L'aleatico è l'uva che marca storicamente questo lembo di terra in mezzo al mare, a poche miglia marine della costa livornese cui la lega la tradizione e il clima lungo una lingua di terra che lega la Toscana alla Corsica passando appunto per qui. Per l’Elba.
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Da queste parti adesso, dopo decenni di sfruttamento del suolo e turismo selvaggio, si ricostruisce una identità. A partire da vigne e sapori. Nel numero di ottobre del Gambero Rosso siamo andati alla scoperta dell’Aleatico, ma non solo…

L’isola d’Elba

L’isola d’Elba è quella tessera di mosaico che ti fa esclamare “beh, alla Toscana non manca proprio niente”. Pensiero che si avvicina molto alla realtà. Dal vecchio inabissato crinale che univa l’Italia alla Corsica emergono questi 147 chilometri di coste variegate per conformazione e colori, spiagge d’incanto su acque cristalline che riflettono falesie, faraglioni, colli: un terzo della superficie supera i 200 metri di altitudine, il monte Capanne oltrepassa addirittura i mille e finiti i castagneti, la macchia, si stagliano graniti che par d’essere sulle Dolomiti. Col mare d’intorno però. E una tavola imbandita di cultura enogastronomica mediterranea, ma dal piglio assai autoctono, che ti aspetta per la sera.

Isola d'Elba vino - RIPALTE poggio turco vigna orrizz
Fattoria delle Ripalte

Boom turistico dell’Isola d’Elba

Va da sé che di tutto ciò il turista se n’è accorto, non solo quello italiano, e dal secondo Dopoguerra ha preso di mira l’isola con crescente ferocia. Gli elbani hanno incassato, adeguandosi e trasformando la loro economia al cospetto dei flussi. Eppure parlando con loro, specie coi meno giovani, si ha l’impressione (del resto riscontrabile in mezzo mondo) che il turismo abbia arricchito ma anche rubato qualcosa, un po’ come le miniere che fino agli anni ‘80 portavano lavoro e denaro ma sottraevano salute e giovinezza, oltre che ferro, di cui l’Elba resta il più ricco giacimento italiano.

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Vino. I cambiamenti negli ultimi 200 anni

E il vino? Il vino gioca in tutto ciò un ruolo fondamentale, di radice e termometro, di ancoraggio coi tempi che vanno e la tradizione che resta. L’origine della viticultura è qui attribuita ai Focesi, popolo di matrice greca che importò la vite ad Alberello già dieci secoli prima di Cristo. Vennero poi gli Etruschi, i Romani, un medioevo che tramanda tracce di buoni mercati, l’Impero francese che da inizio ‘800 qui rilanciò l’agricoltura: Napoleone si lasciò alle spalle 32 milioni di piante in produzione, cifra da capogiro. A fine ’800 un quinto della superficie dell’Elba era vitata, più o meno l’equivalente di quella altoatesina attuale. Ai primi del ’900, nonostante le epidemie di oidio e fillossera, i colli apparivano completamente terrazzati, i muretti a secco imperversavano fino alle sommità: un altro paesaggio, per un mercato che abbracciava tutta la penisola. Oggi siamo a circa un quindicesimo di quegli ettari produttivi e per decenni ci si è limitati soddisfare la richiesta della folla estiva: il vino era spesso sfuso, al prezzo che accontentava l’una e l’altra parte, senza lasciare ricordi ma neppure grandi mal di capo.

Isola d'Elba vino - Acquabona Cote di Siterno Lacona
Azienda Acquabona

Aleatico sì, ma non solo

Qualcosa è tornato a cambiare negli ultimi lustri, con l’evoluzione del turista e quella di produttori innamorati di questa terra, della sfida per ricavarne un vino adeguato alla sua bellezza, nonché alle potenzialità. Tra Ansonica e Trebbiano, qui ribattezzato Procanico, Vermentino e Sangiovese, qui detto Sangioveto, il filo conduttore della tradizione elbana è indubbiamente l’Aleatico, vitigno a bacca nera forse originario della Grecia, forse mutazione del moscato nero toscano, di certo riconducibile a quel ceppo. Per indole e tradizione lo si vuole vinificato passito e consumato dal Natale successivo alla vendemmia: colore intenso dal violaceo al rubino, profumi di viole e amarene, erbe officinali e spezie, in bocca è potente e armonico, vellutato, persistente. È il vino delle Feste e delle grandi occasioni, della tipica “schiaccia briaca” elbana e della ascetica meditazione, resa ancor più elitaria col conferimento della Docg del 2011.

