Nella recente fotografia della popolazione italiana fatta dall’Istat, insieme ai trend consolidati dell’invecchiamento e delle nascite in calo, vi è un dato che colpisce: in Italia, oltre un terzo delle famiglie, il 37,1%, è composto da una sola persona. Un dato così forte, peraltro in vertiginosa crescita, comporta un ripensamento di moltissimi aspetti della nostra società: cambia la cura delle persone, cambiano le dimensioni delle case, cambiano i servizi, cambiano le città. E inevitabilmente cambia, o dovrebbe cambiare, il cibo.
L’organizzazione del cibo come momento di riunione della famiglia, attorno al desco familiare o al ristorante, oggi è messa in discussione, ma siamo solo all’inizio. E non siamo pronti. Le persone sole hanno bisogno non necessariamente di meno varietà, ma certamente di porzioni più contenute: la confezione famiglia, quel formato pensato per quattro o cinque persone, che ha dominato gli scaffali per decenni, dovrà cedere terreno alle monoporzioni, alle confezioni ridotte, ai formati riprogettati per chi cucina per sé e soprattutto attenti a limitare lo spreco, sempre in agguato quando di una confezione si utilizza solo una parte di prodotto. Questa non è più una nicchia, ma un mercato che si riscrive e di cui dovremmo essere consapevoli, produttori, consumatori, osservatori.

Poi c’è il ristorante e, in generale, il mangiare fuori da soli. E qui la partita è più complessa, perché mangiare fuori da soli non è solo una questione logistica: è, o dovrebbe esserlo, un’esperienza sociale (e in molti, nomi noti, addetti ai lavori o gente comune, se ne sta sempre più appassionando). Il tavolo per uno è invece ancora il convitato di pietra della ristorazione italiana: è difficile da gestire, economicamente e umanamente, abbassa la rotazione, occupa spazio, produce meno copertura per metro quadro. Un cliente solo richiede anche una diversa accoglienza e un diverso servizio, attento e disponibile per dire una parola in più se serve, più defilato se il cliente è lì per pensare, deve leggere un documento di lavoro o vuole mangiare bene e basta. Questo dovrà riguardare anche la progettazione dei locali, in cui gli spazi per i clienti singoli non siano strapuntini, ma parte dell’esperienza.
Io mangio spesso da solo al ristorante, per necessità, per scelta, per piacere, conversando con gli osti e sempre guardandomi in giro, capendo quando questo è una risorsa e quando un fastidio. Trattate bene noi mangiatori solitari, siamo il futuro.
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