L'intervista

"Produco vini rari, ma non chiamateli naturali. Dealcolati? Spero nessuno me li chieda". Parla l'enologo Falsini

Tredici etichette Tre Bicchieri e quattro tra i Vini Rari della Guida Vini 2026 del Gambero Rosso. รˆ il bottino conquistato dal consulente toscano. Che avverte: "Dietro ogni bottiglia c'รจ sempre la mano dell'uomo"

  • 23 Ottobre, 2025
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Tredici vini premiati con i Tre Bicchieri e quattro selezionati per la sezione dei Vini Rari nellโ€™ambito della Guida Vini 2026 del Gambero Rosso. รˆ il bottino complessivo conquistato questโ€™anno da Emiliano Falsini, enologo toscano classe 1973. Un palmarรจs mirabolante se si pensa che a unโ€™azienda singola serve piรน di un decennio per raggiungere un risultato simile.

ยซDopo la laurea in viticoltura ed enologia a Firenze ho fatto esperienza in California e in Nuova Zelanda. Quindi 25 anni fa entro nel Gruppo Matura guidato da Attilio Pagli e Alberto Antonini: sono stati loro i miei mentori, a loro devo moltoยป, racconta Falsini. ยซDa giovane aspirante enologo – continua – esci dallโ€™universitร  solo con tanta voglia e un titolo: loro mi hanno dato grandi insegnamenti e la possibilitร  di cimentami sul campo nei primi anni a fianco con loro. Poi ho ampliato il mio raggio di azione e negli anni sono diventato autonomoยป.

Lโ€™esordio รจ in Toscana. In quali aziende ha cominciato?

Giovanni Chiappini a Bolgheri nel 2000. Fu unโ€™estate caldissima: vendemmiammo a metร  agosto e io fui catapultato subito a raccogliere il merlot. Seguo lโ€™azienda da allora. Adesso siamo alla 26esima vendemmia. Unโ€™altra azienda per cui lavoro dal 2000 fino ad oggi รจ Piaggia. Poi รจ arrivata Colle Santa Mustiola a Chiusi e una cantina sociale in Umbria che produceva Sagrantino.

Questโ€™anno tra le aziende da lei seguite si contano ben 13 Tre Bicchieri. Quattro sono le premiate nella categoria Vini Rari. Che cosa significa? Ha vinto in un anno una quantitร  di premi che unโ€™azienda conquista in un decennioโ€ฆ

รˆ una grande soddisfazione, soprattutto se penso alla mia storia. Io non vengo dal mondo del vino ma da una famiglia di operai. Per me il Gambero Rosso era ed รจ da sempre un punto di riferimento. Dopo 25 anni di attivitร  riuscire a contribuire al successo di tante realtร  mi riempie di orgoglio. Altro aspetto non banale: questi premi arrivano in situazioni molto diverse da loro. Si parte da Boca in Piemonte per arrivare sullโ€™Etna con tipologie e varietร  diverse: una soddisfazione ancora piรน grande. Mi volto indietro e mi rendo conto che ho fatto venticinque anni di sacrifici su e giรน per lโ€™Italia, spesso anche allโ€™estero, con orari assurdi. Fai tutto questo se hai passione, voglia e fame. Anche nel senso di una certa โ€œgaraโ€ agonistica. Nella lista delle aziende premiate ci sono realtร  per le quali conquistare i Tre bicchieri non era affatto scontato: penso a Carlone a Boca o a Goretti a Perugia. Mi raccontano che mandavano da 40 anni i vini al Gambero, ma solo questโ€™anno hanno vinto per la prima volta.

Vendemmia sull’Etna

Le cantine premiate che lei segue sono soprattutto piccole aziende artigiane, lontane dalla dimensione industriale nella quale lโ€™enologo potrebbe essere chiamato a produrre prodotti standardizzati. รˆ anche il riconoscimento di un modo “contemporaneo” di intendere il vino?

Assolutamente sรฌ. Negli anni ho ritagliato sulla mia professionalitร  una figura di enologo di aziende medio-piccole. รˆ quello che mi piace di piรน: ho bisogno del rapporto umano con il produttore, di stimolarlo sulla sensibilitร  e la cura del dettaglio. Una prassi che nelle aziende molto grandi con gestione piramidale non si trova. รˆ fondamentale lavorare sullโ€™artigianalitร , sulla selezione delle uve, sui dettagli in cantina. Bisogna esaltare le caratteristiche di un vitigno e di un vino. Ovviamente per farlo ho bisogno di andare in azienda, di dedicare molte ore di lavoro in territori lontani tra loro. Puoi delegare fino a un certo punto: ognuno di noi ha una sensibilitร  nellโ€™assaggio e nella progettualitร  e nellโ€™approccio molto diverso. Hai a che fare con il vignaiolo che ti mette in mano i risparmi della vita, frutto di scelte difficili e sofferte.

