Casottel è una testimonianza di una Milano che non c’è (quasi) più. E il comune di Milano potrebbe sbianchettare quella parentesi, sgomberandolo. Parliamo di una trattoria che si trova in via Fabio Massimo, a due passi dalla fermata della metro gialla Porto di Mare, nella periferia sud, dove la città si slabbra nella campagna. Un luogo dal fascino notevole, un casolare di campagna adibito a spot di ristorazione semplice e piuttosto autentica, un pergolato che nelle giornate di primavera e nelle sere d’estate induce al languore e alla condivisione, prezzi non bassissimi ma alla fine onesti visti i bonus immateriali di un posto simile.
Eppure tutto questo potrebbe finire presto. Perché il Comune di Milano, proprietario dell’edificio, non ha rinnovato il contratto di affitto a Martina Conte, erede della dinastia tutta al femminile che ha guidato questo posto nato nel 1963 negli ultimi decenni: dapprima nonna Lina, poi mamma Isa e ora lei, che però non vuole diventare l’esecutrice testamentaria dell’insegna. Per questo ha lanciato una petizione online su change.org (Petizione · Salviamo il Casottel! Tuteliamo uno dei luoghi simbolo di Milano – Milan, Italia · Change.org) che ha già raggiunto 5.707 firme (ma con questo articolo speriamo aumentino).
“La cascina in cui si trova nel 2024 – si legge nella petizione – è già stata oggetto di bando di concessione, per “prevalenti attività sociali e in piccola parte commerciali, con oneri di finanziamento alle attività sociali”: tutti requisiti non affrontabili da una microimpresa come quella che guida Casottel. Tuttavia, in quella occasione il partecipante non ha attenuto la concessione per mancanza di punteggio minimo. Per questo è stata lanciata una raccolta firme per salvaguardare il locale e chiedere all’amministrazione di intervenire, riconoscendo l’importanza culturale, sociale e identitaria di questo luogo”.

L’interno
Casottel è un luogo identitario. Non si mangia la migliore cucina di Milano (nemmeno tra le trattorie), i prezzi non sono i più convenienti della città, la cortesia va a fasi alterne, ma l’atmosfera è assolutamente unica, un luogo che fa immaginare una festa di paese, balli, galline nell’aia. Il menu è piuttosto stringato: tre antipasti (tra i quali una Parmigiana), otto primi (Ravioli di zucca burro e funghi, Agnolotti piemontesi al ragù, Polenta e funghi oppure zola), secondi di sola carne (un preistorico Stinco con maiale, un Roast beef all’inglese, un Ossobuco con risotto, un Brasato con polenta). Contorni ridotti al minimo: Insalata o non meglio specificate Verdure cotte di stagione. Dolci “alla voce”, piuttosto nonneschi.

Il menù
La qualità è piuttosto buona e le porzioni abbondanti. Io ho provato gli Antipasti della casa (13 euro) composti da una selezioni di salumi e sottaceti. Poi delle Tagliatelle al ragù (13) di buona sostanza anche se il sugo troppo “tirato” rende il tutto molto asciutto. Quindi un Vitello tonnato (17) di stile classicista, senza i ciuffi di salsa disposti artisticamente sulla carne ma con quella piacevole (con)fusione tra ingredienti così anni Ottanta. Infine una Cotoletta di vitello al burro con patate di gigantesche proporzioni: tracima dal piatto pur non essendo troppo battuta, la carne è di buona qualità, la panatura molto “stretta” aderisce alla carne perfettamente e la presenza dell’osso induce a mangiarla con le mani. Il prezzo si avvicina a quello delle trattorie gastrofighette piuttosto che a quello delle poche trattorie da battaglia, ma va detto che la dimensione notevole ne fa un piatto a due piazze. Per dolce ho provato delle Fragole con panna davvero casalinghe e una fetta di Crème caramel tagliata da una teglia e molto bruna.

Le Tagliatelle al ragù
La cantina
Si beve attingendo da una carta assai stringate con sole etichette italiane di regioni del Centro-Nord. Ogni mese c’è uno vino “speciale” (può essere un Pet-Nat, un vino vulcanico o uno da viticoltura eroica) che viene caldeggiato. I ricarichi sono onesti, nessuna etichetta supera i 32 euro. Piccolo difetto: non c’è proposta al calice.

L’esterno
I prezzi: antipasti da 6 a 16 euro, primi da 12 a 14, secondi da 17 a 22 con esclusione dei piatti “doppi” (la cotoletta già citata e il Risotto con ossobuco, piatto unico a 26). Condividendo una bottiglia di vino in due o in quattro e mangiando due piatti si esce avendo speso attorno a 35/40 euro. Poco? Troppo? Non importa, mangiare da Casottel è un’esperienza che Milano non può perdere se non vuole impoverirsi ancora.
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