Addio

È morto Pierre Trimbach, il custode del vino alsaziano. Il suo segreto? La ricerca costante dell'equilibrio

Grande vignaiolo e uomo generoso, ha portato alta la bandiera della viticoltura in l’Alsazia. I suoi vini non cercavano l’effetto immediato, ma la profondità del tempo

  • 08 Febbraio, 2026
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Ci sono vignaioli che, con il tempo, finiscono per incarnare un’idea di vino. Pierre Trimbach apparteneva senza dubbio a questa categoria. La sua scomparsa improvvisa, il 31 gennaio 2026, in un incidente stradale, lascia un vuoto profondo non solo in Alsazia, ma anche nel mondo del vino internazionale, che riconosceva in lui una delle voci più autorevoli e coerenti.

L’anima dell’azienda

Dodicesima generazione della Maison Trimbach, Pierre ne è stato per molti anni la guida tecnica. Assunse questo ruolo nel 1979, dopo la formazione a Beaune e le esperienze decisive presso la Famille Hugel e Robert Mondavi. In azienda ha firmato 46 vendemmie, un arco temporale durante il quale lo stile Trimbach ha ribadito di essere uno dei riferimenti assoluti per i vini alsaziani: precisi, tesi, longevi, autentici.

La sua visione del vino

Per comprendere la sua filosofia basta ricordare una risposta diventata emblematica. Alla domanda su quali fossero le qualità di un grande vino, replicava: «Sono tre: equilibrio, equilibrio, equilibrio». I suoi vini non cercavano l’effetto immediato, ma la profondità del tempo. Clos Sainte-Hune e Cuvée Frédéric-Émile sono diventati icone mondiali non per potenza o opulenza, ma per la loro capacità di raccontare il terroir senza artifici, con chiarezza e rigore.

L’uomo, oltre il vignaiolo

Chi lo ha incontrato ricorda anche una dimensione più intima e forse meno raccontata: quella umana. Pierre Trimbach era un uomo diretto, vitale, di poche parole ma di grande ascolto. Osservatore attento, generoso, profondamente umano, ha saputo trasmettere senza clamore, attraverso l’esempio, la costanza e una coerenza silenziosa. La sua influenza sul mondo del vino resta profonda e duratura, ben oltre i confini della sola Maison Trimbach.

Il suo lavoro non si è limitato alla cantina di Ribeauvillé. Per trent’anni è stato presidente delle Grands Maisons d’Alsace, ha fatto parte del comitato nazionale dell’Inao, dell’Académie du Vin de France e di numerose giurie internazionali. Un impegno decisivo, volto a difendere un’idea di qualità e di identità territoriale, lontana dalle mode e dalle scorciatoie.

Un’eredità che resta

Negli ultimi anni, Pierre aveva iniziato a condividere sempre più responsabilità con la nuova generazione: le figlie Anne e Frédérique, il nipote Julien. Un passaggio di testimone naturale, senza proclami, nello stile Trimbach, ma con la consapevolezza che la solidità di una grande maison si misura anche nella continuità.

Dopo la sua scomparsa rimane una lezione rara: si può essere grandi senza alzare la voce, influenti senza cercare il consenso, moderni restando fedeli a sé stessi. I vini di Pierre Trimbach continueranno a raccontarlo, oggi e domani, attraverso ciò che li ha sempre definiti: precisione, profondità ed equilibrio.

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