Una grande responsabilitร โ€ฆ

Lโ€™enologo ha un ruolo centrale. Cโ€™รจ un rapporto professionale, ma รจ come se lโ€™azienda fosse la mia: sento le scelte sulla mia pelle. Questo finora mi ha dato ragione. Parliamo di vino artigianale nel senso che questi imprenditori fanno innovazione continua: per esempio Giampaolo Tabarrini a Montefalco. Spero che in futuro tutto rimanga cosรฌ: non ambisco a grandi progetti industriali.

Vendemmia a Bolgheri

Qualcuno le domanda perchรฉ non va allโ€™estero?

Sรฌ, ma sinceramente non sono attratto. Piuttosto che lavorare per unโ€™azienda che fa 20 milioni di bottiglie in Romania o Bulgaria preferisco andare sullโ€™isola di Capraia ad allevare la Grenache.

Ultimamente il ruolo dellโ€™enologo รจ stato ridimensionato se non demonizzato a favore di un approccio meno interventista. Lei come lo vede?

Lโ€™unico rammarico che ho (sorride, ndr.) รจ che il Gambero Rosso una volta aveva anche un premio per lโ€™enologo dellโ€™anno. Chissร , se questo premio esistesse ancora magari avrei potuto essere in lizzaโ€ฆ A parte gli scherzi, lโ€™enologo รจ centrale, specie in aziende dove ci sono ottimi vignaioli, ma non hanno studiato enologia. Lavorando in giro per lโ€™Italia annuso tante realtร : questo mi permette di essere un tecnico enologo ma anche un consulente strategico a 360 gradi.

รˆ una risposta al mondo del vino naturale?

Non sono della scuola del vino naturale. Penso che per fare il vino siano necessari la vigna, la cantina eโ€ฆ lโ€™uomo. Lโ€™uomo รจ fondamentale: non puoi pensare che lโ€™uva e il vino si facciano da soli. Servono competenze e un progetto. Io sono meno interventista possibile, ma a maggior ragione per esserlo devi avere un know how che ti permette di prevedere lโ€™evoluzione del vino e dellโ€™uva. Less is more, ma devi avere delle nozioni: non puoi abbandonare il vino, devi sapere come risolvere le criticitร .

Vendemmia a Bianco

Mi fa un esempio?

Sono convinto che non serve chiarificare il vino, cosa che tutti fanno per ammorbidire il risultato finale, togliere il tannino e stabilizzare il prodotto. Invece della chiarifica credo sia meglio interpretare lโ€™uva in una certo modo. รˆ un approccio che richiede preparazione e visione. Insomma, la figura dellโ€™enologo รจ fondamentale nellโ€™aiutare il produttore. Spesso arrivi in unโ€™azienda e apporti delle conoscenze che ignoravano. Se fai questo mestiere nella maniera giusta, per lโ€™azienda รจ un valore aggiunto.

Alla fine lโ€™enologo รจ un interprete?

Sรฌ, lโ€™enologo รจ un interprete del pensiero dellโ€™azienda, ma anche del vitigno e del territorio. Il primo passaggio รจ lโ€™azienda. Le aziende le senti a pelle: se il titolare รจ appassionato e ti manda messaggi ogni giorno รจ probabile che nove volte su dieci farร  grandi vini. A volte ci sono aziende che hanno sempre fatto il vino, ma mancano di alcuni strumenti: grazie al confronto cambia il modo di interpretare il vino e seguono il percorso che gli indico.

Un caso in particolare?

Giuseppe Russo, titolare dellโ€™azienda Girolamo Russo, prima faceva tuttโ€™altro. Quando arrivai nella sua tenuta sullโ€™Etna gli dissi: ยซGiuseppe, se non facciamo grandi vini qui con te, รจ meglio che io cambio lavoroยป. Con quegli alberelli e quelle vigne vecchie era impossibile non fare bene: cโ€™era una materia prima veramente bella. Giuseppe รจ stato bravo a seguire con precisione, passione e metodo.

Perรฒ ci sono anche alcuni enologhi che non fanno bene alla categoriaโ€ฆ

Non frequento le associazioni, nรฉ sono mondano. Sicuramente ci sono interpretazioni diverse del vino. Ognuno รจ libero di fare ciรฒ che vuole? Direi di no, perchรฉ altrimenti si rischia di fare del male alla categoria: conta lโ€™onestร  intellettuale verso produttori e consumatori, poi ognuno ha il suo gusto.

Si muove su diversi territori. Come gestisce questa sfida? Quali territori la affascinano di piรน?

