Più peso per i piccoli produttori, revisione del sistema di voto all’interno del cda, nuove regole per l’imbottigliamento: sono tante le richieste messe sul tavolo dall’associazione i Custodi Lambrusco che, dopo un anno dall’uscita dal Consorzio, al Gambero Rosso avevano detto di essere pronti a rientrare, a patto di essere ascoltati: «Sono convinto che un consorzio serva», aveva detto un mese Fabio Altariva. Parole che non sono rimaste inascoltate e a cui risponde, in questa intervista esclusiva, il presidente del Consorzio del Lambrusco Claudio Biondi.
Sembrerebbe che i Custodi siano disposti a tornare nel Consorzio. Da parte vostra, siete pronti a riaprire le porte, ascoltando le loro richieste?
Il Consorzio è un ente istituzionale, le cui porte sono per sua stessa natura sempre aperte. Ascoltare le aziende del territorio e le loro esigenze è parte del nostro lavoro quotidiano e siamo felici di continuare a farlo. Siamo aperti anche a produttori che non hanno mai fatto parte del consorzio, come ad esempio nuove aziende nate in questi anni.

Fabio Altariva, presidente I Custodi del Lambrusco
In questo anno, avete capito come si sia arrivati a questa rottura? Come vi siete spiegati la fuoriuscita, in un momento comunque di rilancio e di grandi iniziative da parte del Consorzio?
La fuoriuscita di diverse aziende ci ha sicuramente imposto, e ci impone tuttora, una seria riflessione. Siamo convinti della bontà delle iniziative promozionali, che da parte nostra sono sempre state orientate alla massima inclusività e sono sempre state condivise con tutti i soci. Del resto, tante delle aziende hanno espresso, in fase di uscita, anche i ringraziamenti per l’ottimo lavoro svolto. Comprendiamo che le ragioni di questa scelta abbiano evidentemente radici diverse.
In questi mesi di separazione siete comunque rimasti in contatto?
In questi mesi ci siamo confrontati internamente e abbiamo sempre cercato il dialogo con l’associazione, facendo proposte concrete per un riavvicinamento, con la speranza di ricucire lo strappo e di ricompattare il Consorzio in vista delle grandi sfide dettate dai mercati.

Lambrusco Doc a spicchi. Dry Milano © Francesco_Vignali_Photography
Non avete comunque agito per vie legali sull’uso del nome e questo è un importante segnale di dialogo. In questa fase difficile per il vino italiano, non è meglio stare uniti?
Le nostre azioni rispecchiano il nostro obiettivo, ovvero quello di unire piuttosto che dividere. Restare compatti è la premessa per una promozione efficace in Italia e all’estero in un momento di grande complessità che sta attraversando il mondo del vino sia sul mercato domestico che internazionale.
Tra le richieste che fanno i fuoriusciti c’è quella di cambiare il sistema di voto: il modello indicato è quello dell’Oltrepò. È una strada percorribile?
Da parte nostra abbiamo formulato una proposta volta a rivedere la struttura del cda in modo da garantire una maggiore rappresentanza anche alle aziende più piccole. Saremmo felici di ridiscutere di questa o altre formule con i Custodi.

Nella lista di condizioni avanzata dai Custodi, si parla anche di imbottigliamento in zona: un punto su cui si può intervenire?
Non dobbiamo dimenticare una premessa essenziale, ovvero che il Consorzio è costituito dai produttori del territorio, non da entità terze. Quando i produttori, nel tempo, si esprimono a favore di determinate misure, è molto difficile rivedere le concessioni a ritroso nel tempo. Nulla è scritto nella pietra, ma qualsiasi cambiamento deve avvenire nel rispetto dei requisiti di voto e dell’iter burocratico e normativo cui è soggetto un ente istituzionale.
Ma c’è una richiesta, tra quelle avanzate dall’associazione, che trovate irrealizzabile?
Come detto all’inizio, il Consorzio è per definizione aperto a valutare le richieste di tutti i produttori della filiera, provando a coniugare esigenze e limiti normativi.

Guardiamo al futuro: con o senza le aziende fuoriuscite, come immaginate i prossimi 20 anni del Lambrusco?
Siamo molto ottimisti sul futuro del Lambrusco, perché i segnali che arrivano dal mercato sono chiari ed evidenti: è un momento storico in cui i vini dalla gradazione alcolica contenuta sono più apprezzati e il Lambrusco ha per sua natura questa caratteristica.
Notiamo inoltre un grande interesse per il Lambrusco da stampa e operatori, che parlano spesso di riscoperta e rinascita. Sarebbe un grave errore non essere pronti a rispondere a questa apertura in modo compatto. Insistere sulla promozione di cantine e territorio in modo coordinato è cruciale per definire posizionamento e immagine del Lambrusco negli anni a venire.
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