Berebene

A cavallo tra Piemonte e Liguria due fratelli producono un grande vino bianco sotto i 15 euro

Oltre a rossi prestigiosi, ormai non è raro trovare anche vini bianchi piemontesi che sanno coniugare grande qualità ed espressività territoriale (in questo caso a un prezzo amichevole)

  • 14 Febbraio, 2026
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Bosio è un piccolo comune piemontese situato sull’Appennino Ligure settentrionale, una sorta di cerniera, non solo fisica, ma anche antropologica, tra Piemonte e Liguria. Siamo in provincia di Alessandria, sulla sinistra del torrente Ardana, in una zona fortemente caratterizzata da pendii acclivi e dalle argille bianche, che restituisce l’impressione di un’agricoltura più di montagna che collinare, dove comunque i venti che provengono dal mare fanno sentire la propria voce tra i filari.

La storia della famiglia Guido, viticoltori da sette generazioni

Qui la famiglia Guido ha una lunga tradizione nella vitivinicoltura, ma è nel 1994 che nasce ufficialmente La Caplana e che si inizia a commercializzare vini con questo marchio. Ce lo racconta Natalino, che insieme alla sorella Carmen è oggi al timone: «la nostra azienda ha una classica storia piemontese, quindi si parla di una famiglia che da sette generazioni coltiva la vite. Successivamente intorno agli anni ’60 mio padre Gerolamo ha iniziato a commercializzare il vino a Genova in botti di legno ,per poi passare alla vendita di bottiglie. Nel 1994 è stato creato il marchio La Caplana, utilizzando il nome di un vigneto situato nel comune di Bosio».

Gavi e il cortese

L’azienda, attualmente, tra proprietà e affitti, può contare su un vigneto di circa sei ettari, coltivati tra i comuni di Bosio e Gavi: «ci troviamo proprio sul confine», continua Natalino: «le nostre vigne hanno delle posizioni eccellenti e affondano le radici in una terra bianca di origine calcarea».

Ovviamente al centro della produzione c’è il cortese, uva autoctona, conosciuta già dal XVIII secolo: «è un vitigno che produce vini freschi e fruttati, soprattutto all’interno della zona di Gavi, estremamente piacevoli da bere quando sono giovani, ma molto interessanti quando iniziano ad avere qualche anno sulle spalle. Dopo varie verticali effettuate con vecchie annate, conservate nelle nostre cantine, abbiamo sempre riscontrato una piacevole evoluzione. Sono bianchi che riescono a mantenere aromi fruttati e profumi di frutta matura e miele anche dopo quattro o cinque anni di bottiglia».

Natalino aggiunge: «forse sarà anche per questo che il Gavi sta vivendo un buon momento, soprattutto nei mercati stranieri. È un vino dal gusto e dal profumo molto delicati e riesce a incrociare i gusti attuali del consumatore. Magari andrebbe promosso con più insistenza nel mercato italiano, dove fa fatica a emergere nonostante penso abbia tutte le caratteristiche adatte per imporsi».


Gavi del Comune di Gavi 2024 – La Caplana
Punteggio: 94/100

Il Premio Regionale Qualità Prezzo del Piemonte 2026

Sono diverse le etichette di Gavi proposte da La Caplana. Tra quelle assaggiate per l’edizione 2026 della guida Berebene 2026 del Gambero Rosso quella che più ci ha convinto è il Gavi del Comune di Gavi ’24, cui abbiamo assegnato il Premio Regionale Qualità Prezzo.

Intenso al naso con belle note di frutta bianca, accompagnate da cenni vegetali e floreali, quello che più sorprende è la bocca, nitidissima e di grande equilibrio tra polpa, lunghezza e acidità. «Per questa etichetta utilizziamo le uve delle nostre vigne site nella frazione di Alice, nel comune di Gavi, coltivate su suoli calcarei ed esposte a sud e sud-est».

Ma da qualche anno, Natalino ha iniziato a sperimentare anche l’anfora per uno dei suoi Gavi: «abbiamo sempre subito il fascino delle anfore, ancora di più da quando ne sono state trovate alcune nel sito archeologico romano di Libarna, qui vicino. È una tecnica di produzione estremamente difficile, ma abbiamo trovato quella che per noi è la giusta ricetta: facciamo una macerazione con le bucce in questi recipienti; dopodiché affiniamo il prodotto per altri sei mesi in barrique. Il Gavi che ne otteniamo ci convince sempre di più, vendemmia dopo vendemmia».

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