Ad un anno dalla nascita e dalla separazione dal Consorzio, i Custodi del Lambrusco rilanciano i loro obiettivi – in primis far sentire la voce dei piccoli produttori (sebbene tra di loro ci sia anche un nome di peso come Chiarli) – ma aprono alla possibilitร di rientrare nell’ente di tutela. A condizioni ben precise. L’associazione, composta da una trentina di produttori รจ guidata da Fabio Altariva (titolare di Fattoria Moretto): ยซNoi valiamo appena il 10% del totale delle aziende del consorzio – dice al Gambero Rosso – ma se sei socio vuoi essere ascoltato a prescindere dai numeri. Qui le cantine cooperative gestiscono tutto, ma il mercato ha bisogno di profondi cambiamentiยป.
Me ne dica unoโฆ
In primo luogo, bisognerebbe dividere le igp dalla doc. Oggi รจ tutto Lambrusco ma non va bene: bisognava differenziare perchรฉ i prezzi sono nettamente diversi e cosรฌ, con questa confusione, il prezzo piรน alto viene penalizzato.
E poi?
Visto che i nomi dei vitigni non ci appartengono aiuterebbe creare delle sottozone: Castelvetro per il Grasparossa, Sorbara, Santacroce per il Salamino, Reggiano. Il nome Lambrusco andrebbe usato per lโEmilia con la doc, ma eliminando lโigp. Ma su queste cose devono scegliere i grandi produttori: oggi abbiamo ben 40 milioni di bottiglie per le doc e 130 milioni di bottiglie per le igp. Con quel che ne deriva sulle differenze di prezzo e di qualitร sullo scaffale.

Insomma, quantitร importanti che possono creare confusione?
Un disagio acuito dal fatto che molti imbottigliatori lavorano fuori dallโEmilia. Nel caso del vino igp puoi spedire le cisterne frizzante allโestero, ma poi non sai cosa fanno lรฌ. In questo modo perรฒ perdi il controllo del profitto e dei prezzi. Con questo sistema ci facciamo autogol da soli perchรฉ ci faranno concorrenza. Noi diciamo no allโigp imbottigliato fuori zona: dovrebbe essere fatto qui.
Non si รจ fatto nulla per impedire lโinvio degli sfusi allโestero?
Di recente, il consorzio ha imposto la fascetta sullโigp per contrastare quelli che portano il vino allโestero e impedire che siano imbottigliate piรน bottiglie del dovuto. Ma chi davvero puรฒ controllare cosa accade allโestero? Guardiamo il problema anche dal punto di vista delle aziende piccole che producono piccole quantitร e hanno una filiera controllata dei loro vini: mettere la fascetta finisce per essere una nuova oppressione burocratica.
Ad ogni modo voi non avete i numeri per imporviโฆ Per questo nasce lโassociazione?
Certo, dentro il consorzio le cantine sociali piรน grandi dettano le condizioni e sono indifferenti ai problemi che poniamo. Custodi del Lambrusco รจ unโassociazione fatta solo da aziende private di filiera, tutte fuoriuscite dal consorzio (a parte VentiVenti), alcune erano uscite anche prima. Ma noi il consorzio lo vogliamo: bisognerebbe rivedere lo statuto, ma dopo un anno non abbiamo ancora ricevuto nessuna proposta interessante.

Quindi sareste anche disposti a rientrare se il consorzio ascoltasse le vostre esigenze?
Certo, saremmo disponibili a rientrare. Le nostre iniziative servono per creare un consorzio che funzioni meglio. Sia chiaro: se anche partiamo domani con le modifiche dello statuto necessarie servirebbero un paio di anni, quindi il percorso resta lungo. Resta il fatto che il consorzio serve: ha delle spalle piรน larghe e puรฒ accedere alle risorse. Noi non avremmo la forza che avrebbe un ente di tutela. Ma รจ necessario che qualcosa cambi, dobbiamo essere ascoltati.
Fino ad ora ci sono state reazioni da parte del consorzio?
Poche. A un certo punto รจ venuta fuori una polemica sullโuso del nome Lambrusco da parte della nostra associazione ispirata alla questione delle famiglie storiche dellโAmarone: ma lโAmarone รจ un vino non รจ un vitigno, quindi non cโรจ spazio per iniziative legali nel nostro caso. Nellโordinario, se cโรจ bisogno di qualcosa ci sentiamo, ma non cโรจ un vero dialogo.
Ma siate sinceri: il dialogo voi lo cercate?
Certo, bisogna intavolare un dialogo, trovare una via mediana. Ma bisogna affrontare le questioni che abbiamo posto.

Chiedete anche un cambio del sistema di voto?
Sรฌ, ci interessa anche cambiare il sistema di voto, oggi le cantine sociali hanno un peso preponderante anche perchรฉ ricevono la delega dai conferitori. Dobbiamo sederci a un tavolo per trovare una buona idea: serve piรน fiducia e rispetto per i piccoli. Devo ancora studiare il nuovo statuto dellโOltrepรฒ Pavese, ma in quel caso le grosse cantine sono uscite, qui invece รจ il contrario. In ogni caso, servono dei passi in avanti da parte del consorzio e uno statuto rimodulato.
Ma voi chiedete anche iniziative sul fronte del mercatoโฆ
Sarebbe una bella cosa se si potesse imporre un minimo di prezzo per un prodotto che oggi รจ venduto spesso a pochissimo. Noi piccoli produttori ci rimettiamo direttamente, le cantine no. Eppure oggi anche le grandi realtร sono in sofferenza: motivo in piรน per cambiare rotta.

La crisi ha un impatto sui conferitori?
Le cantine sociali ti dicono il prezzo dopo, ma il conferitore รจ obbligato a dare lโuva a loro. Le uve sono pagate troppo poco, cosรฌ i conferitori nemmeno protestano, fanno rendite con rese molto elevate a discapito della qualitร o espiantano direttamente le vigne. Alla fine, le cantine sociali che erano nate per sostenere le famiglie contadine finiscono per danneggiarle.
Insomma, cโรจ un poโ di confusione in Emiliaโฆ
Cโรจ confusione, ma nulla รจ perduto. Cerchiamo di trovare una soluzione buona per tutti e recuperare il tempo perso. Si potrebbe creare un canale della qualitร con le sottozone e mantenere una linea della grande distribuzione dove la cantina sociale ha piรน potere. Ma tutto nello stesso pentolone non va bene. Sono convinto che un consorzio serva, ma cosรฌ stiamo solo perdendo del tempo. Serve intelligenza da parte di tutti per pensare al bene comune.
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