Lo spreco alimentare, nell'anno della pandemia, si è ridotto notevolmente in Italia. Conseguenza della pandemia e di una vita più casalinga. Ecco cosa fare per ridurre gli scarti
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A partire dal 2014, il 5 febbraio si celebra la Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, e dallo scorso anno questa ricorrenza gode del patrocinio dei Ministeri dell’Ambiente e della Salute. L’edizione 2021 non ignora i temi caldi dell’attualità e mette sotto osservazione i cambiamenti nelle abitudini degli italiani, indotti dalla pandemia e dalle misure per contrastarla, ma non manca di dialogare con gli impegni presi a livello internazionale, a partire dai 17 obiettivi di Sostenibilità indicati nell’Agenda delle Nazioni Unite 2030 tra i quali rientra il taglio del 50% dello spreco alimentare.

Lo spreco alimentare nel 2020

Il Waste Watcher International Observatory on Food and Sustainability nel suo rapporto annuale evidenzia come la lotta agli sprechi, nell’anno della pandemia, abbia compiuto dei passi avanti, complice anche il cambiamento dello stile di vita in conseguenza delle restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria, smart working su tutti, ma anche un nuovo rapporto con il cibo e la cucina. Una riduzione sostanziale che nelle case degli italiani la riduzione arriva al 25%, Nel complesso, lo scorso anno, nella Penisola sono andate sprecate 1.661.107 tonnellate di cibo (27 kg ogni persona, di cui 1 solo di pane), con una riduzione di oltre 222mila tonnellate. I cibi che finiscono nella spazzatura sono quelli più deperibili: frutta e verdura su tutti (circa 2 chili l’anno), gli sprechi si concentrano al sud e nelle famiglie con figli.

Lo spreco alimentare è un malcostume che riguarda tutti e tutti possono contribuire a contrastarlo seguendo poche semplici regole.

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10 regole per ridurre lo spreco alimentare

1. Fare una spesa ragionata, comprando quel di cui si ha effettivamente bisogno e che si prevede di consumare. Limitare le scorte ai solo prodotti non deperibili, non farsi sedurre dalle offerte di prodotti di cui non abbiamo realmente bisogno, guardare sempre l’etichetta, nella composizione e nella data di scadenza.

2. Acquistare direttamente dal produttore i prodotti freschi e di stagione, così si avranno alimenti più integri, raccolti da meno tempo, e che hanno subìto meno passaggi e trasporti. Dunque con una vita più lunga davanti. I prodotti freschi inoltre sono più buoni, profumati, ricchi di vitamine, teneri e in genere hanno meno scarto. Ci sono diverse iniziative che mettono in commercio cibi buoni ma che rischiano di rimanere invenduti sui banchi della grande distribuzione, basta pensare a Bella Dentro, che ridona dignità a frutta e verdura brutta, per questo poco appetibile nei circuiti tradizionali.

3. Conservare correttamente i cibi ne prolunga la vita, se non siete sicuri, ecco un piccolo aiuto.

4. Mantenete in ordine la dispensa, consumare prima i cibi più deperibili, disporre sempre in vista quelli con la scadenza più breve senza lasciarli dietro e poco visibili. “Preferibilmente entro” è un’indicazione indicativa, dunque non significa che il prodotto scade inesorabilmente; prima di gettarlo, verificate che non sia ancora idoneo al consumo.

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5. Riscoprire i brodi: consentono di impiegare tutte le parti dei prodotti, le foglie esterne e coriacee delle verdure, le carcasse delle carni, le teste e le lische dei pesci. Permettendo poi di fare ricette gustose. Basta pensare a un risotto di mare, se preparato con un buon fumetto, avrà molto sapore senza aggiunta di altro.

6. Imparare a cucinare i prodotti in ogni loro parte, anche quelle meno nobili, sia per fare fondi, brodi, minestre (secondo la lunga tradizione della cucina popolare) sia scoprendo che quel che siamo abituati a considerare uno scarto è una parte dei prodotti che – forse, ma non sempre – richiede solo di essere lavorata in un altro modo. Se non sapete da dove cominciare, tanti libri si occupano dell’argomento, del resto cucinare con gli scarti è un tema molto sentito. Un esempio? La parte verde dei cipollotti è perfetta in frittate o omelette, mentre le foglie dei cavoli si possono usare come si fa con le cime di rapa, le foglie esterne dell’insalata sono buone cotte, mentre le bucce delle patate sono ottime fritte, da gustare come snack. Sulle bucce, poi, si apre un mondo, senza considerare che sono ricche di valori nutrizionali.

7. Non è mai troppo poco. Se avete piccole quantità di un prodotto, fatelo diventare l’ingrediente per una ricetta più articolata: se le verdure non bastano per i contorni, potranno diventare il ripieno di una torta rustica o magari il condimento di una pasta asciutta.

8. Non cucinare troppo e non buttate gli avanzi. Se avete preparato troppo cibo, pensate a una seconda vita ai vostri piatti, la cucina italiana è piena di ricette di recupero. Il pane è uno degli ingredienti principali, ma non solo. Ma nulla vieta di mettere in moto la vostra fantasia.

9. Al ristorante, chiedere la doggy bag e portate a casa quel che non avete mangiato.

10. Chiedete aiuto alla tecnologia, esistono molte app che me mettono in moto un circuito virtuoso di “salvataggio” di cibo ancora buono, si tratti quello in vendita nella grande distribuzione – un esempio è Bestbefore che propone a prezzi scontati prodotti in scadenza o stock rimasti invenduti – in bar e ristoranti come Too Good to go, o ancora Bring the Food, nata per donare le eccedenze di cibo a chi ne ha bisogno che nell’ultimo anno si è rivolta anche ai ristoratori offrendosi come vetrina.