Il Vallo di Diano riserva mille sorprese nascoste da fazzoletti di terra e dalla strenua resistenza di contadini e imprenditori visionari. Una vera e propria occasione economica per chi torna in zona, magari dopo le esperienze formative all’estero o nell’industrioso nord Italia e comprende che il Mezzogiorno ha infinite possibilità attrattive.

Ai tempi di Cristoforo Colombo i cosiddetti “Re Cattolici” Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia richiedevano all’esploratore genovese l’impegno nello scoprire nuove spezie da importare sul continente europeo, per finanziarie l’importante esborso di guerre e spedizioni. L’erborista e botanico Diego Alvaro Ciancia venne incuriosito nei suoi studi da una particolare specie di peperoncino Aji Chili dal gusto dolce e non particolarmente piccante.

La successiva propagazione lungo tutta la dorsale tirrenica ha segnato il destino dell’attuale peperone corno rosso o corno di capra. Tra Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia e persino Abruzzo oggi si contano oltre 35 biotipi differenti del ceppo originario importato da Colombo, frutto di ibridazioni e mescolanza di genomi durante i secoli. Nei luoghi impervi collinari o di montagna arriva quello dolce. Il piccante invece necessita del calore del sole e del vento del mare per la piena maturazione.

Tutti i peperoni vengono raccolti, puliti e privati dei semi a mano. L’essicazione del prodotto avviene secondo il metodo tradizionale, intrecciato in collane chiamate “serte” per 50 giorni e poi fritto in olio bollente per pochissimi secondi al fine di renderlo croccante. Il vero sforzo delle popolazioni locali è stato quello di non abbandonare i poderi dopo le divisioni ereditarie in piccolissimi lotti e di avercela fatta solo con le proprie forze. Il ciclo è lungo e delicato: si parte dal semenzaio dove piantare i semi della raccolta precedente per sviluppare le giovani piantine, trasferite nei campi a maggio. Le colture proseguono fino a metà agosto e poi comincia la raccolta a scalare in base alla maturazione nei mesi di settembre e ottobre. Le malattie temibili sono le stesse del pomodoro, con cui condivide parte del DNA. Il freddo, le nebbie, la rugiada portano peronospora e oidio letali per il peperone.

Pietro D’Elia dell’azienda I Segreti di Diano a Teggiano è convinto della “terza via” costituita dal grande comparto agroalimentare italiano. Ha rilevato le terre abbandonate e proposto ai produttori un patto interno per la coltivazione dello Sciuscillone. Coloro che decidono di utilizzare la varietà replicata nei vivai scelti di Pietro avranno il costo d’acquisto delle piantine scalato dalla vendita finale del raccolto. Il supporto alle giovani leve ha riportato fiducia nell’intero areale, evitando il fenomeno di migrazione di braccia e menti che aveva segnato – e in parte ancora segna – la Lucania.

«Le visioni anacronistiche non ci servono e non fanno bene alla nostra comunità – afferma l’imprenditore D’Elia – Non siamo l’immagine arretrata del coltivatore dalle scarpe grosse e cervello fino, che parla solo in dialetto e non sa come fare impresa. E come noi tanti ragazzi si sono attivati per creare un futuro di benessere e sviluppo per il Sud ed un commercio di caratura internazionale».
Numerose le possibilità di assaggiare il peperone crusco, essiccato o trasformati in chips fragranti, polvere e persino crema per gli usi più idonei anche nelle preparazioni delle migliori cucine gourmet.
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