Isola d'Elba vino - POSIZIONAMENTO IN ACQUA DELLE NASSE CONTENENTI L'UVA
Azienda Agricola Arrighi. Posizionamento in acqua delle nasse contenenti l’uva

Con l’azienda Acquabona è iniziata la riscossa

Docg che ha imposto un disciplinare più rigido, aumentando la consapevolezza e la responsabilità dei produttori nei confronti dell’Aleatico che andavano a interpretare”. Tra i pionieri della riscossa del vino elbano sono in diversi ad indicare l’azienda agricola Acquabona, in omonima località (prende nome da una fonte) nel comune di Portoferraio, condotta da tre soci che elbani non sono, come del resto non lo è la maggioranza dei produttori attuali sull’isola. Correva il 1987 quando Marcello Fioretti e Ugo Lucchini, entrambi di Milano, si trovarono ad affiancare Lorenzo Capitani, maremmano di Porto Santo Stefano ma già vignaiolo all’Elba, nella gestione di 5 ettari adagiati sul versante orientale del Monte Orello, proprietà di una fattoria attiva da inizio ’700.

Tre agronomi in un vigneto, che potrebbe suonare come troppi galli in un pollaio, “e invece abbiamo imparato subito a collaborare bene, dividendoci i compiti e confrontandoci sulle decisioni importanti”, dice Marcello, che intanto scruta l’orizzonte.

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Anche lui col vino ci aveva già lavorato, sulla collina di San Colombano al Lambro, nel Milanese, ma qua la musica è ben diversa. “Incontrammo una realtà di vini contadini, dozzinali, bianchi molto gialli e rossi molto scuri. Soltanto tre o quattro aziende vendevano un buon imbottigliato (riferimento storico è la poco distante Tenuta La Chiusa, una sorta di château che tuttora si impiega per ospitalità e viticultura di livello), e la prima sfida fu quella di convincere il mercato sulla qualità dei nostri prodotti”.

Niente più vino sfuso neppure ad Acquabona, quindi, dove il corpo centrale dell’azienda è stato incrementato fino ai quattordici ettari attuali. “Ai vitigni classici dell’isola abbiamo affiancato impianti di merlot e di syrah, mentre parte di Sangiovese e Aleatico provengono dai terrazzamenti del podere La Cote di Siterno nella frazione di Lacona, a Capoliveri”.

 Isola d'Elba vino - Azienda Agricola Arrighi
Azienda Agricola Arrighi

L’Aleatico si può affinare

Giungere all’Elba per fare vino significa però confrontarsi con l’Aleatico. “Il vino della tradizione che si vorrebbe consumato giovanissimo, ma che noi abbiamo scoperto impreziosirsi nell’affinamento”. Si vende oggi ciò che resta dell’ottimo 2012, imminente l’uscita del 2015, non pervenute le due annate nel mezzo, “perché quando l’uva non è all’altezza, un vino così non lo si può produrre”. Ha di per sé difficoltà di allegagione, dice Marcello, e buccia sottile che non sostiene maturazioni prolungate, per cui lo si vendemmia presto, a mano. “Piuttosto è l’appassimento, che tuttora avviene sui graticci, al sole, a concentrare zuccheri e tannini. E acidità. Va coperto di notte e ombreggiato nelle ore più calde, coccolato in ogni passaggio: solo così la sua natura da passito può esprimersi al meglio”. Due o tre anni in botti esauste concedono all’Aleatico di evolversi nelle sue naturali rifermentazioni primaverili, per poi stabilizzarsi senza additivi. E aggiungono alla sua proverbiale “freschezza di ciliegia, prugna, piccoli frutti rossi e neri, note più evolute di spezie e di cacao”. Tra la vasta gamma aziendale, l’Ansonica è archetipo del territorio, morbido, con aromi floreali e sentori di mandorle, un tocco di Vermentino a esaltarne i profumi. “E adesso penseremo a cosa fare da grandi – scherza Marcello – anche se le nuove idee a volte fanno danni ed è meglio lasciarle ai giovani”, per restare ancorati alla tradizione.

a cura di Emiliano Gucci

QUESTO È NULLA…

Nel numero di ottobre del Gambero Rosso trovate il racconto completo con un tour enoico dell’isola e le esperienze della Fattoria delle Ripalte, dell’Azienda Agricola Sapereta, di Tenuta Acquacalda, dell’azienda biologica Montefabbrello e dell’Azienda Agricola Arrighi dove affinano addirittura in anfora. Un servizio di 12 pagine che include anche un focus su Elba di Gusto, laboratorio di sapori e saperi, e gli 8 piatti per assaporare l’isola.