Contrassegni di Stato con i colori della bandiera italiana e con Qr code. Il Prosecco Doc (660 milioni di contrassegni nel 2024 e anche nel 2025) è la prima denominazione d’origine tra quelle italiane che indosserà le nuove fascette tricolori desinate alle Doc e alle Docg. Si tratta di un nuovo sistema di sicurezza, anticontraffazione e qualità certificata, prodotto dall’Istituto poligrafico e Zecca dello Stato (Ipzs). L’iniziativa, che era stata annunciata al Vinitaly 2025, è stata presentata ufficialmente, a Roma, nella sede dell’Ipzs, durante una conferenza stampa con le prime bottiglie vestite a nuovo.
Il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha presentato la novità assieme a Lorenzo Fontana, presidente della Camera dei deputati, a Paolo Perrone, presidente Ipzs, e a Giancarlo Guidolin, presidente del Consorzio del Prosecco Doc: «Siamo onorati – ha dichiarato – di essere i primi a portare sulle nostre bottiglie la fascetta tricolore, simbolo concreto di qualità e autenticità del Prosecco Doc». Lollobrigida ha posto l’accento sulla difesa del made in Italy: «Tuteliamo ulteriormente il Prosecco ulteriormente da ogni possibile imitazione. Vogliamo che chi acquista un prodotto italiano ritrovi esattamente ciò che si aspetta, ed è per questo che offriamo un ulteriore elemento di garanzia: un contrassegno ben visibile, non imitabile in alcun modo, che rafforza l’intera filiera e ne tutela il valore aggiunto, fatto di qualità, lavoro, identità, cultura e tradizione».
Tra le novità sul versante tecnologico, l’introduzione di un Qr code, che si attiva inquadrandolo con smartphone e telefoni cellulari e che è collegato al passaporto digitale del vino, sistema già introdotto sulle fascette dei vini Igt entrate in vigore a gennaio 2024. Nuove funzioni per la tracciabilità, quindi, che consentiranno di rendere ogni bottiglia «più sicura e trasparente». Maggiore sicurezza anche nel contrassegno, simile a quello usato nelle banconote. Seicento milioni di pezzi potranno, a breve, indossare la fascetta coi colori nazionali: verde, bianco e rosso. Si tratta, secondo l’ente trevigiano, di un passo per rafforzare le tutele della denominazione e offrire garanzie ai consumatori, in un periodo complesso anche per la spumantistica nazionale, come è emerso dagli ultimi dati delle esportazioni del mese di agosto 2025.

Fascette tricolori sulla Doc Prosecco – foto Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato
I primi contrassegni saranno applicati sulle bottiglie speciali, realizzate per le prossime Olimpiadi di Milano e Cortina, in programma del prossimo 6 febbraio. «Occasione importante – ha sottolineato Guidolin – per celebrare l’identità del Prosecco Doc e il suo indissolubile legame con il territorio, difendendo e valorizzando un’eccellenza enologica italiana riconosciuta in tutto il mondo». Il presidente Perrone (Ipzs) ha parlato di contrassegno per i vini Docg e Doc come «potente strumento di anticontraffazione e garanzia di qualità certificata: tutelare il nostro Made in Italy – ha concluso – significa valorizzarlo». Secondo il presidente Fontana, l’Italia è Paese «che ha una qualità enogastronomica superiore al resto del mondo, i nostri prodotti vengono imitati ovunque, dobbiamo difenderli».

Lorenzo Fontana – Paolo Perrone – Francesco Lollobrigida – Giancarlo Guidolin
E in materia di contraffazione, non solo sul vino ma anche su tutto l’agroalimentare, l’Italia si candida a ospitare l’Authority europea delle Dogane. Lo ha deciso il Consiglio dei ministri del 20 novembre: «Grande soddisfazione . ha detto il ministro Lollobrigida – per l’approvazione della candidatura italiana come sede per ospitare l’Autorità doganale dell’Ue, l’Euca (European union customs authority). Insieme all’approvazione ormai prossima del decreto in materia di protezione dell’agroalimentare italiana, i nostri standard di sicurezza nell’agroalimentare saranno ancora migliori. Non è detto che si vinca – ha aggiunto – perché ci sono altri importanti competitor ma credo che l’Italia debba partecipare. I nostri operatori sono più bravi a controllare rispetto agli altri. Per noi l’azione di controllo e di verifica è sistematica all’interno dell’Ue dove, nonostante ci sia un’unione doganale dal 1968, non c’è stato mai un passo avanti per arrivare a verifiche davvero coordinate».
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