Nel comprensorio del comune di Orvieto, territorio di antichissima vocazione vitivinicola, si trova l’azienda Castello di Corbara, che agisce sull’areale delle morbide colline che fanno da terrazza al bacino del Lago di Corbara, la cui presenza dona un microclima fresco e ventilato, con notevoli escursioni termiche. «I terreni, di consistenza variabile dal sabbioso all’argilloso, sono di origine sedimentaria marina, ricchi di ciottoli e fossili di conchiglie e coralli, che donano grande mineralità ai vini. I vigneti sono stati sapientemente collocati, ricercando all’interno della proprietà gli appezzamenti caratterizzati dalle migliori esposizioni e dai profili pedoclimatici in grado di esaltare il perfetto connubio vitigno/terreno. Attualmente lavoriamo circa 85 ettari di vigneto», ci spiega Giorgio Aversa, responsabile dell’azienda.
La denominazione Orvieto, tra le principali dell’Umbria bianchista è stata piuttosto bistrattata in passato, ma attualmente sta vivendo una rinascita. Ce ne accorgiamo, vendemmia dopo vendemmia, assaggiando bianchi sempre più intriganti che riescono a mettere in equilibrio una certa solarità centro-italica con un piacevole sottofondo sapido. Questo, oltre alla vocazione del territorio, è stato possibile grazie a un manipolo di produttori, sia grandi, sia medio-piccoli, che ha investito nel rinnovamento del patrimonio viticolo e nell’ammodernamento delle attrezzature: «ci sono tutti i presupposti per ottenere prodotti di grande qualità; e infatti una crescita qualitativa c’è stata nel corso degli anni. La sfida sarà portare avanti questo processo e nel contempo migliorare la valorizzazione del prodotto sul mercato. Orvieto se lo merita davvero», continua Aversa.

Le prime notizie storiche del Castello di Corbara risalgono al Basso Medioevo, quando viene citato nel catasto del 1292, di proprietà della famiglia nobiliare Montemarte. Il “Castrum Corbari”, com’era conosciuto all’epoca, rimane presente, come punto strategico del territorio, nelle cronache del periodo fino ai tempi moderni, quando alla fine dell’Ottocento, la Tenuta cessa di essere un possedimento feudale e diviene un’azienda di proprietà della Banca Romana.
Giorgio Aversa ci racconta la storia recente dell’attività: «il Castello di Corbara è stato acquisito nel 1997 dalla famiglia Patrizi che ha subito intrapreso un percorso di valorizzazione della produzione vitivinicola, progetto incentrato sulla messa a dimora di nuovi vigneti specializzati e sulla creazione di una propria cantina di trasformazione, divenuta attiva dalla vendemmia 2002. Quindici anni fa l’avvocato Fernando Patrizi ha acquisito la Cantina in via esclusiva».

Castello di Corbara ha sempre creduto nelle potenzialità del grechetto e ha deciso di puntarci in maniera decisa in quanto vitigno autoctono umbro ed orvietano nello specifico. La cantina, pur nel rispetto della tradizione, ha sperimentato negli anni vari sistemi di vinificazione volti alla valorizzazione delle caratteristiche espressive di questo vitigno: «oggi il grechetto rappresenta il vitigno principale per la produzione di tutti i nostri vini bianchi, dall’Orvieto Classico Superiore allo Spumante Metodo Classico».
I vini bianchi di Castello di Corbara sono caratterizzati da uno stile moderno, che ricerca eleganza e freschezza. Per i vini rossi si tende a favorire la beva ricercando armonia e frutto, senza far prevalere troppo i caratteri terziari dei lunghi invecchiamenti. Tra le etichette della cantina assaggiate quest’anno ci ha convinto pienamente l’Orvieto Classico Superiore Piana Grande ’24, cui abbiamo assegnato il Premio Regionale Qualità Prezzo sulla guida Berebene 2026del Gambero Rosso
Aversa ci spiega che «le uve degli appezzamenti scelti per questa etichetta, perlopiù grechetto e trebbiano toscano, vengono costantemente monitorate durante la maturazione in modo da stabilire il momento ottimale per la raccolta. La vendemmia viene effettuata nelle prime ore della mattina per preservare la freschezza delle uve, che vengono portate subito in cantina per la lavorazione e ulteriormente raffreddate e protette con ghiaccio secco e azoto. La vinificazione avviene in acciaio a temperatura controllata e il vino viene mantenuto sulle fecce fini per oltre due mesi per acquisire i profumi; viene successivamente assemblato, imbottigliato e affinato in bottiglia per circa due mesi prima dell’immissione nel mercato».
Il risultato è un bianco che al naso offre un frutto nitido e preciso che si accompagna a sfumature minerali e di menta. La bocca è sottile, ma ha buona grinta e risulta compatta e coesa per un finale sapido e fresco. Vi consigliamo di accompagnarlo con dei fusilloni al ragù bianco di faraona.
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