Forte presenza di enoturisti provenienti dall’estero. Sempre più cantine registrano un aumento dei visitatori e una crescita della produzione energetica da fonti rinnovabili. Sono le tendenze emergenti dal report sull’enoturismo siciliano che Assovini Sicilia ha commissionato al Lumsa-Ceseo (Centro Studi Enoturismo e Oleoturismo) presentato lunedì 11 maggio all’Oratorio dei Bianchi di Palermo ad apertura della 22esima edizione di Sicilia en primeur che riunisce nell’isola, dall’11 al 15 maggio, oltre cento giornalisti da tutto il mondo alla scoperta del vino locale attraverso degustazioni, visite nelle cantine e dialogo con i produttori associati.
L’indagine riguarda 85 delle 101 aziende che aderiscono ad Assovini Sicilia. Si tratta di cantine che rappresentano una parte fondamentale del patrimonio enologico dell’isola, coprendo una percentuale elevata della produzione e del fatturato complessivo del vino siciliano: il 95% delle aziende produce vini a denominazione di origine controllata mentre l’export rappresenta oltre il 50% delle vendite. Le aziende sono caratterizzate dalla filiera completa (controllano l’intera catena produttiva, dal vigneto alla bottiglia), dall’impronta internazionale (hanno una forte visione orientata all’esportazione e ai mercati esteri), dall’innovazione e dall’ospitalità (sono pionieri nell’enoturismo e investono costantemente in pratiche sostenibili).
Pur rappresentando numericamente solo circa il 10% degli imbottigliatori regionali e una frazione minima delle oltre 30 mila aziende agricole totali, le 101 aziende di Assovini Sicilia costituiscono l’élite commerciale e qualitativa del comparto.

Premesse necessarie per contestualizzare i dati della ricerca basati su tre numeri principali. Quasi 75 ospiti su 100 sono clienti stranieri, il che dimostra che la Sicilia del vino di qualità vive già una proiezione internazionale dell’accoglienza. Sono 61 su 100 le cantine che aumentano i visitatori nel 2025. Ciò significa che il mercato non è all’anno zero ma può essere gestito meglio. Circa 87 cantine su 100 producono energia da fonti rinnovabili, un elemento di grande attrattività per una regione caratterizzata da un’ampia diffusione del vigneto biologico. Come spiega Antonello Maruotti, coordinatore scientifico Ceseo e docente di Statistica presso l’ Università Lumsadi Roma, «il nodo economico non è attrarre: piuttosto è monetizzare meglio ogni visita. Quando il visitatore arriva, deve fermarsi, spendere, ricordare e tornare».
C’è un altro dato molto rilevante: per 42 cantine su 100 l’enoturismo rappresenta oltre il 10% del fatturato, al di là della vendita diretta del vino. Ancora troppo poco probabilmente, ma già un dato promettente che spiega le enormi potenzialità del settore nell’isola. Secondo gli autori della ricerca, infatti, «chi arriva nell’isola ha già scelto, è in cerca di una esperienza chiara e senza attriti, spende volentieri – acquista, mangia, spedisce, prolunga la visita – e ritorna in qualche modo grazie a qualche forma di follow-up. L’obiettivo dunque è far spendere e fidelizzare un visitatore che è già sul posto».
L’enoturismo nelle cantine affiliate ad Assovini non parte da zero: i flussi aumentano e 38 cantine socie su 100 superano i 2mila visitatori annui. Una situazione in parte contraddittoria. Come spiega la ricerca, infatti, la Sicilia ha un doppio profilo: una parte del sistema è ancora piccola, ma un’altra – quella legata alla qualità, alla filiera completa e alla internazionalizzazione – ha già le carte in regola per affrontare le sfide dell’enoturismo. La presenza di quasi il 75% di visitatori stranieri, soprattutto da Europa e Usa, ha delle conseguenze operative: l’uso delle lingue da parte del personale, le modalità di prenotazione chiara, i contenuti prima dell’arrivo e la disponibilità di transfer diventano standard minimi di competitività.

Secondo il report Ceseo, il visitatore tipo è adulto, curioso e con capacità di spesa. Quasi il 92% dei visitatori rientra nella fascia di età tra i 30 e i 50 anni: un target maturo che segnala la rarità dei giovanissimi e, cosa più sorprendente, della fascia dei senior. Un profilo che richiede contenuti di qualità, servizi evoluti e proposte premium. E visto che si parla di aziende ‘evolute’, i numeri dell’offerta sono già positivi: 87 cantine su 100 dispongono di un punto vendita attrezzato, 92/100 hanno la sala degustazione, 82/100 mettono in campo personale formato, 89/100 realizzano percorsi di visita. Così, la vendita vino ai turisti e le visite a pagamento rappresentato oggi le voci di ricavo più significative. Più deboli invece le voci più deboli sono invece quelle relative ai pasti e ai pernottamenti.
Insomma, l’accoglienza fa parte ormai della cultura di queste cantine, ma l’enoturismo può ancora crescere solo a condizione di estendere nel tempo la permanenza dei visitatori. Per farlo bisognerà però puntare al rafforzamento di alcuni servizi: per esempio, la ristorazione (oggi offerta da 37 cantine su 100), la ricarica per le auto elettriche (28/100) e la possibilità di pernottamento (offerta limitata al 23,5% delle aziende monitorate). Allo stesso modo va rafforzata la parte relativa a spedizione, gift card e follow up.
«Il salto di valore economico si gioca sulla moltiplicazione di tempo, servizi e occasioni di spesa dentro l’impresa. Quando il visitatore arriva deve spendere più di quantomaveva programmato e uscire felice. Far spendere meglio chi è arrivato costa meno che acquisire un nuovo cliente», avverte Maruotti.
Al di là dell’apertura mentale e dell’impegno delle aziende, l’enoturismo fatica a diventare sistema quando si parla di alleanze e accesso. Da un lato, emerge la difficoltà di trasformare con un serio coinvolgimento in vantaggio reale le strade del vino, le agenzie e i resort già presenti nel territorio. La rete c’è già: manca ancora la capacità di farla lavorare come distribuzione di valore. Dall’altro lato, ritorna l’annoso tema della mobilità interna all’isola. Il visitatore straniero raggiunge comodamente la Sicilia in aereo, ma dall’aeroporto in poi i trasferimenti diventano complicati e possono trasformarsi in una barriera economica. Per esempio, la metà dei transfer dall’aeroporto supera i 100 euro di spesa.
«L’accessibilità è parte dell’offerta: se non è chiara, il visitatore straniero rinuncia o spende altrove», si legge nella ricerca. Infine, resta ancora limitato l’utilizzo di strumenti più evoluti: solo un’azienda su cinque dispone di un “wine club” strutturato e solo tre aziende su 10 dichiarano di utilizzare l’intelligenza artificiale nell’ambito del marketing e della comunicazione.

«Parlare di vino in Sicilia significa inevitabilmente parlare di viaggio. Un viaggio che va oltre la degustazione e diventa esperienza culturale, incontro con i territori, con le comunità e con le identità profonde dell’isola», dice Mariangela Cambria, presidente di Assovini Sicilia. Giunta alla fase finale del suo mandato, rilancia la sfida: «Oggi l’enoturismo è una leva strategica fondamentale: non solo un’opportunità economica per le aziende, ma uno strumento potente per raccontare il vino attraverso il paesaggio, la gastronomia, l’arte e il patrimonio umano della Sicilia».
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