Nella primavera del 1985, nelle colline georgiane del Kakheti e in quelle moldave di Codru, accadde qualcosa che i contadini non avevano ancora mai visto. Camion con funzionari statali, tecnici agronomi arrivati da Mosca, squadre di operai che si muovevano lungo i filari come in una campagna militare. Non si trattava di operazioni agronomiche stagionali, nรฉ di campagne fitosanitarie straordinarie: era lโinizio della piรน vasta estirpazione di vigneti mai condotta in tempo di pace in un grande Stato moderno. Oggi che l’Occidente torna a parlare di estirpazione (nel nuovo Pacchetto vino potrebbe rientrare tra le misure finanziate con i fondi Ocm), รจ opportuno ripassare la storia per capire a cosa si puรฒ andare incontro.ย

La decisione di Mosca arrivรฒ nella primavera del 1985, poche settimane dopo lโelezione di Michail Gorbaciov a segretario generale dellโ11 marzo: tra le sue prime iniziative di governo scelse di aprire il cantiere della perestrojka partendo da un fronte simbolicamente e socialmente cruciale, quello dellโalcol.
La societร sovietica viveva da anni una crisi profonda, e il consumo incontrollato di vodka e distillati gravava su produttivitร , salute pubblica e mortalitร . Nel 1982 lโeconomista Vladimir G. Treml pubblicรฒ Alcohol in the Ussr: A Statistical Study, uno dei lavori piรน accurati nel ricostruire lโimpatto dellโalcol sulla popolazione sovietica. Le sue analisi mostravano che lโabuso di bevande ad alta gradazione riduceva in modo significativo lโaspettativa di vita maschile e assorbiva una quota rilevante delle risorse sanitarie, trasformandosi in un ostacolo strutturale allo sviluppo complessivo del Paese. La risposta, nelle intenzioni del Cremlino, doveva essere energica e immediata.

Gorbaciov puntรฒ tutto su una “campagna moraleโ, convinto che la trasformazione dellโUrss dovesse partire dai comportamenti quotidiani. Nel decreto del maggio 1985, perรฒ, non cโerano solo misure sul consumo: cโera un intervento diretto sulla produzione agricola, soprattutto sulle regioni viticole del Sud. La logica era semplice nella sua radicalitร : per ridurre drasticamente lโalcol si doveva intervenire alla radice, colpendo il sistema produttivo. Il vino e i distillati che provenivano da Georgia, Armenia, Moldavia e Crimea dovevano diminuire di quantitร , e lo strumento individuato era la riduzione fisica della superficie vitata. Per dare il buon esempio, i ricevimenti ufficiali sovietici, sia in patria che all’estero, divennero privi di alcol. Esortando i cittadini sovietici a rispettare queste misure, Gorbaciov divenne noto come il mineral’nyi sekretar’ (segretario del consumo di acqua minerale) anzichรฉ il general’nyi sekretar’ (segretario generale).
Le fonti dellโepoca, dai rapporti Cia ai molti materiali oggi raccolti nel progetto Seventeen Moments in Soviet History, documentano la scala dellโoperazione. I vigneti furono estirpati per decreto in intere aree rurali. Secondo le ricostruzioni degli economisti Anderson e Pinilla, la superficie vitata sovietica passรฒ da circa 1,4 milioni di ettari allโinizio del 1985 a poco piรน di 900 mila nel 1988. In Georgia si superรฒ il cinquanta per cento di vigneti distrutti, in Moldavia quasi la metร . Per la popolazione locale fu uno shock: interi paesaggi agrari costruiti in secoli venivano cancellati in pochi mesi.
Lโaspetto sorprendente, guardando questa vicenda da una prospettiva geopolitica, รจ che la campagna anti-alcol assunse immediatamente la forma di un intervento diretto sugli equilibri territoriali dellโUnione. La viticoltura sovietica era infatti concentrata nelle repubbliche meridionali e occidentali, aree con identitร culturali profonde, tradizioni religiose autonome e una lunga storia agricola distinta da quella del cuore russo. In quei territori la vite costituiva un dispositivo di territorializzazione: organizzava il lavoro stagionale, strutturava la vita rurale, modellava le colline con filari, terrazze e sistemi irrigui ereditati nei secoli. Agire sulla vite significava quindi agire sui fondamenti stessi della coesione locale, alterando il rapporto fra comunitร e spazio e incidendo su identitร storiche che il potere centrale aveva sempre faticato a disciplinare.
La campagna anti-alcol assunse cosรฌ i tratti di un intervento diretto sugli equilibri territoriali dellโUnione, attraverso cui il centro ridefiniva rapporti di forza e spazi produttivi. Il potere centrale, nel tentativo di ristabilire ordine attraverso il doppio programma della ricostruzione economica (perestrojka) e della trasparenza amministrativa (glasnost), intervenne direttamente sulle repubbliche meridionali, riscrivendone la geografia produttiva. Lโimpatto economico, che probabilmente fu sottovalutato o valutato con eccessiva superficialitร dai pianificatori sovietici, si manifestรฒ con una rapiditร devastante. Le entrate statali legate allโalcol โ una quota che in alcuni anni arrivava al quindici per cento del bilancio complessivo โ crollarono, aprendo un vuoto di risorse proprio nel momento in cui lโUrss tentava di sostenere la modernizzazione dellโindustria e dei servizi.
La domanda sociale di alcol non diminuรฌ, ma si spostรฒ nei circuiti clandestini: il mercato nero esplose, alimentato dalla produzione domestica di vodka e distillati, sottraendo ulteriore controllo e gettito allo Stato. Le comunitร rurali delle regioni viticole, improvvisamente private della loro infrastruttura produttiva fondamentale, entrarono in una spirale di crisi che investรฌ reddito, occupazione e coesione sociale.

