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Enoturismo per tutti: perché vale la pena aprire le porte delle cantine alle famiglie

Nell’economia delle cantine, soprattutto in una fase di crisi per la vendita del vino, l’enoturismo è guardato con crescente interesse, come via per incrementare il business attraendo visitatori con attività disparate. Eppure, in questa corsa a eventi e degustazioni personalizzate, il fenomeno viene spesso osservato con lenti sfuocate, che non permettono di calibrare adeguatamente l’offerta. […]

  • 09 Luglio, 2026
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Nell’economia delle cantine, soprattutto in una fase di crisi per la vendita del vino, l’enoturismo è guardato con crescente interesse, come via per incrementare il business attraendo visitatori con attività disparate. Eppure, in questa corsa a eventi e degustazioni personalizzate, il fenomeno viene spesso osservato con lenti sfuocate, che non permettono di calibrare adeguatamente l’offerta. Due pregiudizi impediscono di sviluppare un prodotto vincente: la convinzione che ciò che più conta sia il vino, e l’idea che esista una sola tipologia di visitatori, la coppia di adulti senza figli.

Eppure, la presenza di famiglie con bambini nel turismo del vino sembrerebbe aver acquisito una rilevanza crescente. Il condizionale è d’obbligo, perché i primi a trascurarle sono gli studiosi: mancano dati statistici per verificare questa tendenza e la bibliografia sul tema è quasi assente, fatta salva qualche rara eccezione.

Una di queste è il contributo di tre ricercatrici dell’Universidade de Aveiro, in Portogallo, le quali hanno mostrato che quasi il 30% dei turisti della Strada del vino del Dão, regione nota come «la Borgogna del Portogallo», è composto da famiglie con figli. In molti casi, rivelano le studiose, le cantine non sono attrezzate con percorsi per bambini: segno di una disattenzione verso un segmento di mercato tutt’altro che irrilevante.

Alcune regioni da decenni prestano attenzione a questi visitatori, valorizzando esperienze immersive in vigneto e in cantina per tutta la famiglia, con attività all’aria aperta, giochi e merende, o servizi di baby-sitting. Su questo fronte Napa Valley e Hunter Valley, a nord di Sydney, si distinguono per la quantità di cantine con degustazioni dedicate alle famiglie.

In Italia sono poche le realtà che guardano a questo pubblico. Alcuni ne sottovalutano l’impatto, altri hanno resistenze etiche: avvicinare i bambini al mondo del vino sembra immorale, una sorta di corruzione di minori. Questa postura impedisce di cogliere un’enorme opportunità formativa: far entrare i bambini in cantina e avviarli alla conoscenza di viticoltura, pratiche enologiche e degustazione significa formare consumatori futuri, più consapevoli rispetto a chi si avvicina all’alcol da solo o con i coetanei, in età più matura, con l’unico obiettivo di sballarsi.

Vale la pena citare due cantine in controtendenza. La Ciarliana, a Montepulciano, si presenta fin dall’homepage come «family-friendly»: l’intera visita è pensata a misura di bambino, il processo di vinificazione viene raccontato in maniera semplice e divertente, e anche la degustazione diventa un momento coinvolgente per tutti. I piccoli, a cui vengono offerti due succhi di frutta, e gli adulti si cimentano in un’analisi sensoriale che sviluppa competenze importanti e prepara un futuro approccio educato al vino. Il titolare, Luigi Frangiosa, racconta che almeno un terzo dei visitatori appartiene alla tipologia “famiglie con bambini”, in maggioranza straniere: spesso gli italiani non sono neppure al corrente dell’esistenza di questa attività.

Nell’Alta Murgia, la cantina Colle Petrito, gestita da Serena Bellini, laureata in lettere e con una forte vocazione alla didattica, offre esperienze incentrate sull’inclusione dei bambini nel lavoro in vigna. Le attività per i più piccoli vanno dalla raccolta dell’uva e pigiatura alla trasformazione, con un laboratorio di imbottigliamento, fino alla realizzazione delle etichette. Qui c’è più equilibrio tra famiglie italiane e straniere, ma tutte apprezzano momenti speciali passati insieme, lontani dallo stress quotidiano.

Un modello di enoturismo accogliente verso le famiglie è innanzitutto redditizio, ragione sufficiente per spingere molte altre cantine a seguire questa strada. Ma non basta montare un’altalena nei pressi delle tramogge per dirsi family-friendly: l’intrattenimento è solo una metà dell’esperienza, che si completa quando i più piccoli non vengono soltanto distratti, ma imparano qualcosa che li accompagnerà nella loro esperienza come consumatori del domani.

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