Alla 58esima edizione del Vinitaly, il Consorzio dell’Oltrepò Pavese presenta le prime bottiglie di Classese, il metodo classico a base di pinot nero che si candida a diventare il vertice qualitativo della denominazione: per adesso si parla solo di un marchio consortile che i produttori possono già esibire in etichetta, per il futuro si attende la definitiva modifica del disciplinare.

presentazione marchio Classese a Vinitaly 2026
Nell’attesa, sono già 40 le cantine che aderiscono al progetto. Un gruppo di pionieri tra i quali si contano diverse tra le aziende più rappresentative del territorio: da Alessio Brandolini a Bruno Verdi, da Calatroni a Conte Vistarino, da Cordero San Giorgio a Tenuta Mazzolino, da La Genisia a Monsupello, da Tenuta Travaglino a Fiamberti.
«Con questa iniziativa diamo finalmente leggibilità e consapevolezza al nostro territorio», assicura Francesca Seralvo, presidente del Consorzio. Classese – crasi di classico e pavese – è il nome storico del blanc de noirs e del rosè de noirs dell’Oltrepò, le cui origini affondano nella metà dell’800.

«La nostra è una terra di confine, sia climatico che territoriale, a sud del Po e aperta su tre regioni. Un territorio troppo a sud per essere nord, troppo produttivo per essere elitario, ma troppo vocato per essere generico», spiega Seralvo. Il conte Augusto Giorgi di Vistarino spumantizza per la prima volta in Oltrepò il pinot nero nel 1865. Negli anni ’80 del secolo scorso i produttori decidono di unirsi in un’associazione presieduta da Carlo Boatti e di dare un nome chiaro e univoco a questo vino. È proprio nel 1984 che nasce per la prima volta il progetto Classese: per molti anni poi richiuso nel cassetto, il consorzio lo rilancia oggi. «È lo strumento che ci siamo dati per valorizzare tutto il territorio. Siamo impegnati per costruire e rafforzare nel tempo la fiducia del mercato. Lo facciamo anche con un nuovo disciplinare – approvato nel febbraio 2025 dall’assemblea dei soci – che presenta regole chiare e condivise volte alla ricerca della qualità», spiega Seralvo.
Ed ecco le nuove norme del disciplinare (in attesa di approvazione ministeriale, ma già obbligatorie per quanti vogliono adottare da subito il marchio consortile): terreni solo sulle pendici collinari, raccolta manuale in cassetta delle uve, acidità minima di 6 g/l, minimo 85% di pinot nero e un affinamento sui lieviti di almeno 24 mesi. Che salgono a 36 mesi per i millesimati e a 48 per le riserve.
Con queste nuove norme, «finalmente l’Oltrepò ha deciso cosa vuole essere», assicura Seralvo. Che ricorda: «La convergenza c’è stata da subito: abbiamo approvato queste modifiche già un anno fa. Per adesso è solo un marchio consortile, ma contiamo sull’approvazione delle regole del nuovo disciplinare entro la fine dell’estate. Oggi chi fa Classese, adottando il marchio, segue già queste nuove norme. In futuro la denominazione diventerà Classese Docg».
Una trasformazione che lascia aperto un interrogativo sulla riconoscibilità del territorio, visto che la menzione Classese sostituisce quella di Oltrepò Pavese. «È vero, il nome va spiegato, ma le cose più importanti sono regole e qualità. Con il Classese, inoltre, parliamo del metodo classico, mentre Oltrepò Pavese significa anche altre cose, tant’è vero che dovremo lavorare alla semplificazione della denominazione. Intanto però, in soli due anni abbiamo cambiato lo statuto e il disciplinare e abbiamo lanciato il Classese garantendo chiarezza e riconoscibilità al metodo classico. Ma non parliamo solo del vino: in questo modo vogliamo dare valore a tutto il territorio».

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Il nuovo progetto ottiene anche il plauso di Gian Marco Centinaio, vicepresidente del Senato. «L’Oltrepò Pavese ha bisogno di informazioni positive da dare al mercato. Sentire parlare di qualità, di prodotto e di unanimità per il nostro territorio arricchisce il cuore. È bello vedere i produttori tutti insieme: speriamo sia una scelta vincente», dice il senatore, anch’egli produttore in Oltrepò con la cantina Bosco del Sasso. «Il consorzio – continua – ha avuto la forza di fare arrivare questo messaggio: mi piace il fatto che abbiano deciso all’unanimità. Se tutti lavorano nella stessa direzione e se ci credono i produttori più grossi il Classese può diventare un valore competitivo. In questo momento storico l’Oltrepò Pavese può avere un suo mercato nella fascia della qualità: le potenzialità ci sono», assicura Centinaio. Quanto alle modifiche del disciplinare ammette che «dipende dal Masaf, ma serve un lavoro di lobbying per convincere il ministero che il progetto fa bene».
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