manifesto della campagna anti alcol russa
Le conseguenze piรน profonde si rivelarono nel paesaggio e nella cultura, cioรจ nelle strutture lente del territorio. Lโestirpazione dei vigneti cancellรฒ un patrimonio costruito in secoli di adattamento tra comunitร e ambiente; interi sistemi colturali modellati su climi, suoli e microambienti specifici svanirono in pochi anni. Questo processo mostrรฒ con rara evidenza come il vigneto sia molto piรน di una superficie agricola: rappresenta una forma di territorializzazione, nel senso indicato dalla geografia critica, una trama storica che tiene insieme persone, istituzioni e paesaggi. La sua distruzione non generรฒ, quindi, soltanto un โvuoto produttivoโ, ma aprรฌ un vuoto culturale e simbolico che si era stratificato nei decenni, erodendo la memoria dei luoghi e la continuitร delle comunitร che li abitavano. La distruzione dei vigneti va letta come una manovra di territorializzazione al contrario del senso proposto dal geografo Angelo Turco: un processo che disfa relazioni storiche tra comunitร , pratiche e luoghi. E appena quel legame territoriale fu indebolito, si indebolรฌ anche lโautoritร politica che lo regolava. Non stupisce che proprio le repubbliche piรน colpite dagli espianti โ Georgia, Moldavia, Armenia โ diventarono negli anni successivi focolai di proteste, rivendicazioni nazionali e movimenti indipendentisti. La perestrojka voleva rafforzare lo Stato combattendo lโalcolismo, ma lโintervento violento sul paesaggio vitato contribuรฌ invece a frantumare equilibri politici delicati. La grande riforma morale produsse una trasformazione geografica non prevista, e in quella trasformazione si inserirono tensioni che avrebbero poi catastroficamente accelerato la dissoluzione dellโUnione.

Manifesto di propaganda anti alcol: Socialmente dannoso
Oggi, a distanza di quarantโanni, la questione degli espianti torna nelle politiche agricole e nel dibattito globale sul vino, ma per ragioni differenti. LโOccidente non affronta una crisi di eccesso di consumo: affronta un calo strutturale della domanda, un commercio in forte competizione, margini ridotti e superfici che in alcune regioni appaiono eccedenti. Anche in Italia si parla cosรฌ di rimuovere vigneti per riequilibrare il mercato, come giร avviene in Francia, in Australia, in alcuni stati americani. Le logiche economiche che sostengono queste proposte sono chiare: meno produzione, meno costi, prezzi piรน sostenibili.
Il parallelo con lโUrss รจ imperfetto per motivi evidenti, ma utile sul piano analitico. La storia sovietica insegna che toccare il vigneto significa toccare un sistema territoriale. Gli espianti possono sembrare una soluzione tecnica, quando invece comportano modifiche profonde nelle comunitร rurali, nei paesaggi, nella cultura materiale e immateriale. Il vino รจ un settore che vive di lunga durata, di stratificazioni lente, di relazioni tra territorio e societร che non si ricostruiscono rapidamente. Rimuovere vigneti puรฒ essere, in alcuni casi, una scelta giustificata da problemi reali del mercato, ma prima di imboccare quella strada รจ necessario interrogarsi su ciรฒ che si mette a rischio.

Il caso sovietico mostra che quando lo Stato interviene sulla vite per risolvere una crisi, gli effetti possono divergere molto dalle intenzioni. La perestrojka cercava ordine e disciplina, ma il suo impatto sociale, economico e geografico contribuรฌ a destabilizzare lo Stato. Nel contesto contemporaneo, gli espianti del vigneto possono quindi rispondere a esigenze immediate, ma rischiano di generare effetti collaterali sul paesaggio, sulle reti rurali e sulle economie locali. Come nel 1985, si potrebbe scoprire che ciรฒ che sembra una soluzione semplice a un problema complesso modifica qualcosa di piรน grande: la geografia stessa del vino.
Il punto oggi, allora, non รจ respingere gli espianti in modo aprioristico, nรฉ accoglierli come unica risposta possibile. Il punto riconoscere, alla luce della storia, che il vigneto non รจ una semplice infrastruttura produttiva: รจ una struttura territoriale complessa, nella quale si intrecciano economie, paesaggi, identitร e istituzioni. Intervenire su una struttura di questo tipo senza valutarne tutte le implicazioni significa esporsi al rischio giร sperimentato dallโUrss degli anni Ottanta: provare a correggere un problema agendo proprio sullโelemento che garantiva coesione e continuitร al sistema.
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