Difficile che a Eboli apra un ristorante con un concetto assolutamente innovativo, un progetto mai visto in Italia. E invece Pasquale Trotta ha scelto proprio la sua città per dare vita al suo sogno di ristorazione (apertura l’8 aprile, con prenotazioni già disponibili sul sito). Lui arriva da una famiglia con il nonno albergatore e il padre che ha dato vita a una importante realtà di catering e eventi, ora diretta da lui in prima persona. Ha fatto esperienze in giro per il mondo, da Parigi a Londra, da Blumenthal, poi Roma da Oliver Glowig e da Heinz Beck, a Barcellona da Enigma e a Copenhagen da Alchemist, ristorante che l’ha sicuramente ispirato per il concept del locale. Somnium è la realizzazione del sogno della sua vita, scaturito proprio da un sogno molto strano fatto una notte, di una Pompei dell’anno Tremila, con l’impero romano mai caduto, macchine volanti, in una dimensione cyber punk.
Per entrare si passa da un tunnel con installazioni multimediali, impianto luci e audio, poi si accede a tre aree tematiche: la prima è Thermopolium, dove si riprende il concetto di aperitivo dei vecchi romani, con uno street food sperimentale; la seconda è Popina, in origine una locanda dalle frequentazioni ambigue, e che qui ospita la chef’s table; la terza è Officina, l’atelier laboratorio, un tavolo interattivo che proietta immagini. Solo 16 coperti e uno spazio da 620 metri quadri, un unico menu degustazione di 17 portate a 175 euro, che riprende la storia gastronomica del territorio campano, dal Paleolitico a oggi e che si dipana nelle tre aree tematiche, partendo dal “paleo neolitico” nella prima, poi dalla Magna Grecia ai Borboni passando attraverso le varie dominazioni nella seconda, per finire nella terza con temi di grande attualità come la Terra dei Fuochi e il Global Warming.

Giffonella, la crema spalmabile. Foto di Lido Vannucchi
C’è ovviamente un lavoro concettuale importante in un progetto dove nulla è stato lasciato al caso, dalle installazioni multimediali, agli impianti luce e sonori, l’interior design, fino alla creazione di stoviglie, piatti e posate ad hoc.

Tagliatelle di amido con salsa di fegato di seppia. Foto di Lido Vannucchi.
I piatti sono ovviamente studiati per stupire, si utilizzano tecniche e attrezzature all’avanguardia, ma c’è soprattutto un lavoro profondo sull’intensità del gusto per offrire piatti che siano golosi e comprensibili. Quindi, partendo dalla “laganum” dei tempi di Orazio, una pasta creata con un mix di cereali e acqua , bollita o infornata, stratificata poi con carne, antenata della lasagna, lo chef elabora una sua versione con un brodo di ceci iper ridotto. Il Global warming viene raffigurato da un cioccolato bianco ossidato e sciolto, avvolto in una cartina personalizzata, impiattata in una tasca di jeans. Lo chef dichiara che «il reale è sopravvalutato, qui tutto è simulazione, impulso, visione. Non chiamarla cena, è un glitch nel tempo, una deviazione dalla logica. Non serve capire, serve restare, il passato è tornato a vivere nel futuro».
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