Le vigne, almeno per ora, non sembrano aver accusato il colpo. Ma il momento decisivo deve ancora arrivare. L’ondata di caldo che sta investendo l’Italia e buona parte dell’Europa accompagna una fase delicata del ciclo vegetativo e, se dovesse proseguire, potrebbe cambiare il volto della vendemmia 2026. Emiliano Falsini, tra gli enologi italiani più apprezzati e consulente di aziende dalla Toscana all’Etna fino al Piemonte, invita a evitare facili allarmismi: «Le prossime settimane saranno decisive».

Siamo già in una fase delicata della stagione oppure è ancora presto per capire quale direzione prenderà l’annata?
Sicuramente stiamo vivendo temperature anomale, molto elevate. In questa fase, però, non si osservano ancora sintomi evidenti di stress, perché siamo ancora relativamente all’inizio della maturazione, almeno per la maggior parte delle varietà e delle aree viticole. È evidente, però, che se questa ondata di calore dovesse proseguire nelle prossime settimane inizieremo probabilmente a vedere situazioni di difficoltà . Temperature così elevate, unite a una forte radiazione solare, possono comunque limitare l’attività fotosintetica della pianta.

Siccità nel Mazarese – grappoli – foto Cia Sicilia
Qual è oggi il rischio maggiore: la siccità o gli eventi estremi?
La pioggia, di per sé, può anche essere benefica. La grandine, invece, rappresenta sempre un problema e, in periodi così caldi, diventa un fattore da tenere in grande considerazione. Purtroppo non abbiamo grandi strumenti né per prevederla né per proteggerci, se non attraverso l’utilizzo delle reti antigrandine. Credo comunque che l’aspetto più preoccupante resti legato alle temperature elevate e alla forte irradiazione solare. Un’esposizione prolungata a temperature così alte provoca scottature e riduce l’accumulo di sostanze fondamentali anche dal punto di vista enologico, come antociani e composti aromatici. Contro eventi di questo tipo possiamo mettere in campo alcune strategie agronomiche, ma fino a un certo punto. L’uomo può fare molto sotto il profilo agronomico, ma non può controllare tutto.
Lei segue aziende in Toscana, sull’Etna e in Piemonte. Che fotografia restituiscono oggi i vigneti? Ci sono territori che stanno reagendo meglio di altri?
Per il momento, anche nelle zone dove in questi giorni si è verificata qualche grandinata, la situazione non è affatto drammatica. Quello che preoccupa è la prospettiva di avere davanti ancora molti giorni con temperature che, in numerose aree, potrebbero superare costantemente i 35 gradi. Per quello che vedo io, la costa toscana e anche l’Etna stanno reagendo piuttosto bene. Diverso può essere il discorso per alcuni vigneti impiantati su terreni argillosi, più pesanti, oppure con portinnesti orientati maggiormente al contenimento del vigore. La mia sensazione, comunque, è che tutto si deciderà nel corso delle prossime tre o quattro settimane. Entreremo infatti nella fase dell’invaiatura e, a quel punto, temperature molto elevate potrebbero accelerare in maniera importante il processo di maturazione.

Vigneto etneo ad alberello
Alla luce delle condizioni attuali è concreto il rischio di assistere anche quest’anno a una vendemmia anticipata?
Sì, il rischio c’è. In molte zone siamo già qualche giorno in anticipo. L’annata è partita con una primavera sì piovosa, ma anche piuttosto mite, quindi un anticipo di qualche giorno della vendemmia non lo escludo.
Qual è oggi la sfida più difficile per un viticoltore e per un enologo che si trovano a fare i conti con un clima sempre più imprevedibile?
Sicuramente riuscire a trovare un equilibrio che permetta di portare in cantina uve che non arrivino stressate dal vigneto. Da una parte abbiamo un andamento climatico che porta spesso le uve verso concentrazioni molto elevate; dall’altra il mercato richiede vini più freschi, più eleganti, meno strutturati e possibilmente meno alcolici. La sfida è riuscire a produrre uve che raggiungano una maturazione ottimale senza accumulare gradazioni alcoliche eccessive, mantenendo freschezza e acidità .
Come si ripensa oggi il modello viticolo?
Servono una diversa gestione del terreno, l’utilizzo di portinnesti differenti oppure lo spostamento verso aree che in passato potevano essere considerate meno performanti e che oggi potrebbero offrire una maggiore resistenza alla siccità . Il cambiamento climatico rende difficile perfino capire in quale direzione si stia evolvendo. Possiamo avere periodi di grande siccità e poi, magari ad agosto, piogge abbondanti che cambiano completamente lo scenario del vigneto. Serve molta sensibilità per interpretare l’annata e adattare di conseguenza la gestione del vigneto.

E in cantina?
Lì, almeno per la mia esperienza, è paradossalmente più semplice, perché oggi disponiamo di molti più strumenti. Quello che mi preoccupa davvero è la viticoltura. In vigneto ogni scelta viene presa in funzione della stagione che stai vivendo, ma devi anche cercare di immaginare come evolverà il clima. Possiamo avere dei modelli di gestione, ma funzionano solo fino a un certo punto. Prendiamo una scelta molto semplice: sfogliare o non sfogliare? Se sfogli il vigneto e poi arrivano quaranta giorni consecutivi con temperature di 35 gradi rischi di provocare scottature ai grappoli. Se invece non sfogli e il clima cambia puoi ritrovarti con una forte pressione di oidio. Oggi, più che mai, bisogna essere dei buoni interpreti del vigneto.
È ancora troppo presto per fare previsioni, ma questa annata le ricorda qualcuna del passato?
Per certi aspetti sì. La 2003 fu un’annata molto calda e molto siccitosa. Arrivavamo dalla 2002, molto piovosa e produttiva. Molti viticoltori, memori di quell’annata, sfogliarono i vigneti troppo presto e questo portò a scottature dei grappoli e a concentrazioni molto elevate. Se mi chiede una previsione, oggi direi che questa nasce come un’annata calda. Potrebbe dare vini molto ricchi di frutto, non necessariamente di grande concentrazione, ma con maturazioni importanti. Ho sempre pensato che non esistano protocolli validi per ogni situazione. Ogni annata ha una storia diversa e il nostro compito è interpretare il vigneto. Il vino è fatto anche dall’uomo. Anzi, direi soprattutto dall’uomo. È attraverso la preparazione e l’esperienza che oggi possiamo, almeno in parte, correggere gli effetti di annate difficili come la 2003 o la 2017.
Niente da mostrare
ResetNo results available
Reset© Gambero Rosso SPA 2026 – Tutti i diritti riservati
P.lva 06051141007
Codice SDI: RWB54P8
registrazione n. 94/2021 Tribunale di Roma
Modifica preferenze privacy
Privacy: Responsabile della Protezione dei dati personali – Gambero Rosso S.p.A. – via Ottavio Gasparri 13/17 – 00152, Roma, email: [email protected]
Resta aggiornato sulle novità del mondo dell’enogastronomia! Iscriviti alle newsletter di Gambero Rosso.
Made with love by
Programmatic Advertising Ltd
© Gambero Rosso SPA – Tutti i diritti riservati.
Made with love by Programmatic Advertising Ltd