Turismo del vino

Quant'è bello visitare le cantine, ma come ci si arriva? L'enoturismo fa i conti con il gap dei trasporti

L' indagine Mtv-Ceseo evidenzia le difficoltà nel raggiungere le wine destination, con costi fino a 200 euro per spostamenti privati. Nel 2025 solo il 10% degli stranieri arrivati in Italia ha visitato un'azienda del vino

  • 17 Aprile, 2026
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Sei cantine italiane su dieci nel 2025 hanno registrato un incremento degli enoturisti, ma l’accessibilità sta diventando la vera sfida per il comparto nazionale. Perché secondo l’ultima indagine firmata Mtv (Movimento turismo del vino) e Ceseo (Centro studi enoturismo e oleoturismo della Lumsa), presentata a Vinitaly Tourism, esiste un problema legato al fatto che è difficile raggiungere i luoghi del vino, soprattutto per gli stranieri. Nel 2025, l’Italia ne ha accolti circa 104 milioni (secondo i dati del Ministero dell’Interno) ma meno del 10% di questi ha visitato un’azienda vitivinicola. Una quota definita «insoddisfacente» se si considera la totalità delle cantine italiane.

Scarsa accessibilità alle cantine

Il bilancio stilato al Vinitaly sul 2025 è parzialmente positivo e indica ricavi stabili per il 38,6% delle imprese coinvolte nell’indagine. Ma il problema, come ha sottolineato la presidente Mtv, Violante Gardini Cinelli Colombini, è collegato al come raggiungere i luoghi da visitare.

«Non basta attrarre gli enoturisti ma dobbiamo lavorare su visibilità e accessibilità delle cantine, spostando l’attenzione dal numero dei visitatori alla qualificazione dei target. Infatti, il nostro è un turismo a “crescita limitata” e va saputo gestire puntando su chi è o vuole diventare un wine lover. Fra di loro ci sono i visitatori stranieri che, oltre ad avere maggiore propensione alla spesa, tra esperienze e shopping di bottiglie, aprono poi le porte all’export». Una cantina su tre tra quelle aderenti a Mtv ha dichiarato che i turisti stranieri hanno pesato lo scorso anno per quasi la metà dei visitatori totali, con percentuali più alte al Centro e inferiori al Nord (15%).

Caro trasporti: fino a 200 euro dalla stazione alla cantina

Allo stesso tempo, è forte il problema del caro trasporti. Secondo la ricerca, il costo di quello via terra per i wine lover sprovvisti di auto propria è decisamente molto alto se rapportato ai biglietti aerei low cost. Solo il 43% delle cantine dichiara che il costo di taxi o noleggio con conducente (ncc) dalla stazione di alta velocità più vicina è inferiore a 50 euro; nel 56% dei casi la spesa si colloca tra 50 e 100 euro e arriva ai casi più eclatanti (7,5% delle imprese) con turisti che pagano ben oltre 200 euro. Tariffe che si registrano soprattutto al Sud. Dall’aeroporto ai distretti enologici, i costi sono più sostenuti, soprattutto nel Centro Italia: la spesa sotto 50 euro è al 17%, quella fra 50 e 100 euro si allarga al 45% e, infine, sale sopra 200 euro per un 9,5 per cento.

Gap di comunicazione

A questo si aggiunge un problema di comunicazione. Attualmente, come ha rilevato la presidente di Mtv, solo il 39% delle cantine spiega nel suo sito come arrivare coi mezzi pubblici. Solo il 35/44 per cento delle imprese spiega online come arrivare, tenendo presente che ogni sito dovrebbe rispondere alla domanda «Come arrivo?» in tre click.

«Quasi il 70% delle nostre imprese – aggiunge la presidente di Mtv – manda alle agenzie il carnet delle esperienze solo una volta l’anno, oppure solo su richiesta. Dati che aggiunti al 38% degli uffici turistici delle città del vino sicuramente chiusi nei giorni festivi e alla metà delle cantine aperte la domenica solo su prenotazione, mostrano un quadro che può migliorare velocemente». L’auto propria resta il mezzo più usato dagli enoturisti, come dichiarano le cantine sentite nel rapporto Ceseo, mentre un 42,8% riceve anche bus turistici e il 28,4% accoglie visitatori in bici o a piedi. Il Meridione spicca per l’organizzazione di traporti privati in cantina.

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Investire su mobilità e promozione

Secondo Mtv e Ceseo, l’Italia deve lavorare per rendere le aziende vitivinicole più facilmente raggiungibili, sviluppando collaborazioni con operatori locali per ridurre la dipendenza dei visitatori dall’auto privata.

«L’enoturismo nel nostro Paese – è il commento di Dario Stefàno, presidente del Ceseo – non può restare un arcipelago di esperienze tanto variegate quanto isolate. È necessario avviare una nuova fase di politiche pubbliche che metta al centro la costruzione di reti tra territori, tra imprese e tra istituzioni». In particolare, secondo il Ceseo, sono necessari investimenti mirati su mobilità, digitalizzazione e promozione integrata dell’offerta «così come strumenti di coordinamento stabile tra i diversi livelli di governo».

Solo il 16% ha un wine club

La ricerca fa emergere criticità in materia di sulla visibilità delle aziende sul web. Oltre il 43,8% delle cantine ha meno di mille visite mensili sul proprio sito, il 25,8% arriva alle 5mila e solo il 16% ha un wine club. Sul fronte newsletter, il 42,7% invia contenuti almeno una volta al mese, il 42,2% almeno tre volte l’anno. Mentre salgono le piattaforme di vendita online: il 68% vende tramite e-commerce. Secondo Mtv e Ceseo, va migliorata la raccolta e la gestione dei contatti anche attraverso la diffusione di Crm, ovvero i sistemi di gestione dei rapporti coi clienti.
Resta anche un gap nei rapporti tra cantine e circuiti turistici locali. Oltre metà delle imprese coinvolte nello studio afferma che non esistono società che commercializzano wine tour sul proprio territorio. Sette su dieci afferma che le strutture ricettive della propria zona propongono una visita in cantina ai clienti, ma anche che metà non comunica in modo sistematico le proprie esperienze in cantina alle agenzie e strutture ricettive vicine.

L’identikit del visitatore

Un 63% di cantine riceve anche senza preavviso, un 35,9% solo su prenotazione, soprattutto nel weekend. L’esperienza in cantina dura al massimo 90 minuti per il 56,9%, va oltre per il 15% mentre i tempi si allungano per le esperienze premium dove, nel 62,7% dei casi, si supera l’ora e mezza. Per l’85% delle aziende, secondo Mtv-Ceseo, il target dei visitatori prevalente è tra 35 e 50 anni, cresce la percentuale della Gen Z malgrado l’80% delle cantine non proponga attività specifiche per giovani «sintomo di un’offerta enoturistica che deve puntare alla diversificazione in relazione ai vari target».

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