Il mercato statunitense, colpito dalla scure dei dazi ma che recentemente ha dato segnali di ripresa, è mutevole e tra i più rapidi a cambiare nel segmento del beverage. Nei primi decenni del Terzo Millennio, nella piazza globale più importante per il vino, non solo made in Italy, si è notato l’affermarsi di una differente percezione del vino, con la crescita dell’idea che il consumo, anche quello moderato, faccia male alla salute. Basti pensare che se nel 2001 appena il 27& dei consumatori americani riteneva il vino dannoso, questa percentuale è salita notevolmente (al 39%) nel 2023 per raggiungere il 53% nel 2025, con appena il 6% dei consumatori statunitensi che ritiene che il vino possa fare bene. Percentuale questa che era del 22% nel 2021.
Nel corso dell’European wine summit che si è tenuto a Taranto il 25 giugno, Tiziana Sarnari, analista di Ismea ed esperta del Ceev presso l’Osservatorio del mercato vitivinicolo dell’Unione europea, ha illustrato alcuni dati (fonte Gallup, multinazionale americana specializzata in sondaggi e ricerche di mercato) da cui emerge come la percezione negativa sul vino sia aumentata in tutte le fasce d’età. In particolare, la forbice relativa si è spostata verso l’alto soprattutto in quella giovanile.
Infatti, nel 2001, all’interno del gruppo dei 18-34enni, la percentuale di giudizi negativi era ed è rimasta stabile attorno al 30% fino al 2018, quasi la stessa di quella del gruppo compreso tra 35 e 54 anni. Invece, nel 2025 ben due terzi dei giovani (circa il 66 per cento) considera negativo l’apporto del vino. Il trend è stato registrato anche per gli over 55, che sono passati dal 20% del 2001 a quasi 50& del 2025, poco sotto il gruppo dei 35-54enni.

Nel corso dei decenni, tra 2001 e 2025, sempre secondo dati Gallup elaborati da Ismea, il prodotto vino ha mantenuto il suo appeal tra le bevande alcoliche preferite dai bevitori negli Stati Uniti, a confronto con la birra da un lato e con i superalcolici dall’altro lato. Infatti, la percentuale di preferenza per il vino era inizialmente poco superiore al 30% nel 2001 per scendere al di sotto nel 2025. Di fatto, venticinque anni fa, gli statunitensi preferivano nettamente la birra (46%) e snobbavano i superalcolici (17%).

Nel 2025, a leggere i grafici illustrati da Tiziana Sarnari, la birra ha perso sicuramente terreno, dal momento che è scesa di dieci punti fino al 37%, ma è rimasta ben al di sopra delle quote del vino (circa 28 per cento). Chi ha compiuto un salto nel lungo periodo – con un’accelerazione dal 2018 in poi – è stata la categoria dei superalcolici, che nel giro di 25 anni ha raddoppiato il gradimento tra i consumatori e ora ha superato di poco il vino, raggiungendo il 30% dei consensi.
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