Brescia non ha mai avuto bisogno di spiegare il Pirlo. Lo beve e basta da decenni nelle piazze, al bancone e nelle osterie. Un aperitivo condiviso che passa per osmosi tra generazioni. Lo sa bene Francesco Renga – il cantautore nato a Udine ma bresciano d’adozione che tra pochi giorni tornerà all’Ariston per l’undicesima volta – che qualche anno fa si è messo in cucina davanti alla telecamera del cellulare e lo ha preparato per i social. «Oggi vi faccio vedere il pirlo, che nasce a Brescia», dice subito rivendicando l’origine del cocktail. Campari versato con generosità dalla bottiglia del gin «perché l’altra era rotta», Costaripa Brut al posto del classico fermo «che non ho», seltz ghiacciato e un limone. Il risultato? Un calice rosso rubino, fresco e amaro, che allo spritz Aperol non ha mai voluto assomigliare. Un milione e settecento mila visualizzazioni, una sola sentenza nei commenti sotto al video caricato nel marzo 2023: «Il vero spritz è questo, non quella roba veneziana».
Il Pirlo nasce prima che lo spritz veneto diventasse una questione di estetica. Parte dalle osterie bresciane come emblema di una convivialità operaia e schietta. La formula è semplice, ma non banale: vino bianco fermo — Lugana, Trebbiano, Garda DOC bianco o Chardonnay locale — e le bollicine che arrivano solo dal seltz, ghiaccio e limone. Niente spumante, niente dolcezza aggiunta. Il risultato è secco e sapido, con il Campari che mantiene intatta la sua spinta. Un aperitivo che non addolcisce ma prepara alla tavola.

E la tavola di Renga, nel video, è quella giusta. «Adesso ci vuole un salamino nostrano con il pane. Tutta la mia dieta, vanificata così», dice ridendo mentre taglia fettine sul tagliere. Salame di Brescia a grana grossa, qualche fetta di pane, nessun abbinamento costruito a tavolino. Una tradizione popolare, tramandata nei cortili e nelle cascine, e che non ha mai sentito il bisogno di spiegarsi. Del resto, il Pirlo funziona bene con i salumi bresciani perché l’amaro del bitter agisce scomponendo la percezione del grasso, ripulisce il palato e invitando al morso successivo.
Ora il 57enne è pronto a portare tutto questo a Sanremo per la sua undicesima partecipazione da solista. Il brano si chiama “Il meglio di me”, una ballata electro-pop sulla maturità e le crepe che si smette di nascondere. «Una riflessione su una crescita personale in cui affronto le mie paure, senza proiettarle sugli altri», ha spiegato. Per la serata cover duetterà con Giusy Ferreri su Ragazzo solo, ragazza sola di Zucchero.
E se qualcuno, tra prove e interviste, dovesse chiedergli cosa beve davvero un cantautore bresciano prima di salire sul palco dell’Ariston, la risposta potrebbe stare proprio in quel video che continua a girare su Instagram e Tik Tok: Campari, Costaripa, seltz. E un tagliere di salame che manda all’aria ogni dieta detox sanremese. In un Festival che negli ultimi anni è diventato anche evento enogastronomico, il Pirlo potrebbe trovare il suo momento.
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