Mi affascinano tutti. Specie quelle situazioni dove ho avuto la fortuna di lavorare con chi cerca lโ€™artigianalitร  dei vini. Penso subito al Piemonte, allโ€™Etna, alla Toscana, a Montefalco. Ogni zona ti da qualcosa. Sembra una frase fatta, ma davvero non si smette mai di imparare. Nel mio caso, poi, il percorso di conoscenza รจ accelerato perchรฉ faccio centinaia di vendemmie in un anno: cambia lโ€™interpretazione del territorio e si forma un bagaglio di esperienze importante.

Intanto il mondo del vino cambiaโ€ฆ

Il vino cambia rapidamente, cambiano il gusto e il clima. Ogni volta ricominci da zero. I vini di oggi sono lontani parenti dei vini di quando ho cominciato: allora prevalevano il legno e le opulenze. Oggi fare i vini รจ piรน difficile.

Come definirebbe il suo stile?

Non so se ho uno stile. Mi piacciono i vini puliti ed eleganti, caratterizzati dalla bevibilitร  e dalla freschezza. La parte aromatica, sia del bianco che del rosso, deve essere fondamentale. Il vino รจ eleganza: non deve avere asperitร  e devi sentire il territorio.

Il Cabernet Franc Limite 2023 entrato nella top list dei โ€œvini rariโ€ proviene da unโ€™azienda di sua proprietร  in Toscana. Come mai ha scelto di mettersi in proprio?

Per la maggior parte di coloro che cominciano a studiare questo mondo il sogno รจ fare il proprio vino. Cosรฌ ho fatto questa mia piccola azienda a Bolgheri.

Ha anche unโ€™azienda in Sicilia. Come si spiega, da toscano, la scelta dellโ€™Etna?

Mia moglie รจ siciliana: era evidentemente nel destino! Diciamo che รจ difficile non innamorarsi dellโ€™Etna. Il vulcano emana un magnetismo e unโ€™energia incredibili. La prima volta che sono andato lรฌ sono rimasto folgorato dallโ€™ambiente, dalle vigne e dai vini. Poi ho avuto la fortuna di conoscere persone come Giuseppe Russo, Alberto Ajello (dellโ€™azienda Graci) e la famiglia Maugeri, persone che hanno sempre pensato di fare qualitร . Cosรฌ lโ€™Etna รจ diventata la mia seconda casa. Lo sottolineo: ho acquistato le mie prime vigne sullโ€™Etna, prima ancora che a Bolgheri. รˆ stata la mia prima scelta.

Tenuta del Travale

Nicola Piluso, titolare di Tenuta del Travale con la moglie Raffaella Ciardullo, racconta che quando lโ€™hanno contattata per una consulenza lei ha risposto sorpreso: โ€œSiete pazzi a fare il Nerello quaโ€.

Anchโ€™io sbaglio certe valutazioni o non le analizzo bene fino in fondo. Travale รจ uno di questi casi. Nicola Piluso aveva assaggiato dei vini etnei e si era innamorato. Quando sono arrivato a Rovito, in provincia di Cosenza, mi sarei aspettato tutto, dal gaglioppo al magliocco, meno che il nerello mascalese. Quando lโ€™ho trovato sono rimasto sorpreso. Ma รจ un errore paragonarlo allโ€™Etna: sono territori diversi. Quando conobbi Giuseppe Russo, il vino che in quel momento si stava affermando era quello di Franchetti che aveva piantato cesanese e petit verdot: venivamo dagli anni 2000 durante i quali, in Toscana, il petit verdot era il vitigno piรน piantato. In quel momento ne ero convinto anchโ€™io: abbiamo quasi rischiato di piantare dei vitigni non autoctoni sullโ€™Etna. Per fortuna Giuseppe Russo รจ rimasto fermo sulle sue posizioni. Oggi mi adatto molto di piรน al patrimonio aziendale: cโ€™รจ tanta consapevolezza da parte dei produttori capaci di compiere scelte ponderate che cerco di valorizzare. Anche in Toscana, nei pressi di casa, ho scoperto il boggione, un vitigno locale denominato anche โ€œpalle di gattoโ€ per le dimensioni dellโ€™acino: ho deciso di fare un vino in purezza e di avviare il percorso per farlo riconoscere ufficialmente. Morale della storia: maturando si impara.

Come cambia la vita dellโ€™enologo la novitร  dei vini dealcolati? Lei che ne pensa?

Non considero vino gli alcol free. Nei dealcolati la manipolazione dellโ€™uomo รจ molto importante. Sono qualcosa di molto distante dal mio mondo attuale. Spero di non dover mettere a disposizione la mia professionalitร  per fare dei dealcolati. Viste le caratteristiche delle aziende che seguo conto che non mi chiedano di farlo. Certo, il tema del consumo dellโ€™alcol รจ attuale e pressante ma non so se la risposta del mondo del vino sia lโ€™alcol free. Il vino resterร  una bevanda di riferimento, specie per un certo tipo di ristorazione.

 

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