Mercato centrale

"Blatte al Mercato Centrale di Milano? Arrivano dalla stazione, ma colpa è anche nostra". La replica di Umberto Montano

Una serie di controlli hanno portato alla chiusura di molti banchi del Mercato Centrale di Milano. Il suo fondatore Umberto Montano, risponde delle irregolarità riscontrate e chiede un intervento condiviso

  • 24 Febbraio, 2026
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«Inutile nascondesi, qualche problema c’è e di contro c’è anche qualche esagerazione» fa Umberto Montano. Commenta la chiusura di molte botteghe del Mercato Centrale di Milano per irregolarità igienico sanitarie, a seguito di controlli effettuati il 18 e il 19 febbraio scorsi dall’Ats (Agenzia di Tutela della Salute della Città Metropolitana di Milano). A Montano, creatore della struttura come di altre tre omonime, abbiamo chiesto conto della notizia.

Diciassette botteghe chiuse su 30, come mai?

C’è stato un controllo e ci ha trovato non conformi.

Si è parlato di blatte.

Esatto, ma non è che il mercato è invaso dalle blatte, ne basta una per essere fuori legge. Ne sono state trovate 2 o 3 nelle botteghe, nelle trappole, e sollevando le pedane di lavoro se ne vede qualcuna, quantitativi modesti, ma abbastanza per considerarle un rischio che bisogna prevenire. Giustamente.

Da dove arrivano?

Dai sotterranei: tutti gli spazi e i servizi della Stazione Centrale sono in un sotterraneo con tutti i magazzini. La situazione della stazione è nota anche all’Ats che infatti ha scritto nella sua comunicazione che riguarda il Mercato e tutto l’edificio che è colpito da questi insetti contro cui c’è un combattimento serrato, ma sono un nemico potentissimo. Da parte nostra siamo arrivati a fine lavori senza sapere di questa infestazione massiccia e poderosa e non abbiamo saputo leggere il problema in proiezione futura così non abbiamo saputo vedere le strade per difenderci.

È un mea culpa?

Certo, di tutto questo la responsabilità è solo nostra, di tutti noi: Mercato e artigiani. Le persone a cui di più dobbiamo far arrivare le nostre scuse sono i clienti; a loro chiediamo mille volte scusa perché queste cose non devono succedere, non ci sono scuse salvo spiegare come è andata.

E come è andata?

Abbiamo un sistema di controllo igienico-sanitario strutturato, che coinvolge sia dipendenti che collaboratori esterni, per garantire standard elevati di igiene e sicurezza alimentare, e una corretta gestione delle non conformità e del monitoraggio degli infestanti. Facciamo regolari trattamenti e disinfestazioni. Il nostro lavoro non è una azione trasandata del negoziante ma un combattimento costante.

Siete controllati regolarmente?

Sì certo, da sempre, almeno 7/8 controlli l’anno, come tutti. Non siamo affatto un caso.

E allora?

Un’ipotesi potrebbe essere che in questo periodo la grande attenzione su Milano per le Olimpiadi ha portato tutti a voler mostrare che fanno con impegno il loro lavoro ed è una cosa sacrosanta. Ma ci ha messo nella condizione di essere confusi con un posto della non igiene ed eccoci qui.

Non è così?

Ma no, assolutamente: investiamo nella gestione dell’igiene e sanità cifre molto consistenti; fatture alla mano nel solo 2025 abbiamo fatto investimenti pari a 170mila euro per sola disinfestazione blatte, l’anno prima erano quasi 140mila.

Non è stato abbastanza però…

C’è un piano di haccp con azioni di autocontrollo e una cura esasperata per tenere una struttura così grande in condizioni igienico-sanitarie corrette, ma stavolta questo nemico ci ha fatto un brutto scherzo. C’è stato questo controllo, hanno voluto vedere tutto e tutto insieme e ci ha trovato non conformi. Non parliamo di cibo avariato o scaduto, si discute dello spazio in cui siamo che ha agenti infestanti. Anche se facciamo tanti passaggi, l’attenzione non è mai abbastanza.

Quindi cosa non ha funzionato?

Non vogliamo liberarci dalla responsabilità di questo evento: non abbiamo fatto abbastanza perché non abbiamo coordinato con gli altri azioni risolutive. Sappiamo tutti che è un problema che si risolve solo con una concertazione forte con il padrone di casa nostro e di Grandi Stazioni, cioè Rail, insomma Ferrovie dello Stato. Loro stessi non hanno mai preso sotto gamba questa questione per cui stiamo facendo dei lavori disumani per portare a soluzione un problema grave. Però ci tengo a dire che il nostro posto non è infestato ma che non risponde ai rigorosi e legittimi criteri. Per non averle mai più dobbiamo capire da dove nascono e andare all’origine del problema.

E perché non si può fare?

Quel che manca in questo momento è un coordinamento tra noi Grandi Stazioni, Ferrovie dello Stato e con tutta probabilità anche il Comune di Milano. Tutti dovremmo essere chiamati in causa.

Ora a voi che succede?

La procedura prevede che chiudi e metti le cose a posto secondo quel che hanno prescritto. Noi stiamo lavorando come matti per riconquistare la conformità, abbiamo riaperto tutto, tappato i buchi e fatto il necessario. Ci sono procedure da seguire e documentare di giorno in giorno dagli operatori, per sanificare ed eliminare il problema. Quando sei in ordine mandi una pec all’Ats perché vengano a verificare che sei di nuovo a norma. Noi contiamo di inviarla già domani.

Quanto vi è costata questa chiusura?

Questa è un’altra questione, ora non importa.

Beh ci sono dei dipendenti, però. I problemi arrivano a cascata su tutti

È chiaro che ci sono dipendenti, il pubblico e le attività collegate, l’indotto, ma non voglio parlare di questo, con queste cose bisogna fare i conti tutti i giorni e prenderle per quello che sono. Ma giuro che non abbiamo mai messo a repentaglio la salute dei clienti e artigiani e pur prendendo atto che è una nostra mancanza su cui dobbiamo lavorare per ripristinare

Allora parliamo del danno d’immagine? Come si riconquista la fiducia del pubblico?

Si riconquista con la serietà: noi siamo seri e nessuno dei nostri artigiani non è serio.

Non ha paura delle conseguenze?

Sì certo che sì, vieni messo alla pubblica gogna. Ma le cose accadono e tu hai una reazione: c’è chi si piange addosso e chi si convince che si possono fare le cose meglio di prima.

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