A Roma c’è un monumento che, nonostante la singolarità, è quasi sconosciuto persino ai cittadini stessi. Si tratta del Sepolcro di Eurisace o Tomba del fornaio: si trova presso Porta Maggiore e purtroppo sono pochi i romani e i turisti che ci prestano attenzione passando. Come suggerisce il nome, si tratta di un monumento funebre di un panettiere, Marco Virgilio Eurisace, e di sua moglie Autistia, risalente al I secolo a. C.

Tutto nel mausoleo richiama il mestiere di Eurisace, di cui il monumento è un’orgogliosa celebrazione: della massiccia costruzione si notano innanzitutto le quindici cavità circolari su tre file che imitano le impastatrici utilizzate nei forni di età romana; sulla sommità Eurisace volle che venisse scolpito un lungo fregio raffigurante tutte le fasi del suo lavoro (pesatura e molitura del grano, impastatura, cottura e vendita del pane); su tre lati del sepolcro è posta la stessa epigrafe “Est hoc monimentum Marcei Vergilei Eurysacis pistoris, redemptoris, apparet”, cioè “Questo sepolcro appartiene a Marco Virgilio Eurisace, fornaio, appaltatore, apparitore”. Proprio da queste parole si capisce che Eurisace forniva i suoi prodotti allo Stato ed era un ufficiale subalterno (apparitore) di qualche personaggio di alto rango (un magistrato o un sacerdote).

Da quanto ne sappiamo era un liberto, ossia un ex schiavo, che aveva intrapreso la professione di pistor (panettiere). Grazie alla sua abilità e determinazione e all’appoggio di qualche personaggio influente riuscì ad ampliare l’attività del suo piccolo forno-bottega fino a diventare il più ricco e famoso panificatore dell’antica Roma. Questo non è l’unico record di Eurisace: il suo mausoleo è l’unico monumento al mondo dedicato all’arte panificatoria.
Se oggi una tale celebrazione del mestiere del fornaio ci appare strana, dobbiamo considerare che nell’Urbe il pane era un elemento fondamentale, tale che chi governava spesso vi basava il suo consenso. Il poeta Giovenale scrive che “il popolo due sole cose ansiosamente desiderava: il pane e i giochi nel circo”.
Tra i preziosi reperti che la tragedia di Pompei ci ha donato, ci sono anche delle vere e proprie pagnotte, arrivate intatte fino a noi, alcune delle quali erano firmate dal panettiere con un timbro.

Eurisace sarebbe sicuramente orgoglioso di sapere che, col suo monumento, è stato fonte di ispirazione per un edificio di età moderna noto ai romani: l’ex pastificio e mulino Pantanella. Tra i vari architetti che si sono occupati del complesso in Via Casilina ce n’è uno, Pietro Aschieri, che ha deciso di fare un richiamo al sepolcro inserendo degli oculi circolari.

foto archidiap.com
Anche gli architetti che si sono succeduti per le ricostruzioni delle strutture hanno seguito questo filo ideologico. Oggi l’area dell’ex Mulino è stata riqualificata ad ambienti per uso privato e pubblico, compresi degli alloggi, e l’ispirazione al grande fornaio romano è ormai consolidata.
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