Bisogna essere sinceri, questo frutto non vi farà venire voglia di mangiarlo. Non ha una buccia lucida, non ha un colore invitante, non ha un profumo goloso. La mela di legno non è niente di tutto questo, eppure se vi dovesse capitare di trovarlo in vendita in qualche mercato nel subcontinente indiano, il consiglio è di assaggiarlo assolutamente, per vivere una delle esperienze gastronomiche più interessanti che vi possano capitare.
Ero in Sri Lanka a pochi chilometri dall’aeroporto di Colombo. Il ristorante in cui eravamo era uno dei soliti indirizzi per turisti che puoi trovare in ogni parte del mondo. La tavola calda per i piatti espressi, la tavola fredda, la vetrina dei dolci e un ampissimo banco caffetteria. Caffè americano ma soprattutto lassi e frullati. Una decina di cesti mostravano un’ampissima varietà di frutta fresca. Tra i meno conosciuti sicuramente la carambola, il rambutan e il mangostano, frutti che, nonostante la loro stranezza, avevo già assaggiato in più occasioni. Ma uno tra tutti ha davvero catturato la mia attenzione. Chanaka, la nostra guida, l’ha chiamato divul e subito dopo wood apple: la mela di legno.

Il frutto si presenta come una sfera di piccole dimensioni tra i 7 e i 10 cm di diametro, ha un pericarpo legnoso, molto più simile a una noce di cocco che a una vera e propria mela. A ricordare la noce di cocco è anche il colore della buccia, dapprima bianca e poi, con la maturazione, tra il marrone e il grigiastro e la superficie piuttosto ruvida. Quando ho indicato il frutto alla mia guida locale ha subito intuito la mia curiosità e chiesto al banco un grosso coltello. Tenendo la lama tra le dita ha colpito la buccia con il pesante manico, ho dedotto l’avesse fatto con una discreta forza e, proprio come un cocco, il frutto si è aperto a metà.
La polpa al suo interno è di un marrone intenso, simile al colore del budino al cioccolato, alla polpa fibrosa erano attaccati piccoli semi biancastri. Cercando altre informazioni e altre foto ho letto, poi, che la polpa può anche avere un colore più chiaro che va dall’avorio al giallo fino all’arancione quando il frutto è appena colto. Questo dipende presumibilmente dal fatto che la mela di legno matura a ottobre e rimane disponibile fino a gennaio (ed io ero lì a fine dicembre). Come si capisce se è maturo? Viene fatto rimbalzare al suolo da un’altezza di 30 cm se rimbalza è ancora acerbo, se invece atterra con un tonfo sordo è pronto per essere consumato.
Assaggiare la mela di legno richiede un minimo di fiducia nel chi te la porge. Il perché è presto detto, se il colore della polpa non è affatto invitante, neanche l’odore ti colpirà in maniera positiva. Ricorda quello della frutta surmatura, come di banana tenuta troppo tempo nel cesto della frutta o come una mela che devi destinare nella compostiera casalinga. Qualcuno dice sappia di gorgonzola, io amo troppo il gorgonzola per associarlo a questo frutto. La consistenza della polpa è un mix tra il fibroso, l’appiccicoso, il gommoso e il morbido. Insomma se ti dovessero mai offrire un po’ di mela di legno al volo sappi che ti rimarrà incollata alle dita come si trattasse di caramello. Il sapore è decisamente complesso, ricorda a primo impatto quello della mela e della pera cotte insieme, poi la bocca è sollecitata da un acidulo come di aceto di mele o anche succo di yuzu. Vi è però in tutto questo anche qualcosa di muschiato e fermentato oltre che piccante. Ricorda un po’ il tamarindo. Insolito, gustoso come quei cibi che all’inizio ti lasciano completamente perplessa e poi ne vuoi ancora un altro pezzettino e poi ti innamori.

Per i miei compagni di viaggio il gusto è stato sconcertante tanto da far sorgere in loro la domanda semplice: perché si dovrebbe mangiare questo genere di frutto? Tralasciando che i singalesi sono abituati a vette di piccantezze estreme, frutta esotica golosa e gusti agrodolci, ho cercato articoli scientifici che rispondessero alla mia domanda e ho scoperto che il frutto della mela di legno è legato a filo doppio con la pratica ayurvedica. Si tratta di un frutto ricco di proteine, contiene calcio, magnesio, ferro e zinco in quantità elevate ma anche di una vasta gamma di vitamine e minerali. Secondo gli studi scientifici che ho reperito, questi frutti sono in grado di rimuovere i radicali liberi, agendo come potenziale agente antiossidante. Sia i frutti maturi che quelli acerbi sono riconosciuti per avere qualità terapeutiche benefiche, per i disturbi epatici, gestione del colesterolo, vengono spesso utilizzati efficacemente nel trattamento della dissenteria. Secondo l’Ayurveda, le mele di legno possono essere utilizzate per curare problemi alle orecchie ma anche prevenire problemi associati a gengive e denti. Insomma un toccasana per i locali.
Oltre che mangiata direttamente con le mani dalla buccia (meglio con un cucchiaino), spesso la polpa della mela di legno viene cosparsa di zucchero per renderla più gradevole o ridotta in confettura. Nella cucina indiana viene usata nei chutney, ma anche per rendere ancor più ricche le salse e condimenti per insalate. In Sri Lanka la mela viene mescolata con latte di cocco e zucchero di palma per creare una bevanda dolce e leggermente acidula, particolarmente apprezzata quando le giornate sono più calde. Ho letto che nel Sud-est asiatico, le mele acerbe vengono tagliate a fettine sottili e immerse in una salsa di pasta di gamberi, scalogno, spezie e peperoncini.

La mela di legno è il frutto della pianta conosciuta in botanica come limonia acidissima. Si tratta principalmente di alberi selvatici non selezionati per la coltivazione commerciale. Se le cercate al mercato in Asia fate attenzione a non confonderle con il bael (bilva) altro frutto più simile a una mela cotogna e originario del Bengala. Ho trovato articoli che parlano del rischio della limonia di diventare una specie in via di estinzione, poiché gli alberi selvatici vengono abbattuti senza essere ripiantati e i frutti vengono raccolti in modo non sostenibile per essere venduti nei mercati. Secondo altri autori, invece, vengono coltivati nelle zone aride dove quasi niente altro può essere messo a coltura.
Ho letto che in India, le mele di legno sono un cibo sacro offerto a Ganesh, il dio della fortuna, del successo. Questo “dio che rimuove gli ostacoli” ha un corpo umano e una testa di elefante ed è proprio questa sua caratteristica che lega il frutto alla divinità. Gli elefanti infatti vanno matti per le mele di legno e durante le celebrazioni del dio, i fedeli portano in dono dolci e frutta a volontà. Non appena mi recherò in India tenterò di confermare o confutare questa storia.
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