Un incontro da non perdere quello che si terrà il 20 Aprile all’Osteria Fernanda di Roma, a pochi passi da Porta Portese. Sarà l’occasione per fare un viaggio fra le colline di Soave, scoprendo i suoi terreni di basalto e i vini della storica cantina Suavia, la cui identità restituisce con entusiasmo un profondo legame col territorio. Un intento dichiarato già dal nome della cantina, quello antico della città di Soave, in provincia di Verona. È in questa area che fin dall’Ottocento la famiglia Tessari si dedica ai vigneti intorno al piccolo villaggio di Fittà, prima conferendo le uve alla cantina sociale e poi iniziando a produrre direttamente vino, nel 1982. Una scelta, quella di Giovanni Tessari e sua moglie Rosetta Buratto, oggi sentita più che mai dalle tre figlie Meri, Valentina e Alessandra, che guidano l’azienda con cura e determinazione.

Alessandra, Valentina e Meri Tessari
«Raccogliere questa eredità è stato naturale per noi e una volta adulte ci siamo imbarcate in questa impresa: dare vita a una nuova azienda, dando un’identità chiara alle nostre uve» spiega Meri Tessari.
La cantina si trova ad un’altitudine di 296 metri sul livello del mare: il microclima collinare e il suolo di origine vulcanica contribuiscono al carattere dei trenta ettari di vigneti Suavia, dove vengono coltivate esclusivamente viti autoctone a bacca bianca, ovvero Garganega e Trebbiano di Soave. La Garganega è la varietà più versatile, che permette di ottenere sia vini più facili che vini nobili, mentre il Trebbiano – che richiede cure più impegnative (motivo che ha spinto molti viticoltori ad abbandonarlo) – regala vini maggiormente strutturati dalle intense note minerali.

Fittà, frazione di Soave
Le viti vengono allevate con il sistema della Pergola, secondo la tradizione veronese. «Questo sistema di allevamento, oltre ad avere per noi un valore affettivo e culturale» – precisa Valentina Tessari – «è quello che garantisce un miglior microclima e una maggiore aereazione della parete vegetativa, oltre che un miglior ombreggiamento del grappolo che non viene colpito dal sole in modo diretto». Negli anni più recenti l’azienda ha vinto anche una sfida impegnativa, misurandosi con la conformazione del territorio e le sue notevoli pendenze: nel 2019 arriva infatti la certificazione biologica, che garantisce la gestione sostenibile delle uve e l’impegno particolare verso la protezione delle unicità autoctone.

Lo chef Davide Del Duca
La cena si terrà il 20 aprile alle ore 20:00 all’Osteria Fernanda (Via Crescenzo del Monte 18, Roma). Il menu pensato dallo chef Davide Del Duca sarà composto da portate raffinate e creative, abbinate ai vini Suavia.

Nasello, pil pil, lenticchie, alghe e pasta d’agrumi
In abbinamento a Opera Semplice Atto VI
Triglia in tempura, rosa canina, finocchio, olive e sorbetto di ricci di mare
In abbinamento a Soave Classico 2025
Tagliolino spirulina, finocchio levistico e cuore di tonno essiccato
In abbinamento a Monte Carbonare 2023
Bottone al rosso d’uovo liquido, funghi, crudo di manzo, parmigiano, nocciola e sambuco
In abbinamento a Massifitti 2022
Quaglia alla brace, nespole fermentate, pistacchio, spinaci e silene
In abbinamento a Tremenalto 2020
Pre dessert
Ananas alla brace, cocco e alloro
Numero prenotazione: 328 384 7924
Prezzo della cena: € 79

Il suolo vulcanico della zona Carbonare
La degustazione darà la possibilità di apprezzare la filosofia delle sorelle Tessari, che si pone l’obiettivo di descrivere tutte le sfumature del Soave Classico. «Le nostre radici affondano in questa terra nera che alimenta grandi uve bianche. Da questo contrasto, dall’armonia nata dall’unione dei contrari, nascono i nostri grandi vini» – racconta Alessandra Tessari. I terreni, infatti, si differenziano nella loro estensione, ad esempio per percentuali diverse di componente rocciosa e argillosa, rendendo ogni vino un’espressione distinta dello stesso territorio.

Un Metodo Classico sperimentale che viene prodotto solo nelle annate migliori, con i migliori grappoli Trebbiano selezionati nel vigneto Massifitti. Si svela con sentori sulfurei e di frutta secca tostata, oltre che attraverso note agrumate e minerali.

Le uve da cui nasce questo vino arrivano dalla parte nord del Soave Classico, dove l’altitudine si aggira sui 300 metri e le esposizioni sono più varie. Il risultato è un vino fresco, fruttato, morbido ed equilibrato, che rappresenta perfettamente il carattere del vitigno.

La zona Carbonare è contraddistinta da un terreno profondamente vulcanico, dal colore scuro (proprio come il carbone), pertanto le viti che vi affondano le radici da circa 60 anni danno vita a un vino dalla grande mineralità e dalla personalità verace. Si possono notare sentori di pietra focaia, note di agrumi e fiori di campo, mentre al palato risulta cremoso, elegante, fresco e ricco di sapidità.

Si tratta di un vitigno storico che stava per essere dimenticato, motivo che nel 2006 ha spinto Suavia a impegnarsi in un progetto di recupero, utilizzando cloni di vecchie vigne di Trebbiano di Soave selezionate in collaborazione con i laboratori della Facoltà di Agraria dell’Università di Milano e il professor Attilio Scienza. Il vino conquista con profumi di agrumi e spezie dolci, spiccata mineralità, ottima acidità e struttura cremosa.

L’affascinante parete montuosa del Tremenalto è piuttosto ripida, ma il suo antichissimo terreno vulcanico di colore rosso scarlatto è rimasto intatto nonostante le forti pendenze. Qui i vigneti hanno in media 60 anni di età e danno vita a vini rotondi, dalle note di marmellata di mela cotogna, fiori d’arancio e frutta candita, con sottofondi di sapidità e freschezza.
20 aprile – Osteria Fernanda ore 20:00
Chef Davide Del Duca
Indirizzo: Via Crescenzo del Monte 18, Roma
Numero prenotazione: 328 384 7924
Prezzo: 79 euro
In collaborazione con Cantina Suavia

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