Racconti

Il capitone è un'amara metafora della famiglia italiana. Ecco uno dei piatti più divisivi delle feste

Dal film di Monicelli al rito delle Vigilie, il capitone racconta il lato simbolico, oscuro e propiziatorio del Natale italiano

  • 29 Dicembre, 2025
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«A Natale non si discute: si mangia il capitone». Nel film Parenti Serpenti, il capolavoro di Mario Monicelli (1992) ambientato in Abruzzo, a Sulmona, la grande e grassa anguilla femmina protagonista di uno dei “riti” gastronomici natalizi più simbolici della Penisola rappresenta il lato oscuro della famiglia riunita alla tavola di Natale.

Il capitone nel film culto di Mario Monicelli

È il 24 Dicembre e figli, generi, nuore e nipoti dei due “tosti” e arzilli Saverio e Trieste si riuniscono come ogni anno nella casa dove sono cresciuti. Prima di cena viene trionfalmente portato dalla cucina un enorme capitone vivo, destinato al pranzo di Natale. È ancora guizzante, viscido, indomabile. E con un salto scivola via sul pavimento strisciando tra grida, risate isteriche e tentativi goffi di cattura. Sarà nonno Saverio a raccoglierlo e a buttarlo dalla finestra nella neve, credendolo un’ “intrusa” bestiola e davanti allo sguardo sbalordito dei “parenti serpenti”. Un momento esilarante e un presagio sinistro insieme: è impossibile sfuggire al proprio destino (no spoiler per i neofiti).

Difatti il capitone ricomparirà cotto e servito a tavola. Non è più un animale: è un piatto tradizionale, succulento, pronto per essere mangiato. La famiglia lo consuma con apparente serenità, tra chiacchiere leggere e conflitti latenti. Il capitone ora è il centro del rito, è tradizione, festa, legami di sangue. Ma è anche lo sconfitto, il domato, l’anello debole da sacrificare. Esattamente quello che diventeranno i nonni nella tragedia travestita da commedia, mentre il nuovo anno arriva e si butta dalla finestra ciò che non serve più.

capitone

Il capitone di Natale: origine e significato

È l’anguilla femmina, come dicevamo, grande e grassa a essere da secoli protagonista delle vigilie natalizie soprattutto nel Centro-Sud Italia. A Napoli, Roma e lungo le coste tirreniche, rappresenta la vittoria del bene sul male: serpentino, sfuggente, quasi diabolico, viene domato, cucinato e condiviso per propiziare l’anno nuovo. Non è un caso che spesso  si consumi alla Vigilia di Natale, tradizionalmente giorno di magro: il pesce diventa atto di purificazione, mentre l’anguilla, animale di confine tra acqua dolce e salata, incarna il passaggio e il rinnovamento.

il capitone di Peppe Guida

Come si cucina il capitone

Ogni regione, paese, famiglia ha la sua ricetta. Fritto, dorato e croccante all’esterno, resta la preparazione più iconica. Ma lo trovate altresì in umido, con pomodoro, olive e capperi, oppure arrostito o marinato. La manualità richiesta — dalla pulizia alla cottura  — è parte integrante del rito: un gesto antico che si tramanda in famiglia, spesso accompagnato da racconti, discussioni e memorie natalizie. C’è chi lo ama (per la carne succosa) e chi lo detesta, per l’aspetto e la consistenza viscida. Ma come insegna Peppe Guida «anche se non si mangia, deve essere messo in tavola per devozione». E con responsabilità, aggiungiamo noi: l’anguilla europea è una specie a rischio e occorre prestare attenzione a filiera e provenienza. E alla scaramanzia: occhio a non farvelo sfuggire dalle mani.

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