Opera a quattro mani, il vermouth ‘l Türinèis con fave di cacao è stato presentato a Torino in occasione del Festival del Giornalismo Alimentare.

‘l Türinèis ha avuto il suo battesimo nello juvarriano Palazzo Birago di Via Carlo Alberto: dove tutto è cominciato, si può dire. Alla presentazione congiunta di Davide Terenzio Pinto di Anselmo e del cioccolatiere Guido Castagna erano presenti critici enogastronomici, ristoratori e golosi, ma a vegliare c’era anche un dipinto equestre di Vittorio Amedeo II. Il nesso tra le rivendicazioni autonomiste della “volpe savoiarda”, che dopo l’assedio  del 1706 pose il Piemonte al centro della storia europea, e la corte dei Maestri del Gusto di Torino e provincia presenti coi loro prodotti tra le sale della Camera di Commercio, è evidente. Il presidente Vincenzo Ilotte ha ricordato il ruolo di primissimo piano del nostro paniere nel panorama enogastronomico internazionale: vitigni autoctoni, birrifici, gastronomie e pastifici, pasticceria e formaggi, perle a cui la caccia al tesoro enogastronomica della Camera di Commercio partita nel 2002 ha dato lustro, ma che proprio coi Savoia, cultori del gusto, debuttò sulla scena mondiale.

La storia dell’enogastronomia torinese è una storia di livelli, di stratificazioni. Torino è celebre per gianduia e vermouth, entrambi composti da elementi locali e forestieri. Nocciole e cacao il primo, uve Moscato ed erbe officinali, spezie e aromi d’Oriente il secondo. Questa doppia vocazione territoriale e internazionale del vermouth conquistò dapprima la corona sabauda come “aperitivo di corte”, poi il mondo con l’arrivo dagli Stati Uniti della moda del bere miscelato. Cioccolato, vino e vermouth costituiscono un trittico che ha al suo centro il distretto alimentare di Torino, con una storia che dal 1706 arriva fino a Bastianich. ‘l Türinèisaggiunge un nuovo capitolo al lungo racconto di seduzioni e sposalizi. Con un corteggiamento inedito tra vermouth e cacao, ma senza cedere alla facile tentazione di un “liquore al cioccolato, troppo anni Ottanta”, ricordavano il bartender di Affini Michele Marzella e lo storico della liquoristica Giustino Ballato, ‘l Türinèis impiega la fava di cacao come spezia, offrendo così una nota aromatica all’alcol che a sua volta, in quanto emulsionante naturale, esalta il cacao in una delicata infusione di assonanze e di riverberi.

 

Nato nel locale-laboratorio Affini di San Salvario, con una produzione limitata a 500 bottiglie l’anno, la carezza de ’l Türinèissi concede al meglio quando è servito liscio, a temperatura ambiente. La nascita di questo vermouth è stata, a detta di Pinto e Castagna, un omaggio alla diversità e un’esperienza di collaborazione che si pone quale pietra fondante di altri progetti in nuce quali, udite udite, il gelato al vermouth. Un’esperienza ludica, creativa ma, soprattutto, umana: dar vita a un prodotto con salde radici nel territorio che si propone di “conquistare il mondo” sulla scia di una tradizione illustre sempre rivisitata e sempre nuova.

 

a cura di Luca Bugnone

fotografie di Tommaso Chiarella