismo, ex sottosegretario alla Cultura, ha segnato a Vinitaly una delle prime linee d’azione del suo mandato mettendo il vino al centro delle strategie turistiche italiane.
Lo abbiamo intercettato al termine del convegno Vino e longevità: cultura, salute, convivialità, promosso da Signorvino, dove al termine del dibattito, in cui si è discusso a lungo di vino e salute, il ministro ha ribadito l’importanza del comparto all’interno del turismo italiano, definendolo «un mondo che mi ha emozionato» per la passione e la tradizione che gli imprenditori gli hanno trasmesso.
Nel suo intervento, Mazzi ha insistito su un concetto: «Non è solo alcol, il vino racconta una storia e quindi dobbiamo tutelarlo e difenderlo». E soprattutto, «il vino, se consumato moderatamente, non fa male alla salute». Ha poi introdotto una visione che sposta il paradigma: l’enoturismo come forma di turismo del benessere.
«Non fa parte solo dell’enogastronomia, ma del turismo wellness», perché lega convivialità, territorio e qualità della vita. Un segmento che, oltre a generare valore diretto per le cantine, può diventare uno strumento concreto per redistribuire i flussi turistici e alleggerire la pressione sulle grandi città. Da qui parte la sua riflessione – ancora in fase iniziale – su come trasformare un insieme di esperienze locali in un sistema più strutturato.

Il nuovo ministro del Turismo con il presidente Sergio Mattarella
A Vinitaly ha annunciato che il governo investirà sull’enoturismo. Quali sono le misure concrete che pensa di mettere in atto?
Stiamo ancora ragionando. Sicuramente oggi, per intervenire sulla distribuzione dei turisti è fondamentale la tecnologia. Mi hanno parlato di una grande piattaforma, una delle più grandi al mondo, che potrebbe essere utilizzata, una volta implementata, per informare le persone su tutte le cantine.
Parliamo di una piattaforma online dove concentrare le richieste?
Sì la stiamo valutando.
Oggi l’enoturismo in Italia è un insieme di realtà locali: può davvero diventare un sistema industriale?
In queste ore ho parlato con molti operatori dell’enoturismo, con chi si occupa di incoming dagli Stati Uniti e dall’Italia: adesso realizzerò un tavolo per parlarne.
Quindi convocherà un tavolo ministeriale?
Questa è l’intenzione, perché sono loro che mi devono dare indicazioni, sono molto più esperti di me. Oggi ho incontrato persone che da vent’anni lavorano nel turismo: mi attiverò in modo concreto per parlare del tema.
Il ministro Mazzi con l’omologo Francesco Lollobrigida
Per questo parlava di modello Napa Valley?
La Napa Valley sicuramente è un modello, ma anche questa è solo una valutazione. Alcuni mi dicono che è un modello a cui fare riferimento, altri mi dicono che non lo è, perché nasce in un contesto diverso.
Lì le aziende sono molto più grandi…
Devo capire bene e per questo farò un tavolo. Credo molto in questo segmento, perché ho visto i numeri in crescita. E lo vedo anche come un piccolo scudo alla crisi internazionale: può intercettare turisti domestici, italiani che viaggiano in Italia, ma anche europei. Immagino che molti turisti, nella stagione che si avvicina, possano decidere di restare in Europa e guardare all’Italia come meta ideale.
Una leva contro l’overtourism? Ormai molte città sono invase…
Potrebbe sì. Ho parlato con rappresentanti della Toscana che mi hanno spiegato tutte le potenzialità dei loro territori. Se riusciamo a raccontarle bene possiamo portare i turisti nelle cantine, dobbiamo capire però come mostrarle e comunicarle per motivare i turisti a scoprirle e a cercarle.
Il turismo dal Medio Oriente è destinato a calare per via delle tensioni internazionali. State pensando a contromisure?
Tutto il governo è impegnato. È evidente che monitoriamo la situazione e ragioneremo su contromisure.
Ovvero?
Se prevedi che da un territorio arrivino meno turisti per ragioni oggettive, devi andare a cercarli altrove. Dovremo promuovere il turismo interno, penso, ovviamente, all’Europa. Dobbiamo lavorare su questo continente, perché sarà il turismo europeo a muoversi al suo interno. In Europa siamo i numeri due in questo momento e potremmo anche essere i numeri uno.
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