Cambiamento climatico

Prima soffrono allevamenti e campi. Poi aumenta il prezzo del cibo

Dal latte al pesce fino a caffè e cacao: il caldo estremo e il possibile rafforzamento di El Niño potrebbero mettere sotto pressione la filiera alimentare globale

  • 29 Giugno, 2026
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Animali che crescono più lentamente e pesci che cambiano mare potrebbero ridurre la disponibilità di carne e prodotti ittici sulle nostre tavole. Sono alcuni degli effetti che il caldo estremo sta già producendo sulla filiera alimentare. E con il possibile rafforzamento di El Niño la pressione potrebbe aumentare ancora.

Perché il caldo colpisce la filiera alimentare

Il 2026 è già segnato da ondate di calore che stanno mettendo sotto pressione allevamenti, pesca e produzioni agricole. E la situazione potrebbe peggiorare. Secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), nella seconda metà dell’anno potrebbe svilupparsi El Niño, il fenomeno climatico che altera piogge e temperature su scala globale e potrebbe aggravare un contesto climatico già messo a dura prova dal caldo estremo, soprattutto nella seconda metà del 2026, con ripercussioni climatiche fino al 2027.

Gli effetti sugli allevamenti

Tra i comparti che ne risente maggiormente c’è quello zootecnico. Quando le temperature superano determinate soglie, bovini, suini e pollame riducono l’assunzione di mangime per produrre meno calore. Gli animali crescono più lentamente, aumentano i costi per gli allevatori e cala la disponibilità dei prodotti nei supermercati.

Le vacche da latte sono tra gli animali più sensibili allo stress termico e, durante periodi prolungati di caldo, possono produrre meno latte. Le ripercussioni si estendono così all’intera filiera lattiero-casearia, dai formaggi ai derivati. Se il fenomeno dovesse svilupparsi e contribuire a rendere il clima più caldo anche nel bacino del Mediterraneo, un Paese come l’Italia, leader mondiale per molte produzioni del settore, potrebbe risentirne in modo significativo.

Cosa succede a pesce e agricoltura

Le conseguenze non riguardano soltanto gli allevamenti. Il caso più noto è quello delle acciughe del Perù: quando le acque del Pacifico si riscaldano diminuisce la risalita delle correnti fredde ricche di nutrienti, cala il plancton e l’intera catena alimentare marina entra in difficoltà. Nel Paese sudamericano sono già state introdotte restrizioni alla pesca per proteggere gli stock ittici, un esempio concreto di come un’anomalia climatica possa incidere sull’economia della pesca.

Anche il Mediterraneo sta cambiando. L’aumento della temperatura del mare favorisce la diffusione di specie provenienti da aree più calde, come il granchio blu e il pesce leone, con conseguenze per la biodiversità e per l’attività dei pescatori.

Dai campi allo scontrino

I mercati agricoli, intanto, hanno già iniziato a muoversi: dall’inizio dell’anno le quotazioni del grano sono salite di circa il 20% e quelle del riso del 15% nei principali mercati asiatici.

Le colture più esposte sono quelle che dipendono da un delicato equilibrio tra piogge e temperature. Riso, caffè, cacao e canna da zucchero sono tra le produzioni più vulnerabili: se i raccolti diminuiscono, le quotazioni salgono e, con il tempo, gli aumenti possono riflettersi anche sui prezzi al consumo.

Gli effetti sull’Italia

L’Italia non è tra i Paesi maggiormente esposti agli effetti diretti di El Niño. Tuttavia, se il fenomeno dovesse accentuare un contesto climatico già segnato dal riscaldamento globale, anche il Mediterraneo potrebbe andare incontro a ondate di calore più intense. Allo stesso tempo il nostro Paese è profondamente legato alle filiere alimentari mondiali: importiamo quasi tutto il caffè che consumiamo, dipendiamo dall’estero per cacao e altre materie prime e produciamo eccellenze agroalimentari sempre più esposte agli effetti del caldo.

El Niño, da solo, non basta a spiegare l’andamento dei prezzi. A incidere sono anche energia, fertilizzanti, trasporti e tensioni geopolitiche. Ma gli episodi del passato insegnano che quando il clima mette sotto pressione contemporaneamente alcune delle principali aree agricole e ittiche del pianeta, gli effetti si propagano lungo tutta la filiera.

Prima si scaldano le acque del Pacifico. Poi rallentano i raccolti, gli animali producono meno latte, i pesci cambiano rotta. Solo alla fine arriva lo scontrino del supermercato.

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